I 40 anni del Centro Gulliver: una festa corale tra Varese, Bregazzana e Cantello

Dal 1986 a oggi oltre tremila persone aiutate solo nell’ultimo anno: una storia di cura, insieme e responsabilità che guarda al futuro con nuove sfide e investimenti sulla bellezza

centro gulliver

Un pranzo condiviso, tre comunità collegate in streaming, una torta simbolica tagliata contemporaneamente tra via Albani a Varese, Bregazzana e Cantello. Così domenica 22 febbraio il Centro Gulliver ha celebrato il suo 40° compleanno, trasformando un anniversario in un momento di memoria, gratitudine e rilancio verso il futuro.

Un collegamento “internazionale” – come ha scherzato il presidente – ha unito anche il consigliere Giorgio Stabilini dal Kenya, a testimonianza di una rete che va oltre i confini territoriali. Una festa “corale”, distribuita fisicamente nelle tre sedi, ma profondamente unita nello spirito.

Le radici: il coraggio del 1986

Il 22 febbraio 1986 nasceva ufficialmente la cooperativa, allora denominata Centro di solidarietà Gulliver, davanti al notaio Carlo Gaudenzi. Un piccolo gruppo di giovani – “entusiasti, un po’ rivoluzionari” – diede vita a un progetto che rispondeva a un’emergenza drammatica: l’esplosione delle tossicodipendenze e delle morti per overdose e HIV nella provincia di Varese.

Tra i soci fondatori, presente alla festa, Marco Giovannelli ha ricordato quei primi passi: «Eravamo un gruppo molto piccolo, ma con un sogno: dare una risposta a una situazione dilagante e costruire un progetto completamente nuovo».

L’accoglienza iniziò tre mesi dopo la costituzione, in una piccola struttura a San Giorgio, con cinque ragazzi. Poi la crescita, la prima comunità, il trasferimento a Bregazzana. Non senza difficoltà: nel 1988 il centro rischiò di chiudere. “Gulliver rischiò di morire”, ha ricordato Giovannelli. Eppure quel seme ha resistito.

Il presidente Emilio Curtò ha sottolineato: «Quel seme ha resistito allo schiacciamento, non solo ha resistito, ma ha dato talmente tanti frutti che oggi Gulliver è una grande realtà, apprezzata non solo a livello provinciale ma regionale».

centro gulliver

Una crescita continua: dal contrasto alla droga alle nuove fragilità

Se all’inizio l’impegno era concentrato sul contrasto alla tossicodipendenza, negli anni il Centro Gulliver ha ampliato il proprio raggio d’azione, includendo le dipendenze comportamentali e l’area psichiatrica.

La direttrice Raffaella Valenti, entrata nel 1997 come tirocinante, ha ripercorso quasi trent’anni di evoluzione: «Ogni anno, anno e mezzo, abbiamo creato qualcosa di nuovo. Sempre con uno sguardo fuori e uno sguardo al futuro». Ha ricordato la nascita di nuove comunità, dei servizi psichiatrici di Cantello, dei progetti territoriali con il Comune di Varese, fino alle iniziative più recenti come Casa Futura e Gli Occhi di Bregazzana.

Tre le parole chiave che ha consegnato alla comunità:

  • Cura – «Rendersi a cuore la vita».

  • Insieme – «Il nostro lavoro si realizza attraverso il confronto continuo».

  • Responsabilità – «Capacità di dare risposte ai bisogni».

Un dato colpisce più di ogni altro: nel solo 2025 sono state 3456 le persone prese in carico. “Gli abitanti di un paese”, ha osservato Valenti, segno concreto dell’impatto di Gulliver sul territorio.

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La bellezza come strumento terapeutico

Durante la celebrazione è stata inaugurata anche la nuova Sala Convivio di via Albani. Un nome non casuale, come ha spiegato Curtò: «Convivere viene dal latino cum vivere: significa condivisione, scambio di emozioni, ascolto. Non solo alimentare il corpo, ma alimentare lo spirito».

L’inaugurazione rientra nel progetto Obiettivo Bellezza, che ha già portato al rifacimento della facciata, degli impianti, del parco e prevede nuovi interventi sugli arredi e sulle strutture di Bregazzana. «Siamo convinti dell’efficacia terapeutica della bellezza», ha ribadito il presidente. «Vogliamo migliorare sempre l’ambiente in cui i nostri ospiti vivono».

Nuovi progetti e nuove sfide

Lo sguardo è rivolto al futuro. Tra i progetti annunciati:

  • intercettare le fragilità sommerse, persone inserite in contesti familiari e lavorativi ma bisognose di ascolto e supporto;

  • potenziare il welfare aziendale per collaboratori e ospiti;

  • proseguire nel miglioramento ambientale e strutturale delle sedi.

“Fedele al suo nome, Gulliver è in continuo movimento”, ha detto Curtò. Esplorare, cercare, tentare nuove strade.

Le persone al centro

Momento toccante è stato l’intervento di Chandra, ospite della comunità di Varese: «Nessuno è troppo lontano per essere raggiunto. Quarant’anni fatti di false partenze, cadute e risalite, ma soprattutto di cuore, passione e speranza».

Parole che hanno riassunto il senso più profondo della giornata: la gratitudine verso chi ha cambiato vita grazie a Gulliver e verso chi ogni giorno mette “anima e corpo” in un lavoro complesso, fatto di empatia, fatica e dedizione.

Il presidente ha voluto ringraziare i soci fondatori, don Michele Barban, i sostenitori come la Fondazione Eurojersey, i tecnici che hanno reso possibile la nuova sala, ma soprattutto gli operatori di ieri e di oggi: «Senza il loro sacrificio Gulliver non sarebbe diventata la grande risorsa che è oggi».

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Un compleanno che è un nuovo inizio

Il taglio della torta, condiviso in contemporanea tra le tre sedi, ha suggellato un compleanno che è stato molto più di una ricorrenza. Quarant’anni fa un piccolo gruppo di giovani accese una scintilla. Oggi quella scintilla è una rete di comunità che cura, accoglie, ascolta e costruisce futuro.

Buon compleanno, Centro Gulliver. E buona strada.

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Pubblicato il 24 Febbraio 2026
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