Ecco perché le società sportive scelgono il Centro Beccaria per le valutazioni mediche degli atleti

Il dott Giulio Clerici racconta la sua esperienza con i giocatori della Pallacanestro Varese o dell'HCMV Varese hockey. E fornisce consigli e raccomandazioni a chi pratica una disciplina anche a livello amatoriale

dr giudici medicina sportiva

La medicina sportiva è, prima di tutto, una medicina di prevenzione: non vede persone malate che arrivano con un sintomo, ma soggetti che si sentono sani e vogliono essere sicuri di poter praticare sport in sicurezza. Il dottor Giulio Clerici, specialista dell’ambulatorio di Medicina Sportiva al Centro Beccaria di Varese, la definisce «uno screening su soggetti ipoteticamente sani», che serve a verificare lo stato di salute prima di iniziare o proseguire un’attività fisica più o meno intensa.

Come si svolge la visita: esami diversi per sport diversi

La visita medico‑sportiva ha una struttura di base comune e poi si arricchisce di esami,  in relazione al tipo di sport e all’impegno cardiovascolare richiesto. In tutti i casi si parte dall’anamnesi, cioè dalla raccolta della storia clinica personale e familiare, per individuare eventuali patologie ereditarie o fattori di rischio, seguita dall’esame obiettivo, dalla misurazione della pressione arteriosa e dall’elettrocardiogramma a riposo. A questi si aggiungono, secondo le linee guida, la spirometria e l’esame completo delle urine, soprattutto nel contesto delle idoneità agonistiche.

La vera differenza sta nell’intensità e nel tipo di sforzo

Per gli sport a basso impegno cardiovascolare – come molte attività di palestra, il fitness di base, sport di mobilizzazione generale – la dotazione di esami è più semplice, perché lo sforzo è moderato e ben dosato dal trainer sulla persona che ha davanti. Negli sport ad alto impegno cardiovascolare, invece, come corsa di durata, ciclismo, nuoto, atletica, trail, triathlon e Ironman, l’impegno del cuore è molto elevato e prolungato: qui il cardiologo dello sport può richiedere test da sforzo più strutturati, valutazioni più approfondite della funzione cardiaca ed eventualmente ulteriori accertamenti in presenza di dubbi.

Ci sono poi discipline in cui lo sforzo è particolare, come gli sport motoristici (automobilismo, rally, motocross, motociclismo) o gli sport di velocità come la discesa libera e il Super‑G nello sci. In questi casi, oltre al carico cardiovascolare legato alle accelerazioni e decelerazioni repentine – che fanno oscillare rapidamente frequenza cardiaca e pressione intratoracica – entra in gioco la necessità di garantire attenzione, riflessi, vista e integrità neurologica. Per questo, quanti praticano queste discipline, oltre a visita clinica, ECG, spirometria ed esami di base si aggiungono consulti specialistici, come la visita neurologica e, in prima visita, anche un elettroencefalogramma per escludere disturbi latenti che potrebbero diventare pericolosi in condizioni estreme.

Quando è obbligatoria e quando è consigliata

In Italia la visita medico‑sportiva è obbligatoria per chi pratica attività sportiva agonistica regolamentata da CONI e federazioni: senza il certificato di idoneità agonistica non organizzate (ad esempio corsi e attività continuative in palestra). È inoltre richiesto un certificato per molte attività non agonistiche organizzate (ad esempio corsi e attività continuative in palestra), secondo le linee guida ministeriali, che prevedono almeno una visita con anamnesi, esame obiettivo, misurazione della pressione e un elettrocardiogramma a riposo effettuato almeno una volta nella vita, con controlli più frequenti oltre i 60 anni e in presenza di fattori di rischio cardiovascolare.

Al di là degli obblighi, la visita è fortemente raccomandata per chi pratica sport in modo regolare, anche solo per hobby. Il dottor Clerici consiglia, per chi svolge attività fisica occasionale ma ripetuta (corsa amatoriale, trekking, calcetto tra amici), di sottoporsi almeno ogni due anni a un check‑up che includa visita, ECG e un semplice esame del sangue indicativo di alcune patologie silenziose come diabete, insufficienza renale iniziale, problemi epatici o alterazioni della prostata.

I segnali da non sottovalutare

Il medico invita anche a non sottovalutare alcuni segnali: una mancanza di fiato improvvisamente diversa dal solito salendo le scale, un capogiro inusuale, una stanchezza “strana” durante uno sforzo cui si è abituati. Non si tratta di sintomi da panico, ma di campanelli d’allarme che meritano un approfondimento con visita cardiologica, ECG sotto sforzo ed eventualmente ecocardiogramma. L’uso sempre più diffuso degli smartwatch, che registrano frequenza cardiaca durante l’attività, può offrire indizi preziosi: picchi anomali, tachicardie ingiustificate o andamenti irregolari sono un buon motivo per farsi vedere dallo specialista.

Quali sport fanno meglio alla salute (e quali logorano di più)

Dal punto di vista del benessere e della mobilità, Clerici indica come particolarmente favorevoli tre attività: camminata veloce, corsa lenta e Nordic walking. Coinvolgono numerosi gruppi muscolari, allenano resistenza e coordinazione, si possono modulare facilmente in base all’età e alla forma fisica e non richiedono grandi attrezzature: un buon paio di scarpe e, nel caso del Nordic walking, i bastoncini. Sono adatte anche a chi ha problemi neurologici come il Parkinson, perché migliorano postura, equilibrio e controllo del movimento; per lo stesso motivo sono molto apprezzate, insieme alle arti marziali dolci come il Tai‑chi, nei programmi di riabilitazione e prevenzione delle cadute.

Il nuoto resta uno degli sport più completi, perché coinvolge quasi tutta la muscolatura e scarica le articolazioni dal peso del corpo, ma richiede accesso alla piscina e capacità tecniche di base. Altri sport a basso impatto, come il golf, hanno un impegno cardiovascolare limitato ma offrono benefici importanti in termini di movimento all’aria aperta, socialità e benessere psicologico.

Sul versante opposto, gli sport più logoranti sono, in generale, quelli agonistici praticati ad alta intensità e con gesti molto ripetitivi.

Ogni disciplina ha i suoi “punti deboli”: i nuotatori soffrono spesso di spalla, i tennisti di gomito, i calciatori di ginocchia e caviglie. Tra gli amatori, Clerici cita in particolare calcetto e padel, che per la rapidità di cambi di direzione, le accelerazioni e decelerazioni in spazi ridotti e il contatto fisico nel caso del calcetto, sono una grande fonte di lavoro per gli ortopedici. Ciò non toglie che gli sport di squadra siano estremamente socializzanti e “facciano bene all’anima”: la chiave, ribadisce il medico, è l’allenamento graduale, la preparazione adeguata e la consapevolezza dei propri limiti.

La visita per gli sportivi amatoriali

Se non si è agonisti, la domanda tipica è: quando ha senso fare una visita medica sportiva? Per Clerici, chi fa attività fisica saltuaria ma intensa – la corsa serale, la partita di calcetto, l’escursione in montagna – dovrebbe sottoporsi a un controllo completo almeno ogni due anni, prima di aumentare carichi e intensità. Per chi ha più di 60 anni o presenta fattori di rischio (ipercolesterolemia, ipertensione, fumo, familiarità per infarto o ictus), l’indicazione è ancora più stringente: una visita con ECG andrebbe ripetuta ogni anno, come raccomandano anche le linee guida del Ministero per l’attività non agonistica.

Un aspetto importante è la continuità dei dati: ripetere gli esami nello stesso centro o portare sempre con sé la documentazione precedente permette al medico di confrontare gli ECG, la frequenza cardiaca a riposo, i valori di laboratorio e cogliere variazioni che, prese singolarmente, potrebbero passare inosservate. Un battito che in un anno passa da 60 a 90 a riposo, pur con un tracciato formalmente “normale”, merita per esempio un approfondimento su tiroide, anemia o altre cause di tachicardia.

Cosa significa essere centro di riferimento per società professionistiche

Il Centro Beccaria di Varese è diventato nel tempo un punto di riferimento per diverse società sportive professionistiche italiane e internazionali di diverse discipline. Tra quelle che hanno scelto il Centro di Via Marrone a Varese ci sono: la Pallacanestro Varese,  il Bosto Calcio, la Canottieri Varese, i Mastini HCMV Varese hockey, la Varesina Calcio, l’Oxygen Triathlon.

«Essere un “centro sportivo” per club di alto livello significa – spiega il medico dello Sport Clerici –  poter offrire in un unico luogo tutte le valutazioni richieste dai protocolli più rigorosi: visita clinica, anamnesi dettagliata, elettrocardiogramma a riposo e sotto sforzo, ecocardiogramma, spirometria, radiografia del torace, esami del sangue, valutazioni ortopediche e, quando necessario, accesso rapido a indagini di terzo livello come TAC cardiaca o risonanza magnetica.

Al Beccaria questo è possibile perché, nello stesso complesso, lavorano stabilmente medici dello sport, cardiologi, ortopedici, fisiatri, fisioterapisti e specialisti in diagnostica per immagini; inoltre la struttura è organizzata per dedicare intere giornate a singole squadre, in modo da concentrare tutti gli accertamenti in poche ore senza costringere atleti e staff a ripetuti spostamenti. Per team che viaggiano continuamente tra ritiri e competizioni – come le squadre ciclistiche World Tour che scelgono Varese come base europea – poter “fare tutto” in uno o due giorni è un vantaggio decisivo.

Accanto alle professionalità, servono anche organizzazione e logistica: spazi riservati, aree relax, possibilità di lavorare al computer tra una visita e l’altra, servizi di supporto che rendano l’esperienza sostenibile per chi deve passare mezza giornata tra ECG, test da sforzo, eco cuore e consulti specialistici. È l’intreccio tra tecnologia diagnostica avanzata, competenze multidisciplinari e attenzione ai bisogni pratici di atleti e società a fare la differenza e a rendere credibile una struttura come centro di medicina sportiva a livello professionistico.

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Pubblicato il 09 Febbraio 2026
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