Un tiglio contro il padel: la lezione verde di Giovanni Storti e Stefano Mancuso
Tra risate, dati scientifici e riflessioni profonde, “Lunga vita agli alberi” racconta il mondo vegetale come non l’abbiamo mai visto. Uno spettacolo capace di divertire e far pensare oltre mille spettatori
La miccia è arrivata da Attilio, vicino di casa di Giovanni, che ha deciso di tagliare un tiglio che si trova in mezzo al suo giardino. Lui, come tanti, si è invaghito del padel e così, stanco di fare venti chilometri al giorno per andare a giocare, ha deciso di realizzare un campo proprio sulla sua terra.
Da qui la scelta di Giovanni Storti di capire meglio il valore degli alberi e per farlo sceglie uno scienziato: Stefano Mancuso.
I due padroneggiano il palco del teatro di Varese strappando lunghi applausi agli oltre mille spettatori.
Da questo spunto domestico, quasi banale, prende vita “Lunga vita agli alberi”, uno spettacolo che è insieme racconto teatrale, lezione scientifica, monologo comico e atto politico. Giovanni Storti porta sul palco la sua ironia disarmante e autoironica, mentre Stefano Mancuso costruisce, dato dopo dato, una vera e propria rivoluzione dello sguardo sul mondo vegetale.
Un prologo tra amari e motoseghe
La serata si apre con un omaggio alla tradizione varesina: nei camerini fa la sua comparsa l’amaro del Sacro Monte. Storti confessa di averne bevuti sette bicchierini prima di andare in scena, con il risultato – avverte il pubblico – di possibili “variazioni impreviste”, luci che vagano e parole che scivolano dove non dovrebbero. La platea ride, i cellulari vengono spenti e il teatro è pronto.
Poi arriva il problema vero: Attilio e il suo tiglio. Un albero secolare, profumato, abitato da uccelli, insetti, muschi e licheni, sacrificabile – secondo il vicino – sull’altare del padel. Nemmeno i tentativi disperati di fingersi un allocco notturno per far dichiarare l’albero specie protetta funzionano: le telecamere di sicurezza smascherano tutto. Serve un’autorità superiore. Serve la scienza.

Quanto pesa davvero la vita
Mancuso entra in scena con un dato che spiazza: la vita è il fenomeno più raro dell’universo e sulla Terra occupa solo una sottilissima scorza, la biosfera. Se la biomassa totale fosse 100, le piante rappresenterebbero l’87%. Tutti gli animali messi insieme appena lo 0,3%. L’umanità? Meno dello 0,01%.
Eppure, nonostante questa irrilevanza numerica, dal 2022 il peso dei materiali sintetici prodotti dall’uomo ha superato quello di tutta la biomassa vivente. Un paradosso che strappa risate amare e silenzi improvvisi.
Sotto terra, un’intelligenza invisibile
Il viaggio continua nel sottosuolo. Le radici non sono semplici ancoraggi, ma reti intelligenti capaci di percepire nutrienti, veleni, ostacoli. Una piantina di segale può sviluppare centinaia di chilometri di radici; un grande tiglio arriva, sommando tutto, a una lunghezza paragonabile alla distanza tra la Terra e il Sole.
Le piante cooperano, condividono risorse, comunicano con segnali elettrici, chimici e perfino acustici. In laboratorio, nei labirinti, sbagliano meno degli animali. Non per bontà, spiega Mancuso, ma per sopravvivenza.
Il tronco come archivio della storia
Ogni tronco è una memoria verticale del tempo. Gli anelli raccontano siccità, piogge, carestie, ere climatiche e persino l’epoca atomica. Nel legno del 1965 si trova la traccia dei test nucleari, una firma indelebile dell’ingresso nell’Antropocene.
Gli alberi sono cronisti silenziosi: parlano di imperi fermati dal fango, di amori incisi nella corteccia che crescono senza salire, di esseri viventi antichissimi abbattuti in nome del progresso o di una tesi universitaria.
Difendersi, manipolare, sedurre
Altro che esseri passivi. Le piante sanno difendersi, avvelenare, manipolare. In Africa, alcune acacie hanno aumentato la tossicità delle foglie dopo aver “avvisato” le vicine dell’attacco delle gazzelle.
Altre producono nettare con sostanze neuroattive per rendere le formiche dipendenti e trasformarle in un esercito privato. Sul palco, la scienza diventa racconto avventuroso e Storti accompagna ogni spiegazione con tempi comici perfetti.
Fiori, foglie e città che scottano
I fiori, organi sessuali scandalosi e coloratissimi, sono celebrati come capolavori evolutivi. I bombi – femmine instancabili – diventano eroine silenziose dell’impollinazione.
Le foglie, invece, fanno molto più che produrre ossigeno: raffreddano il pianeta. Un albero può traspirare migliaia di litri d’acqua al giorno e abbassare la temperatura di diversi gradi. In città sempre più calde, la proposta è radicale: togliere strade, piantare foreste urbane.
Un finale corale
Lo spettacolo si chiude con un invito all’umiltà. L’uomo è una specie giovane, appena affacciata su una storia lunghissima che non gli appartiene. E così, tra risate, dati scientifici e consapevolezze nuove, il teatro di Varese diventa un coro: mille voci che urlano insieme, come un mantra laico e necessario: “Attilio, salva il tiglio!”
Applausi lunghi, convinti. E la sensazione, uscendo, che guardare un albero non sarà più la stessa cosa.
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