L’Ordine dei commercialisti come presidio di etica e competenza: intervista al presidente Davide Arancio
Il presidente dell'Ordine ci racconta il ruolo cruciale della professione nella consulenza alle imprese, nella formazione continua e nella tutela dell'etica, con uno sguardo all'innovazione tecnologica e alla digitalizzazione
Qual è il ruolo dell’Ordine dei dottori commercialisti e degli esperti contabili? E perché, oggi più che mai, imprese e cittadini dovrebbero rivolgersi a un professionista iscritto all’albo? Sono alcuni dei temi affrontati nella nuova puntata della web tv La Materia del Giorno, dove il direttore di VareseNews Marco Giovannelli ha intervistato Davide Arancio, recentemente eletto presidente dell’Ordine di Varese.
Arancio, già ospite della trasmissione per approfondimenti legati al fisco, ha raccontato questa nuova responsabilità, che affianca all’attività professionale nello studio Arancio Cislaghi.
«L’Ordine tutela qualità ed etica»
Presidente Arancio, partiamo dall’inizio: cos’è e a cosa serve l’Ordine dei dottori commercialisti?
«L’Ordine ha più funzioni. Innanzitutto verifica e tutela la qualità e l’etica dei professionisti iscritti, a garanzia dei cittadini e delle imprese. È inoltre un punto di riferimento per la comunità: dialoga con enti pubblici, Tribunale, Camera di Commercio, Università e altre istituzioni del territorio. In questo modo contribuisce a rafforzare un sistema di relazioni che tutela l’interesse collettivo».
Le priorità del nuovo mandato
Perché ha scelto di candidarsi e quali obiettivi si è posto?
«Tra le priorità c’è la prosecuzione e il rafforzamento dei corsi di formazione per gli iscritti. Ma anche la necessità di dare maggiore visibilità alla professione. Occasioni come questa intervista sono importanti: non tutti sanno che esiste un Ordine professionale di riferimento. Far conoscere il nostro ruolo può aiutare cittadini, imprese e anche giovani che stanno scegliendo il proprio percorso».
In provincia di Varese gli iscritti all’Ordine sono circa 540, mentre a Busto Arsizio si arriva a circa 900 professionisti. Complessivamente, sul territorio provinciale operano oltre 1.400 commercialisti, a fronte di un tessuto economico che supera le 60mila imprese.
«Siamo una provincia dinamica – osserva Arancio – con una forte presenza di piccole e medie imprese e con peculiarità legate, ad esempio, alla posizione di confine e alla presenza di Malpensa. Non mancano le difficoltà, tra aumento dei costi e incertezze normative, ma rispetto ad altri territori restiamo una realtà positiva».
Non solo scadenze: «Siamo consulenti, non meri esecutori»
Qual è oggi il valore aggiunto di un commercialista?
«Già il fatto di rivolgersi a un professionista iscritto a un Ordine rappresenta una garanzia. Per ottenere l’iscrizione occorrono laurea, praticantato obbligatorio, esame di Stato e formazione continua con crediti formativi. Abbiamo obblighi assicurativi e regole deontologiche precise. Tutto questo tutela il cliente».
La figura del commercialista, sottolinea il presidente, non può più essere ridotta alla gestione delle scadenze fiscali.
«Accanto agli adempimenti contabili e societari c’è la parte più nobile della professione: la consulenza. Guidare un’impresa o un cittadino nelle scelte strategiche, soprattutto in un contesto macroeconomico complesso e in continua evoluzione normativa, è un compito centrale».
Il rapporto con Tribunale, Università e istituzioni
L’Ordine intrattiene relazioni costanti con diverse istituzioni del territorio.
«Il rapporto con il Tribunale è particolarmente intenso: il commercialista può ricoprire ruoli di curatore nelle liquidazioni giudiziali, commissario nelle procedure concorsuali, consulente tecnico d’ufficio, perito. Sono incarichi delicati, che richiedono competenze specifiche. Per questo l’Ordine promuove percorsi formativi mirati».
Importante anche il legame con l’Università dell’Insubria e con gli altri atenei, in un’ottica di formazione continua, oltre ai rapporti con Agenzia delle Entrate ed enti previdenziali.
Digitalizzazione e intelligenza artificiale
Quanto incidono innovazione e intelligenza artificiale nella professione?
«L’intelligenza artificiale è già presente negli studi professionali. Le attività ripetitive vengono sempre più gestite con software avanzati. Questo non deve spaventare: al contrario, libera tempo da dedicare alla consulenza vera e propria. Meno routine e più valore aggiunto».
Una professione ancora attrattiva?
Resta il tema dell’attrattività per i giovani.
«Le professioni intellettuali in generale stanno vivendo una fase di minore appeal. Sono percorsi impegnativi, con risultati economici che maturano nel medio-lungo periodo. Questo può scoraggiare chi è abituato a ritmi più rapidi. Tuttavia è una professione che offre soddisfazioni, anche economiche, e consente di essere protagonisti nel mondo economico».
Etica e bene comune
Il presidente affronta anche uno dei nodi più delicati: il rapporto con il fisco.
«L’etica e la deontologia sono centrali. Non siamo “quelli che fanno pagare meno tasse” a ogni costo. Siamo una figura intermedia tra contribuente e amministrazione finanziaria, con il compito di indicare il comportamento corretto. In alcuni Paesi chi evade è visto come chi danneggia la comunità: dovrebbe essere così ovunque».
Un messaggio che si lega alla funzione pubblica degli Ordini professionali, intesi come corpi intermedi capaci di garantire competenza e responsabilità.
«Siamo i medici delle aziende»
In conclusione, perché rivolgersi a un dottore commercialista iscritto all’albo?
«Perché significa affidarsi a un professionista qualificato, sottoposto a regole e controlli. Esistono purtroppo soggetti non iscritti, privi di questi obblighi. Nella mia esperienza di curatore ho spesso riscontrato che realtà aziendali in difficoltà non erano seguite da professionisti abilitati. Una consulenza competente può cambiare il destino di un’impresa. Dobbiamo essere visti come i medici delle aziende: affidarsi a figure non qualificate può provocare danni seri».
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