Da Kayros a Massi e Mino, Massimiliano Simari racconta luci e ombre della vita e dei social
Al Miv per Non esistono ragazzi cattivi, l'influencer ha raccontato la sua storia, di com'è nata l'avventura con Mino e di come i social cambino la percezione della realtà
Ascoltare i ragazzi è quello che oggi gli adulti non fanno. O almeno la maggior parte degli adulti non fa. Così Massimiliano Simari, autore della celebre pagina Massi e Mino che, unendo le varie piattaforme, sui social ha raggiunto un totale di circa 12 milioni di follower. Numeri che fanno di lui – e del suo fedele american bully – una star dei social, ma con i piedi ben piantati a terra. A 31 anni e con un percorso tortuoso alle spalle “Massi” ha incontrato al Miv di Varese 1300 studenti partecipando all’evento Non esistono ragazzi cattivi, creato da don Burgio, parroco del carcere minorile Beccaria e fondatore della comunità Kayros, «che ancora oggi è la mia famiglia», racconta Massimo.
«Quando ero piccolo mi piacevano i cani, ma non potevamo permettercene uno – ricorda – Il primo con cui sono entrato davvero in relazione, durante il covid, era l’american Bully di un amico che era spesso via. Poi, appena ho trovato una mia stabilità personale, ho preso Mino, un american bully che aveva delle razioni che mi facevano ridere. Ho cominciato a filmarlo e a condividere i video perché speravo di far sorridere anche gli altri». E spesso le reazioni di Mino sono buffe e smentiscono i pregiudizi prevalenti sui molossi.

ERRORI FIDUCIA E RESPONSABILITÀ
La storia di Massimo parte da Pavia, in una famiglia di 9 persone e un solo stipendio, quello della mamma: «Spesso mangiavamo in bianco – racconta – Non potevo andare in gita o alle feste di conpleanno. Alla scuola elementare mi prendevano in giro. Mi chiamavano barbone. Ai miei fratelli succedeva lo stesso. Ma quando sono arrivato alle medie sono diventato io il bullo. Così in un crescendo di rabbia, e scelte sbagliate e nel “non essere visto nè ascoltato” a 17 anni Massimo viene arrestato.
«Sono stato 8 mesi in carcere. Poi mi è stata data la possibilità di vivere in comunità. Ma continuavo a sbagliare a fare casino. Ero arrabbiato – racconta – Poi il giudice ha riunito me, e i miei educatori e in maniera molto ferma mi ha detto “O cambi, o torni in carcere”. E a quel punto ho iniziato a guardare davvero il contesto in cui ero, quello della comunità, dove vivi, mangi e cresci insieme ad altri ragazzi, costruendo relazioni vere, che non si basano sui soldi. Certo si litigava, anche male a volte, ma c’era affetto e amicizia, relazione. Ciò che ti permette di superare tutto e di chiamare la tua comunità famiglia».
La famiglia è quella che ti scegli. E Massimo ha scelto di comprare casa a 500 metri dalla sua comunità, dove spesso va a mangiare per chiacchierare con chi gli ha dato fiducia e gli ha permesso di crescere: la comunità Kayros fondata da don Claudio Burgio «che mi ha anche sposato e ha battezzato mi a figlia», racconta Massi.
Accanto alle relazioni, un altro pilastro del cambiamento è stato il lavoro. «All’inizio ne ho fatti tantissimi. Alcuni ci andavo piangendo. Ma non avevo studiato, non avevo quaalifiche. Intanto in comunità facevamo teatro e ho avuto la possibilità di fare un corso come tecnico audio-video. Ho iniziato così a fare il tecnico, e ad avere grandi soddisfazioni. Ad esempio quando ho lavorato a San Siro per la visita di Papa Francesco che mi è passato cicinissimo. Ho sempre cercato di crescere, ho cambiato azienda e alla fine mi sono messo in proprio, per grandi eventi».

MASSI E MINO TRA LUCI E OMBRE DEI SOCIAL
Dal lavoro stabile alla stabilità personale con una moglie e un cane, finalmente: Mino! L’american buly che veva sempre sognato. Vederlo crescere era divertente, erano divertenti le sue reazini. Lo riprendevo nei video e alla gente piaceva. È così che è nato Massi e Mino – racconta – poi quando è arrivata mia figlia, è diventato bello vederli crescere insieme. Ma i social hanno mostrato il loro lato peggiore».
Nel suo racconto gli insulti subiti, anche rivolti alla figlia e persino una denuncia come genitore. «Ricevo insulti tutti i giorni. Mi diffamano. Mi hanno mandato a casa gli assistenti sociali», racconta Massi. Bisogna avere nervi saldi e rimanere ancorati alle proprie relazioni: «A volte mi sembra che i social abbiano cambiato la percezione della realtà. Nei più giovani ma anche negli adulti. Le cose peggiori le scrivono le persone che hanno 40 o 50 anni. Anche contro mia figlia», afferma Massi.
Del suo successo social Massi parla comunque con estrema serenità: «Mi piace quando mi permette di entrare nelle scuole, quando posso aiutare i canili e mostrare alle persone che per i bambini crescere con un cane vicino è meraviglioso – racconta – Non faccio hipe (video per massimizzare interazioni), non faccio cose esagerate e questo premia nel tempo, secondo me».
Massimiliano Simari ha anche pubblicato due libri – di cui Mino è formalmente coautore: “Mino cane fortunato – La mia famiglia raccontata da me” e, da ultimo “Perché mi vuo bene – Dalle prime corse ai grandi sogni: tutto quello che ci rende speciali” (foto in apertura), entrambi editi da Rizzoli.
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