Varese
Quando le scimmiette iniziarono a parlare: Varese celebra i 50 anni della sua radio libera
Il 28 febbraio e il 1° marzo in Sala Veratti una mostra documentaria racconta Radio Varese. Dal primo segnale nel 1976 alla sfida al monopolio RAI, la storia di un’epoca tra informazione, impegno e controcultura
“Dalle cantine partivano mille radio”, cantava qualcuno. A Varese, quella scintilla scoccò ufficialmente il 28 febbraio 1976, anche se i motori si stavano scaldando già da anni.
Per celebrare quel mezzo secolo di storia (e i mesi frenetici che lo precedettero), i protagonisti di allora si sono ritrovati oggi per presentare un evento che è molto più di una semplice operazione nostalgia: un percorso documentario che abiterà i locali di Sala Veratti sabato 28 febbraio e domenica 1° marzo.
L’idea nasce da chi, cinquant’anni fa, sedeva dietro quei microfoni o saldava circuiti. Un progetto che ha trovato il sostegno dell’assessorato alla Cultura e che prenderà vita grazie al lavoro volontario di molti ex “ragazzi della radio”.
Non solo musica, ma informazione
Radio Varese non nacque per fare semplice intrattenimento. In un’epoca in cui bastavano un giradischi e un trasmettitore per definirsi “radio”, l’emittente varesina scelse una strada diversa. «Il logo era azzeccatissimo – è stato ricordato da Gigi Prevosti durante la presentazione – le tre scimmiette sagge che di solito non vedono, non sentono e non parlano, lì invece facevano tutto: vedevano, sentivano e soprattutto parlavano».
La radio si impose come un mezzo di informazione e di controcultura, profondamente calata nel tessuto politico e sociale della sinistra di allora. Un’esperienza che andò oltre il semplice primato temporale, puntando sulla professionalità dei redattori (sotto la guida di giornalisti come Cesare Chiericati e Luciano Richie) e su una struttura cooperativa che cercava, non senza fatica, una sostenibilità economica senza cedere alle logiche delle dediche o della pubblicità selvaggia.
La sfida al monopolio e l’antenna “clandestina”
Sergio Lovisolo, fondatore storico, ha ripercorso i primi passi: dai tentativi pionieristici degli anni ’60 con un’antenna televisiva sul palazzone di Piazza della Repubblica (subito bloccata dalla polizia), fino alla nascita di Radio Varese in tre locali della sua abitazione.

«La RAI sosteneva davanti alla Corte Costituzionale che non c’era spazio nelle frequenze – ha raccontato Lovisolo – ma noi abbiamo dimostrato che tre canali erano liberi». L’avventura partì così, tra il terrore di veder arrivare le forze dell’ordine e l’entusiasmo di un pubblico che arrivò a toccare i 40.000 ascoltatori, sintonizzati per sentire la cronaca locale, la cultura e persino le radiocronache dai paesi d’Europa quando accadevano fatti rilevanti.
Il percorso in Sala Veratti
L’appuntamento di fine febbraio non sarà una mostra nel senso classico del termine, ma una carrellata visiva e sonora.
Pannelli documentari: Un racconto per immagini (molte recuperate dal lavoro editoriale del 2003) che ripercorre la vita della radio dal 1976 al 1990, anno in cui la frequenza fu ceduta per l’impossibilità di reggere i costi della nuova legge Mammì.
Video e audio: Un filmato di mezz’ora raccoglierà le testimonianze di chi ha vissuto quell’avventura, accompagnato da una colonna sonora permanente che riporterà i visitatori nell’atmosfera di quegli anni.
Uno spazio da conquistare
L’evento vuole essere anche uno stimolo per le nuove generazioni. Se allora la radio era uno strumento di aggregazione e organizzazione (fondamentale per le manifestazioni e i movimenti del ’77), oggi la sfida è quella di ritrovare quegli spazi di creatività e “disobbedienza” necessari per non restare imbrigliati in un presente troppo ordinato.

«È una mostra di documenti, ma anche di sentimenti», è stato il commento finale dell’assessore alla Cultura di Varese Enzo Laforgia. Un invito a riscoprire quando Varese, attraverso un transistor sotto il cuscino, scopriva di avere una voce nuova.

