Volontariato e prevenzione contro le demenze, l’esperienza di Varese Alzheimer
L'associazione da oltre 30 anni affianca persone pazienti e famigliari a combattere i sintomi del decadimento cognitivo, «Fondamentale la prevenzione»
Alzheimer, demenze e altre tipologie di decadimento cognitivo sono fenomeni sempre più diffusi. I dati Istat mostrano che nella sola provincia di Varese le persone affette da queste patologie sono passate da 9.000 nel 2020 a 18.000 nel 2025. Numeri raddoppiati in appena cinque anni, che mettono alla prova non solo il sistema sanitario, ma l’intero tessuto sociale. Per assistere le famiglie nella cura quotidiana dei pazienti affetti da demenza, svolgono un ruolo fondamentale associazioni come Varese Alzheimer, che da oltre 30 anni rappresenta un punto di riferimento non solo nel capoluogo, ma in tutta la provincia.
A parlarne, durante la rubrica La Materia del Giorno di VareseNews, sono stati la presidente Maria Luisa De Lodovici e la volontaria Chiara Rolleri, intervistate dal giornalista Alessandro Guglielmi.
Diagnosi in aumento: 18mila casi nel 2024
«Nel 2024 i pazienti con demenza in provincia di Varese sono diventati 18mila, praticamente raddoppiati rispetto a cinque anni fa – spiega la presidente Maria Luisa De Lodovici –. È una tendenza che riguarda tutto il mondo ed è legata anche all’invecchiamento della popolazione. L’Italia è tra i Paesi più anziani d’Europa e questo incide in modo significativo».
L’aumento delle diagnosi porta con sé anche un impatto sociale importante. «La demenza viene spesso definita una malattia familiare – continua De Lodovici – perché per ogni paziente sono coinvolte almeno tre persone. Gli ospedali si occupano della fase acuta, i medici di base hanno migliaia di assistiti. Il carico ricade soprattutto sui familiari, che spesso si sentono soli».
Il ruolo di Varese Alzheimer sul territorio
Nata come costola locale di Aima nazionale, Varese Alzheimer si è poi resa indipendente e oggi opera su tutto il territorio provinciale. La sede principale è a Varese, in viale Borri, all’interno della struttura del Molina. È attiva anche una sede a Gallarate e una collaborazione a Luino.
«Il primo passo è riuscire a intercettare le famiglie – racconta Chiara Rolleri –. Una volta che ci contattano, la nostra segreteria attiva il percorso. Con la quota associativa annuale si può accedere a tutti i servizi, a partire dalla valutazione cognitiva».
Ogni anno Varese Alzheimer effettua tra le 400 e le 500 valutazioni cognitive, comprese quelle di follow up. Complessivamente sono una trentina le persone che lavorano all’interno dell’associazione, tra cui una decina di professionisti come psicologi e specialisti.
Circoli della memoria e Alzheimer Café
Tra le attività principali ci sono i “circoli della memoria”, attivi quotidianamente con incontri di due o tre ore dedicati a diverse attività: stimolazione cognitiva, musicoterapia, pet therapy e psicomotricità. Ogni fascia oraria è seguita da uno specialista.
«Sono attività rivolte ai pazienti nelle fasi iniziali della malattia – spiega De Lodovici – con l’obiettivo di stabilizzare le capacità residue e favorire il benessere. I familiari ci raccontano spesso che, dopo gli incontri, i loro cari sono più sereni».
Accanto ai circoli, ci sono gli Alzheimer Café, momenti di socializzazione in cui i pazienti svolgono attività insieme, mentre i familiari partecipano a incontri guidati dagli psicologi. «La socializzazione è fondamentale per mantenere le capacità mnemoniche residue e stabilizzare il livello emotivo» sottolinea la presidente.
Il sostegno ai caregiver: dai gruppi ABC al progetto “Vengo da te”
Un capitolo centrale riguarda il supporto ai familiari. «All’inizio sono completamente disorientati – spiega De Lodovici –. Nei gruppi ABC, guidati da una psicologa, possono confrontarsi e imparare strategie di comunicazione efficaci».
Per chi non riesce più a spostarsi, è stato avviato il progetto “Vengo da te”: psicologi che si recano direttamente a domicilio per offrire un momento di sollievo al caregiver. «È un modo concreto per alleggerire, anche solo per qualche ora, una gestione che diventa sempre più impegnativa».
L’arte come terapia: il progetto con Fondazione Morandini
Tra le esperienze più significative c’è la collaborazione con la Fondazione Morandini. I pazienti sono stati accompagnati al museo per un percorso di arte come terapia non farmacologica.
«Le opere diventavano spunto per rievocare ricordi personali – racconta De Lodovici –. Un cerchio in un quadro poteva far pensare al pallone, alla pallina da tennis, a momenti felici della propria vita».
L’associazione ha avviato anche uno studio, presentato in parte a un congresso nazionale di neurologia, per valutare la percezione di benessere di pazienti e familiari dopo queste esperienze.
Un convegno a Varese per parlare di prevenzione
La prevenzione sarà al centro del convegno organizzato da Varese Alzheimer insieme all’associazione Alice, dedicata alla prevenzione dell’ictus cerebrale. L’appuntamento è per il 6 marzo alle 17:00 nell’aula Montanari di Varese.
«Demenza e ictus condividono diversi fattori di rischio – ricorda De Lodovici – come ipertensione, diabete, fumo, sedentarietà e colesterolo alto. Intervenire su questi aspetti può ridurre fino al 45% il rischio di declino cognitivo».
Durante l’incontro si parlerà anche di dieta, attività fisica, inquinamento e vaccinazioni, con un approfondimento sulla via Francisca del Lucomagno come esempio di cammino e movimento sul territorio.
Per informazioni e contatti è possibile consultare il sito di Varese Alzheimer o scrivere una mail all’indirizzo info@alzheimervarese.org. È inoltre possibile rivolgersi direttamente alle sedi di Varese e Gallarate.
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