Vedere oltre la vista: l’impegno dell’Unione Italiana Ciechi e Ipovedenti di Varese

Dalla riabilitazione all’autonomia, dal lavoro alla prevenzione: la presidente Cristina Pasquino racconta una realtà storica del territorio che continua a evolversi, mettendo al centro le persone e le loro potenzialità

Radio Materia

Cristina Pasquino, presidente della sezione varesina dell’UICI è stata la protagonista della nuova puntata di Soci All Time, il format radiofonico di Radio Materia realizzato con la collaborazione di Csv Insubria, che ogni giorno raccoglie e racconta nuove voci della provincia di Varese.

Una storia lunga più di un secolo

L’Unione Italiana Ciechi nasce a livello nazionale nel 1920 a Genova, fondata da ex militari divenuti ciechi durante la Prima Guerra Mondiale. A Varese, la sezione prende forma negli anni Sessanta e ottiene il riconoscimento giuridico e l’autonomia nel 1978, grazie all’impegno di figure storiche come Bruna Malnati e Angela Mazzetti.

«È una delle associazioni più antiche che si occupano di disabilità in Italia – spiega la presidente – e in oltre cento anni ha combattuto battaglie fondamentali per i diritti, dall’istruzione al lavoro, fino al riconoscimento economico e sociale delle persone con disabilità visiva».

Non esiste “la” disabilità visiva

Uno dei temi centrali dell’intervista è la complessità della disabilità visiva, spesso ridotta nell’immaginario collettivo a una definizione semplicistica. In realtà, le condizioni sono molteplici: cecità totale o parziale, ipovisione lieve, medio-grave o grave, patologie progressive o improvvise, disabilità associate.

«Le persone con disabilità visiva sono molto diverse tra loro – sottolinea Pasquino – ed è per questo che non possono esistere risposte standard. Servono percorsi personalizzati, costruiti sulla persona, sulla sua storia e sul suo contesto di vita».

In provincia di Varese si stimano oltre 700 persone non vedenti, mentre il numero degli ipovedenti è probabilmente tre o quattro volte superiore, anche se mancano dati certi. La sezione varesina conta oggi oltre 360 soci.

Lo sportello autonomia: quando la competenza diventa servizio

Fiore all’occhiello dell’UICI Varese è lo Sportello Autonomia, un servizio di riabilitazione nato dall’esperienza personale e professionale della presidente. Medico neurologo e fisiatra, Cristina Pasquino ha portato nella sezione la sua competenza maturata in ambito riabilitativo dopo aver perso la vista.

Lo sportello accompagna le persone che stanno perdendo o hanno perso la vista in un percorso che comprende autonomia personale e domestica, orientamento e mobilità, informatica e tecnologie assistive, con il supporto anche di una psicologa tiflologa.

«La persona non è un soggetto passivo, ma protagonista del proprio percorso – spiega –. L’obiettivo non è solo recuperare funzioni, ma ritrovare autostima, serenità e progettualità».

Lavoro e inclusione: una sfida ancora aperta

Accanto all’autonomia, il tema del lavoro resta cruciale. L’UICI Varese è impegnata in progetti con Regione Lombardia per favorire l’inclusione lavorativa delle persone con disabilità visiva, agendo su due fronti: la formazione delle persone e la sensibilizzazione delle aziende.

«Oggi molti ragazzi sono laureati, preparati, competenti nell’uso delle tecnologie assistive – racconta Pasquino – ma le barriere culturali sono ancora forti. Spesso manca la conoscenza di ciò che una persona non vedente o ipovedente può fare».

Tecnologia, formazione e informazione diventano così strumenti chiave per trasformare la disabilità da limite percepito a risorsa reale per il mondo del lavoro.

Un altro pilastro dell’attività dell’UICI è la prevenzione delle malattie della vista. Ogni anno la sezione organizza visite oculistiche gratuite di screening, in collaborazione con ASST Sette Laghi e l’Università, in occasione delle giornate dedicate alla prevenzione del glaucoma e delle patologie visive.

«Molte malattie, se diagnosticate in tempo, possono essere curate o rallentate – ricorda Cristina Pasquino –. La prevenzione è fondamentale, soprattutto dopo i 40 anni».

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chiara.ferraro@varesenews.it
Pubblicato il 20 Gennaio 2026
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