Un Iftar senza confini: a Varese il Ramadan diventa ponte tra culture
L'iniziativa, promossa dall'associazione dei giovani studenti musulmani, si è tenuta all'oratorio di San Vittore. Con sindaco, prevosto della città e altri ospiti. E con l'incontro tra piatti italiani, pakistani, nordafricani
Quello che era iniziato tre anni fa con un piccolo gruppo di trenta studenti, oggi è una realtà che muove centinaia di persone e abbatte ogni barriera. L’Associazione ASMI (Associazione Studenti Musulmani Insubria) ha trasformato il rito della rottura del digiuno in un’occasione di cittadinanza attiva e dialogo profondo per tutta la città di Varese, superando gli stereotipi attraverso la condivisione.
Nata tra le mura dell’Università dell’Insubria grazie agli studenti stessi, l’iniziativa ha vissuto una crescita esponenziale. Se lo scorso anno l’incontro si era tenuto in un’aula studio con quarantacinque partecipanti, quest’anno le prenotazioni sono volate a quota centoquaranta, trovando ospitalità negli spazi dell’Oratorio San Vittore, riempito giovedì 26 febbraio di stand di associazioni ed attività proseguite per tutto il pomeriggio.
Questo salto di qualità è stato possibile grazie alla stretta unione con la realtà di Happiness, un connubio nato mesi fa dalla volontà comune di creare un punto di incontro significativo tra mondi diversi.
Il cuore pulsante di questo progetto è un gruppo di giovani determinati: ci hanno guidato in questo evento che per Varese è una novità (a Saronno sono arrivati alla settima edizione con un numero di presenti che supera le mille unità) la presidente ventunenne Nouhaila, il co-fondatore Ayoub (26 anni) e la presidente uscente Hanae (24). Insieme a una trentina di soci operativi ed un centinaio di iscritti, questi ragazzi – molti sono nati in Italia mentre altri ci sono arrivati giovanissimi – non si limitano all’aspetto religioso ma spaziano in attività eterogenee che vanno dalle escursioni in montagna ai viaggi formativi all’ONU, fino a workshop sull’intelligenza artificiale e corsi di calligrafia, capaci di attrarre un pubblico estremamente diversificato e curioso. Sono originari di famiglie che arrivano dal Nord Africa per la maggior parte, ma anche da Pakistan e altri paesi africani. Quasi tutti provengono da famiglie musulmane, altri si sono convertiti.

L'”Iftar senza confini” si è manifestato con forza nel momento conviviale. La rottura del digiuno, iniziata come da tradizione verso le 18:00 con datteri e acqua, si è trasformata in un vero banchetto interculturale. In tavola si sono mescolati antipasti e primi piatti italiani, marocchini e pakistani, con i volontari di Happiness, guidati dal rappresentate del gruppo Filippo Maroni, impegnati a curare la parte più legata alla cucina locale. Questo mix gastronomico ha rispecchiato la composizione dei partecipanti: tanti ragazzi nati in Italia, altri arrivati da piccolissimi, tutti uniti dalla voglia di conoscersi.

La serata ha visto una partecipazione corale delle istituzioni e delle comunità religiose. Accanto al sindaco Davide Galimberti, alla consigliera Helin Yldiz, agli assessori Andrea Civati, Nicoletta San Martino e Roberto Molinari, al consigliere regionale Samuele Astuti, erano presenti figure di riferimento come Don Vicente de la Fuente, cappellano dell’Insubria, la prof dell’Insubria Caterina Farao e Benghaza Said, responsabile della comunità musulmana varesina, che ha guidato il momento della preghiera.
Anche Don Gabriele Gioia, prevosto e responsabile della Comunità Pastorale, passando per un saluto (come altri parroci della zona di Varese), ha sottolineato come Happiness sia in un cammino di ascolto e rispetto che progredisce passo dopo passo, rispondendo a un bisogno reale di condivisione. Parole ribadite da don Franco Gallivanone, vicario episcopale per la zona di Varese, che si è fermato a tavola con i ragazzi e ha pronunciato parole di condivisione e rispetto reciproco, sottolineando l’importanza di un evento del genere per la comunità musulmana, ma anche per quella cattolica.

L’evento ha dimostrato che c’è molta apertura e una sana curiosità verso l’altro. Tra stand di diverse associazioni e momenti di preghiera, il futuro dei rapporti tra queste realtà appare già tracciato. L’obiettivo di ASMI e Happiness è continuare a lavorare insieme per rendere questi momenti di apertura la normalità, offrendo a Varese un modello di convivenza dove le differenze non sono confini, ma punti di contatto. 
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