La ginecologia del Del Ponte di Varese tra gli otto centri di riferimento per la cura del tumore all’ovaio

Dal 1° aprile solo le strutture inserite nell’elenco regionale potranno operare a carico del SSN, con l’obiettivo di migliorare sicurezza, esiti e appropriatezza delle cure. Il direttore Ghezzi: “Un traguardo e una responsabilità”

professor fabio ghezzi

Nasce in Lombardia la Rete regionale dei Centri per la presa in carico delle donne con neoplasie ginecologiche grazie a una delibera della Giunta su proposta dell’assessore al Welfare Guido Bertolaso. Tra questi c’è anche l’Ospedale Filippo Del Ponte di Varese, riconosciuto come Hub regionale per volumi, qualità clinica e attività di ricerca.

La rete regionale

La delibera definisce un modello assistenziale specializzato per prevenzione, diagnosi e cura (chirurgica e medica) delle neoplasie ginecologiche. Prevede agende dedicate per ridurre tempi di attesa, garantire appropriatezza, continuità e tempestività delle cure ambulatoriali pre e post-intervento. Il documento tecnico, redatto da Rete Oncologica Lombarda e Commissione Salute della Donna, sarà verificato annualmente dalle ATS per requisiti quali-quantitativi, con possibilità di integrazioni.

Il tumore ovarico

Il tumore ovarico è la neoplasia ginecologica più letale, spesso diagnosticata in stadio avanzato per sintomi aspecifici (gonfiore addominale, dolore pelvico, alterazioni intestinali). Colpisce prevalentemente donne oltre i 50 anni. La rete lombarda concentra interventi in hub qualificati per migliorare esiti: sopravvivenza a 5 anni varia dal 90% (stadio I) al 20-30% (stadio IV), con volumi elevati che riducono complicanze e mortalità operatoria.

Ruolo dell’ospedale Del Ponte

Tra gli otto centri accreditati in Lombardia per la chirurgia del tumore ovarico – su 111 strutture che eseguono questo tipo di interventi – figura l’Ospedale Filippo Del Ponte dell’ASST Sette Laghi. La Ginecologia di Varese, diretta dal professor Fabio Ghezzi, è stata riconosciuta come Centro Hub regionale, un risultato che certifica standard elevati di qualità clinica, volume chirurgico, multidisciplinarietà e risultati oncologici.

Nel solo 2025 il Centro ha preso in carico oltre 300 pazienti con tumori ginecologici accertati, di cui 80 affette da tumore ovarico, confermando un’esperienza clinica ampia e consolidata su queste patologie complesse. Secondo i dati del Programma Nazionale Esiti 2025, la struttura si colloca al 4° posto in Lombardia per numero di procedure chirurgiche per tumore ovarico e all’11° posto a livello nazionale, indicatori che testimoniano un’attività intensa e una qualità assistenziale riconosciuta nei confronti di centinaia di strutture italiane.

Nei primi mesi del 2026 sono già stati trattati oltre 50 tumori ginecologici, segno di una continuità e di un’intensità assistenziale che non conoscono pause.

Non solo sala operatoria

L’attività non si esaurisce nella sala operatoria: la presa in carico prevede un percorso multidisciplinare strutturato, in cui la valutazione preoperatoria avviene in stretta collaborazione con radiologi, anestesisti e anatomo-patologi, così da definire strategie terapeutiche personalizzate e sicure per ogni paziente.

Dopo l’intervento chirurgico, molte donne proseguono con trattamenti chemioterapici e programmi di follow‑up dedicati, grazie al lavoro integrato di ginecologi oncologi e personale infermieristico altamente specializzato, che accompagnano le pazienti lungo tutte le fasi della cura, dalla diagnosi alla sorveglianza a lungo termine.

Accanto all’eccellenza clinica, il Centro vanta una rilevante produzione scientifica: il Centro di Ricerca in Ginecologia Oncologica e Chirurgia Mini‑Invasiva dell’Università dell’Insubria ha all’attivo 51 pubblicazioni su riviste internazionali negli ultimi tre anni e collabora con oltre 20 istituzioni accademiche di riferimento nel mondo nel campo della ginecologia oncologica. Tra i progetti più significativi figura REMISSION, uno studio multicentrico europeo dedicato alla chirurgia mini‑invasiva nel tumore ovarico in fase iniziale, che mira a valutarne gli esiti oncologici in termini di recidiva e sopravvivenza.

Il commento del professor Fabio Ghezzi

«Il riconoscimento come Centro Hub rappresenta un traguardo importante e, al tempo stesso, una responsabilità verso le pazienti e il sistema sanitario regionale – commenta il professor Ghezzi ordinario di Ginecologia e Ostetricia all’Università degli Studi dell’Insubria – Questo risultato è frutto del lavoro di squadra di professionisti altamente qualificati e della stretta integrazione tra assistenza clinica, ricerca e formazione. Continueremo a investire per garantire cure sempre più efficaci e innovative».

Il nuovo status di Hub consentirà di rafforzare ulteriormente la rete regionale per la presa in carico delle pazienti con tumore ovarico, favorendo la centralizzazione dei casi più complessi e l’accesso a percorsi diagnostico‑terapeutici altamente specializzati su scala lombarda.

I centri regionali della rete

Sulla base dei criteri stabiliti dal documento tecnico, oltre al Del Ponte sono individuate, quali Centri regionali per la chirurgia del tumore dell’ovaio, le seguenti strutture:

Istituto Europeo di Oncologia – Milano

Fondazione IRCCS Istituto Nazionale dei Tumori – Milano

IRCCS Ospedale San Raffaele – Milano

Fondazione IRCCS San Gerardo dei Tintori – Monza

Casa di Cura San Pio X – Milano

Spedali Civili di Brescia – ASST Spedali Civili – Brescia

Fondazione IRCCS Policlinico San Matteo – Pavia

Ospedale Papa Giovanni XXIII – ASST Papa Giovanni XXIII – Bergamo

Cosa cambia dal 1 aprile

Dal prossimo 1 aprile, le strutture pubbliche e private accreditate a contratto non inserite nell’elenco non potranno erogare, a carico del Servizio Sanitario Nazionale, interventi di resezione del tumore dell’ovaio.

Le parole dell’assessore Bertolaso

«Con questa deliberazione – ha detto l’assessore Bertolaso – compiamo un passo fondamentale verso una presa in carico sempre più qualificata e strutturata delle donne affette da neoplasie ginecologiche. Vogliamo garantire cure di altissima qualità, in centri con comprovata esperienza e volumi adeguati, secondo standard europei di eccellenza. La concentrazione della chirurgia del tumore dell’ovaio in strutture selezionate significa maggiore sicurezza, migliori esiti clinici e percorsi più appropriati. Allo stesso tempo lavoriamo sulla riduzione dei tempi di attesa e sull’organizzazione di agende dedicate, perché la tempestività è parte integrante della qualità della cura. Regione Lombardia conferma così il proprio impegno per una sanità pubblica moderna, efficiente e centrata sui bisogni delle pazienti».

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Alessandra Toni
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Pubblicato il 17 Febbraio 2026
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