La Lombardia, Varese e i siti Unesco. Francesca Caruso: “Crediamo in una cultura accessibile e inclusiva”

Dalla rete dei siti Unesco alle Olimpiadi della Cultura, passando per i bandi regionali e i progetti di rigenerazione urbana: l’assessore Francesca Caruso racconta obiettivi e visione per il futuro

La Lombardia non è soltanto la locomotiva economica del Paese. È anche la regione con il maggior numero di siti Unesco in Italia, un patrimonio diffuso che attraversa città, borghi, aree montane e paesaggi riconosciuti a livello internazionale. Da qui è partita la conversazione tra il direttore Marco Giovannelli e l’assessore regionale alla Cultura Francesca Caruso, ospite della web tv di VareseNews per una nuova puntata de La Materia del Giorno.

Gallarate nel cuore, avvocato di formazione e un percorso amministrativo alle spalle, Caruso guida una delega che definisce «bellissima» e che oggi vive come un privilegio: «Sono circondata dalla bellezza – ha spiegato – ma abbiamo un patrimonio culturale straordinario che non sappiamo raccontare abbastanza, soprattutto all’estero. Siamo conosciuti per la moda, la finanza, l’imprenditoria. Molto meno per la cultura, fatta eccezione per grandi istituzioni come la Scala».

Unesco, identità e racconto del territorio

Il riconoscimento Unesco, secondo l’assessore, non è un’etichetta formale ma uno strumento di tutela e valorizzazione. «Sono beni da conservare, ma soprattutto da promuovere», ha sottolineato, ricordando che accanto ai grandi attrattori esistono piccoli borghi, comunità montane e aree interne che custodiscono tradizioni e identità da riscoprire.

In vista delle Olimpiadi, Regione Lombardia ha lanciato le “Olimpiadi della Cultura”, con due bandi: uno aperto a tutto il territorio regionale, l’altro dedicato alla cosiddetta “via olimpica”. Ne è nato un palinsesto unitario di progetti che mettono in rete territori diversi, con l’obiettivo di accompagnare l’evento sportivo con una narrazione culturale condivisa. «Lo sport lascerà infrastrutture – ha osservato Caruso – la cultura lascerà saperi, archivi, reti, conoscenze».

Cultura accessibile, non milanocentrica

Un passaggio centrale dell’intervista ha riguardato l’accessibilità. «La cultura non è un lusso, è una necessità. È un diritto, ma direi anche un’urgenza. È il primo antidoto contro il disagio sociale e giovanile», ha affermato l’assessore, chiarendo che l’obiettivo è superare una visione concentrata esclusivamente sulle grandi città.

Regione Lombardia ha promosso progetti che portano istituzioni culturali di alto livello fuori dai luoghi tradizionali: teatro nelle periferie, iniziative nei quartieri popolari, negli ospedali e negli istituti penali minorili. Un’azione che punta ad avvicinare nuovi pubblici senza abbassare la qualità dell’offerta.

Sul tema dei costi, Caruso ha ricordato l’impegno della Regione nel sostenere categorie fragili e nel favorire la partecipazione dei giovani: «Abbiamo portato ragazzi a teatro, nei musei, nelle scuole, a spese della Regione. È fondamentale avvicinarli fin da subito».

Varese, tra ville storiche e contemporaneo

La provincia di Varese è stata più volte citata nel corso della puntata. Dalle ville storiche – tra cui Villa Panza, punto di riferimento per l’arte contemporanea – al Maga di Gallarate, definito «un’eccellenza riconosciuta a livello nazionale», capace di dialogare con i giovani e di costruire reti.

Caruso ha ricordato anche la doppia candidatura del territorio a Capitale italiana dell’arte contemporanea: «Non abbiamo vinto, ma è stato uno strumento importante per far conoscere il territorio e creare sinergie istituzionali». Un lavoro di sistema che rappresenta, secondo l’assessore, uno dei punti di forza di una provincia che non può contare su singoli monumenti iconici, ma su un patrimonio diffuso e integrato.

Rigenerazione urbana e partenariati

Tra le linee strategiche dell’assessorato c’è il legame tra cultura e rigenerazione urbana. «Dove si riqualifica uno spazio e si inserisce un hub culturale, si porta valore aggiunto alla comunità», ha spiegato Caruso, sottolineando l’importanza della collaborazione tra pubblico e privato.

In questa direzione si inserisce anche l’accordo tra Regione Lombardia e ADI Museum per il museo dedicato a Gio Ponti, esempio di progetto condiviso che punta a rafforzare reti e competenze.

Innovazione e centralità della persona

La visione per il futuro guarda a una cultura accessibile anche dal punto di vista tecnologico. Realtà aumentata, intelligenza artificiale e nuovi strumenti digitali devono integrarsi nei luoghi della cultura, senza snaturarli. «L’uomo deve restare al centro – ha precisato – deve gestire questi strumenti, non esserne gestito».

Sul fronte del turismo, Caruso non vede al momento in Lombardia fenomeni di overtourism paragonabili a quelli di Venezia o Roma, pur riconoscendo la crescita del turismo culturale e la forte attrattività di alcune aree come il lago di Como e Milano.

Bandi e nuove linee di intervento

Dal punto di vista amministrativo, l’assessorato ha accorpato diverse misure nell’“Avviso unico della cultura”, articolato in linee dedicate a biblioteche, spettacolo, archivi, siti Unesco ed enti ecclesiastici. Accanto a questo, il progetto “Nuova Cultura” – rifinanziato fino a nove milioni di euro complessivi – mette in relazione imprese e istituzioni culturali per innovare servizi e migliorare l’accessibilità.

Particolare attenzione è stata dedicata anche all’audiovisivo, sostenendo l’intera filiera dalla scrittura alla produzione, e rilanciando la Film Commission regionale con una nuova governance.

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Pubblicato il 11 Febbraio 2026
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