Tra mente e cuore. Francesca Ghini racconta la magia del circo contemporaneo

Abbiamo intervistato Francesca Ghini, direttrice artistica di Circo Bianco che ci racconta cos'è il circo contemporaneo che arriva in provincia nell'ambito dell'Olympic Fringe Festival

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La parola “circo” evoca immagini piuttosto ricorrenti: tendoni polverosi, tristi animali ammaestrati e numeri di giocoleria classici, eseguiti da clown truccati con cerone posticcio. Ma se a “circo” si aggiunge una parola, trasformandolo in “circo contemporaneo” tutto cambia e si evolve, diventando qualcosa di radicalmente diverso.

Il circo contemporaneo arriva in provincia di Varese grazie all’Olympic Fringe Festival, evento itinerante organizzato da Fondazione Varese Welcome e Camera di Commercio di Varese, riscontrando un enorme successo in termine di pubblico nelle prime tappe. Abbiamo intervistato Francesca Ghini, direttrice artistica di Circo Bianco che ci racconta cos’è il circo contemporaneo.

Nato tra la fine degli anni Settanta e gli anni Ottanta, con un’origine approssimativa collocata in Francia, Australia e Canada, il circo contemporaneo catalizza un linguaggio scenico del teatro, fondendo acrobazia, danza, musica dal vivo e arti visive in un’unica drammaturgia.

No, non ci sono animali, non c’è un presentatore, e manca anche il numero fine a sé stesso: c’è invece un corpo che racconta sempre qualcosa, che si mette in gioco, nel senso più letterale del termine, e trasmette, parlando di fragilità, fiducia, rischio, relazione.

È un’arte che ha i piedi nella segatura del vecchio circo ma la testa e la visione nel teatro d’avanguardia; che rompe le regole, molto spesso azzerando il testo e i dialoghi, per concedere spazio al corpo, al gesto, alla fisicità e soprattutto alla contaminazione con altre arti.

Se fosse un movimento artistico, il circo contemporaneo mescolerebbe il virtuosismo fisico con la ricerca di senso più pura. Ora, con relativo ritardo storico, questo nuovo modo di intendere il circo è arrivato anche in Italia, dove sta conoscendo una vera e propria crescita esponenziale, alimentata da compagnie teatrali e da persone che a un certo punto della vita hanno sentito che il proprio posto era lì: in aria, in equilibrio, in scena.

Per capire meglio questo mondo abbiamo incontrato Francesca Ghini, direttrice artistica di Circo Bianco, tra le maggiori realtà del Paese di circo contemporaneo, che da anni mettono in scena spettacolo in grado di catalizzare la passione e la professione dei loro artisti, trasformandoli in splendide visioni.

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Intervista a Francesca Ghini – Direttrice artistica di ‘Circo Bianco’

Prima di tutto ci spieghi cos’è il circo contemporaneo

Il circo contemporaneo è una forma di spettacolo dal vivo, che prevede una contaminazione di più arti differenti, che confluiscono per la costruzione di una storia e di una rappresentazione tematica, frutto della fusione delle arti stesse, allineate dalla scrittura di un copione. Il circo contemporaneo attinge a piene mani dal teatro, proponendo regie più o meno complesse, ed in generale creando delle emozioni ambientali tramite la messa in pratica di trucchi costruiti, musiche, scenografie e coreografie che convergono nella rappresentazione finale. La fisionomia del circo contemporaneo cambia a seconda se la rappresentazione avviene nelle piazze, nei teatri o lungo le strade.

Come mai nel circo contemporaneo la sua figura di direttrice artistica,  assume questa importante centralità

Perché il direttore artistico ha il delicato compito di riunire e disporre nella creazione del copione, tutte le arti che servono per creare quel tipo specifico di regia, incastonando le diverse funzioni in una storia sempre diversa e cucita su misura rispetto all’obiettivo specifico. E’ una sorta di alchimia che prende vita in maniera dinamica, e che poi va gestita e guidata nel suo svolgimento.

Quali sono le grandi differenze rispetto al circo classico, quello che fa parte dell’immaginario collettivo di ognuno di noi.

Vi sono enormi differenze. L’artista del circo contemporaneo è di base un teatrante in grado di esibirsi a diversi livelli. Deve sapere fare molte più cose rispetto all’artista del circo classico che, tendenzialmente, si specializza in uno o più numeri, comunque simili tra loro. Fondamentale anche la differenza tra perfezionamento delle skill tecniche del circo classico che ripetono in sequenza lo stesso numero specializzandosi verticalmente, rispetto alla qualità di adattamento ed interpretazione di quello che si sta portando in scena, per spettacoli che cambiano in maniera dinamica durante un arco temporale ristretto. Un clown per esempio può, nel corso della stessa esibizione, trasformarsi in guerriero, maneggiare il fuoco o esibirsi come giocoliere.

Osservare una rappresentazione di circo contemporaneo trasmette cose che possono essere percepite appieno solo dal vivo. Che valore ha questa ‘autenticità’ in un’epoca in cui quasi tutto è mediato da uno schermo?

E’ vero, la nostra arte ha una grande caratteristica, quella di intercettare a livello emotivo chi osserva, chi è disposto ad alzare il proprio sguardo dallo schermo che citi, per gustarsi il momento, il qui e ora. Non inventiamo nulla, certo la plasmiamo raccontando tramite un copione interpretato da artisti professionisti una storia, ma con una formula artistica che rimane la stessa da cinquemila anni, e funziona sempre, a patto che si sollevino gli occhi da quello schermo. Nei nostri spettacoli abbiamo l’onore, anzi l’onore, di poter trasmettere messaggi di forte intensità, e lo facciamo sempre. Una delle nostre performance parte proprio con una serie di artisti anestetizzati dai cellulari, che prendono vita quando una mano glie li sottrae aprendoli alla stupenda visione del mondo reale.

Un direttore artistico deve quindi avere la caratteristica di ‘leggere’ la contemporaneità, adattando il copione al contesto?

Esattamente. Mi rifaccio agli antichi greci, loro utilizzavano storie teatrali, alle volte ironiche, mettendo di fatto in scena accadimenti reali, con un momento di comunicazione diretta anche se filtrata dal concetto di spettacolo teatrale. Anche se su piani differenti, ci piace inerire messaggi che raccontino la nostra contemporaneità, e che arrivino alla mente, ma soprattutto al cuore di chi ci osserva. Poi ogni direttore artistico sceglie la sua linea, concedendo le sfumature al racconto che sente più sue.

Cosa spinge un’artista a scegliere il circo contemporaneo come professione, sapendo che potrebbe essere un percorso artistico poco compreso, e molto complesso?

Non so dirtelo, posso però parlare di me. Io mi sono trovata a fare questo mestiere in condizioni che non saprei descrivere nel dettaglio, credo senza esagerare, che sia qualcosa di assimilabile ad una sorta di ‘chiamata interna’, a cui poi un’artista decide di rispondere. Osservare il circo contemporaneo per figure artistiche sensibili, significa ricevere forti stimoli sotto questo aspetto fino a desiderare di farne parte. Quindi, credo sia un insieme di cose. Se senti che quello che hai dentro di te può regalare emozioni, questa professione artistica si ri permette di farlo, e cosa molto bella ti rinnova ogni giorno. Il motivo alla fine è semplice, l’emozione è la cosa più importante di tutte, senza di quelle siamo zero, perché l’emozione ci rende vivi. Quandi vuoi continuare a trasmetterla sino ad interpretarla in prima persona.

Ci sono stati nel suo percorso artistico maestri che hanno concesso un preciso indirizzo al suo percorso, o lo hanno arricchito in maniera particolare?

Tutto insegna qualcosa, non esistono maestri assoluti. Tuttìte le persone, tutti gli incontri ti possono darti molto, e questo nell’arco di una semplice giornata. Certo devi avere una predisposizione per trasformare tutto in insegnamento, come la capacità di non limitarsi a sentire ma di ascoltare, assieme all’umiltà che ti consente assorbire quando di bello ci può essere in un semplice discorso, e di arricchire il proprio pensiero. Sono convinta che, sotto questo aspetto, tutto quello che arriva è in qualche modo concatenato a qualcosa di più grande che creerai. Una buona dote è quella forse di saper filtrare le giuste vibrazioni.

C’è stato un momento preciso che ha generato in lei, l’innamoramento rispetto a questo tipo di arte?

Direi di sì, io ho studiato filosofia, e più avanti ho gestito un’agenzia di moda. Poi, anche se all’inizio faticavo ad ammetterlo anche a me stessa, ho capito che mi mancava qualcosa. Quasi per caso poi ho assistito ad uno spettacolo di circo contemporaneo dedicato ad Avatar e ne sono rimasta affascinata, quelle incredibili rappresentazioni mi hanno cambiata, o forse semplicemente hanno risvegliato in me qualcosa che era dormiente.

Da lì in poi è iniziata la mia carriera, che mi ha fatto scoprire il fascino della scrittura e la messa in pratica dei copioni, trasformando la bellezza di questa incredibile arte in lavoro, situazione che, di fatto, ha letteralmente cambiato la mia vita.

Cosa significa concretamente avere la direzione artistica di una compagnia in questo ambito per una donna?

È una domanda molto delicata, almeno per chi fa con la passione che merita questo lavoro, al netto del genere. Significa dividere il lato imprenditoriale da quello artistico, alle volte in maniera netta, ma tenere vive entrambe le anime; quella imprenditoriale che serve per far sì che la compagnia abbia lavoro e che cresca, interfacciarsi nella maniera più corretta con il committente. Poi in maniera parallela c’è la cura della parte artistica, che parte dalla scrittura delle opere e soprattutto comprende il dialogo, con la giusta dialettica e profondità, con gli artisti. Due livelli di formulazione di pensiero totalmente diversi, che arrivano da due parti, la mente e il cuore, due livelli che spesso un direttore artistico è costretto a sollecitare in lassi di tempo molto ravvicinati. Incrociare questi due modi di pensare e di esprimersi o sovrapporli, significa fare un pessimo lavoro, quindi serve fare molta attenzione. Alle volte, inoltre, è anche necessario schermare la compagnia da ingerenze esterne. Circo Bianco per esempio ha un’impronta molto particolare, i nostri artisti vivono di equilibri molto delicati, tutto questo serve per trasmettere le emozioni che scrivo nei miei copioni, e che devono rimanere puri.

Parlando della sua figura professionale, essere imprenditore ha intaccato il suo essere artista

Lo ha modificato. Il senso artistico se impiantato nel proprio DNA rimane e permane, ma credo che ad un certo punto una scelta debba essere fatta, ed il mio ruolo ora deve essere molto imprenditoriale, anche se la parte di scrittura è una cosa che amo e che continuo a fare.

Che futuro vede per il circo contemporaneo in Italia?

Direi positivo, ma va fatto ancora molto. Sono stati diffusi molti bandi per aiutare lo spettacolo dal vivo, e questo è molto positivo. Certo la realizzazione di eventi è solo una parte del lavoro che va svolto per contribuire alla crescita del circo contemporaneo. Naturalmente il teatro è molto più conosciuto, ma bisogna lavorare nella stessa direzione, per renderlo alla portata di tutti. La nostra arte ha forti poteri terapeutici, e contribuisce nell’addolcire diverse patologie a tanti livelli. Serve fare un grande lavoro di comunicazione, che aiuti quest’arte ad essere sdoganata come merita.

 

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Pubblicato il 17 Febbraio 2026
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