Un po’ di Grecia nel Varesotto, intervista a Nikos Frangos presidente dell’Istituto Ellenico di Cultura
Viaggio alla scoperta dell'Istituto che ha sede a Milano: dal gemellaggio tra Bodio Lomnago e Oraiokastro fino alla mostra sul Meccanismo di Antikythera che ha stregato il Comitato Olimpico Internazionale
C’è un filo invisibile ma resistentissimo che lega le sponde del Lago di Varese alle coste dell’Egeo, un’affinità elettiva che trasforma il celebre motto “stessa faccia, stessa razza” in una concreta collaborazione culturale e istituzionale. Nel giorno solenne dell’apertura delle Olimpiadi Invernali di Milano-Cortina, la voce di Nikos Frangos, presidente dell’Istituto Ellenico di Cultura e varesino d’adozione ormai dal 2004, risuona come un ponte ideale tra il passato glorioso dell’età classica e il futuro tecnologico dei Giochi.
L’Istituto Ellenico di Cultura, fondato nel 2018 con sede primaria a Milano e una secondaria a Bari, non è solo un centro di diffusione linguistica, ma un vero motore culturale. “È stato fondato da greci, italiani e italo-greci con l’intenzione di creare un luogo dove la cultura possa essere condivisa e unisca persone che amano la Grecia”, spiega Frangos. “La nostra missione è proiettare la figura della Grecia in forme contemporanee, perché la nostra storia non si è esaurita ai tempi di Pericle o Platone, ma è continuata attraverso l’impero bizantino e la rivoluzione, fino ad oggi”.
Un legame che trova nel territorio varesino un esempio cristallino: il recente gemellaggio tra il Comune di Bodio Lomnago e la greca Oraiokastro. Un’unione nata in modo spontaneo durante un progetto europeo contro le discriminazioni. “Quando si sono conosciute la vicesindaco di Oraiokastro e la sindaca di Bodio Lomnago è scattata stata subito una bella intesa”, racconta il presidente. “È stato un incontro tutto al femminile che ha portato a una delegazione ufficiale di Bodio in Grecia per tre giorni intensi, in cui la comunità si è calata completamente in un’atmosfera meravigliosa di condivisione”.
Ma oggi, con gli occhi del mondo puntati sulla cerimonia inaugurale dei Giochi, l’attenzione si sposta su una scoperta che sta affascinando il pubblico: il Meccanismo di Antikythera. Definito il primo computer dell’umanità, questo prodigio di ingranaggi di oltre duemila anni fa era in grado di calcolare le eclissi e, dettaglio fondamentale, di scandire il calendario degli antichi giochi olimpici. Dopo il successo riscosso alla Camera di Commercio di Varese, la mostra dedicata a questo reperto è approdata al Planetario di Milano, dove rimarrà fino al 16 marzo.
“Ci è parso opportuno portarlo in Italia proprio in vista dell’inizio dei giochi olimpici”, sottolinea Frangos. “Il meccanismo ha un piccolo quadrante che definiva l’inizio degli antichi giochi che si svolgevano in Grecia. Questa iniziativa ha riscontrato persino l’interesse del Comitato Olimpico Internazionale, che l’ha inserita ufficialmente nell’ambito dell’Olimpiade Culturale“. La mostra, curata insieme all’Ambasciata di Grecia, utilizza oggi tecnologie inclusive come QR code per non vedenti e video esplicativi.
Il futuro dell’Istituto guarda però anche al sociale e alla solidarietà. Tra i progetti più curiosi spicca la collaborazione con l’Istituto dei Ciechi di Milano. “Vorremmo organizzare una cena greca al buio”, svela il presidente, “per unire la gastronomia alla comprensione di ciò che vive una persona non vedente. Ma stiamo anche lavorando a progetti europei per portare spettacoli di musica e arte nei luoghi della Magna Grecia, nel sud Italia, e a corsi di cucina greca per i tanti italiani che amano i nostri sapori”.
Mentre fervono i preparativi per l’inaugurazione della nuova sede milanese di Viale Lazio 20, prevista per mercoledì 18 febbraio con la benedizione del parroco greco-ortodosso, Nikos Frangos ribadisce il suo legame con la nostra provincia: “Abitiamo nel Varesotto dal 2004: ho seguito mia moglie per amore. Qui mio figlio è nato e cresciuto; amo la natura di questa zona e mi sento perfettamente a mio agio. Quando torno qui dai miei viaggi, mi sento davvero in pace”.
In un momento in cui il mondo si ferma per guardare agli atleti, l’eredità che la Grecia ci consegna attraverso l’Istituto è un monito di pace. Come ricorda Frangos, “nell’antichità, quando si svolgevano le Olimpiadi, i conflitti cessavano. La cultura, proprio come lo sport, deve essere uno strumento che unisce e non divide“.
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