«Quella volta che Zucchero diventò radioattivo»: le origini di “Scherzi a parte”, programma varesino d’adozione
La trasmissione che ha terrorizzato i più famosi d'Italia è nata da un'idea di Salvatore "Depsa" De Pasquale, autore televisivo e musicale, oggi docente all'Università dell'Insubria e presidente onorario dell'associazione Amici di Mario Berrino a Ispra
Con la prima puntata della nuova stagione andata in onda lunedì 2 marzo su Canale 5, Scherzi a parte ha fatto di nuovo irruzione sul piccolo schermo, catturando l’attenzione di quasi 3,6 milioni di spettatori, e conquistando il 26% di share.
Ma dietro al programma tv che da oltre 30 anni terrorizza i personaggi dello spettacolo e si prende gioco di intere città, c’è un’idea di Salvatore De Pasquale (conosciuto da molti come Depsa): autore musicale e televisivo varesino d’adozione, che oggi insegna all’Università dell’Insubria ed è stato scelto come presidente onorario dell’associazione culturale Amici di Mario Berrino di Ispra.
Una vita tra musica e televisione
Nato a Portici il 28 luglio 1954, Depsa è laureato in giurisprudenza, ma ha dedicato la sua vita alla creatività, diventando uno degli autori musicali più prolifici d’Italia e firmando programmi televisivi tra i più noti del palinsesto Rai e Mediaset.
Con oltre 3.000 canzoni composte e circa 500 incise, 22 delle quali hanno partecipato al Festival di Sanremo (con una vittoria nel 1976 con Non lo faccio più), Depsa ha ottenuto risultati di rilievo e collaborazioni internazionali. È il caso del suo brano Gli amori, che è stato tradotto in inglese come Good Love Gone Bad e interpretato da Ray Charles.

In veste di autore televisivo, Depsa ha ideato e scritto programmi di grande successo per Rai e Mediaset, tra cui – appunto – Scherzi a parte, La Corrida, Buona Domenica e C’è posta per te, guadagnando nove premi Telegatto.

Amici miei e le finte teste di Modigliani, «Così è nato Scherzi a parte»
Furono due le ispirazioni che diedero a Depsa l’intuizione per Scherzi a parte. La prima arrivò dal cinema con Amici miei, il leggendario film di Mario Monicelli. La seconda dalla cronaca: la beffa delle teste di Modigliani a opera di tre studenti e un artista di Livorno. «Mi chiesi – ricorda De Pasquale – perché non portare qualcosa del genere in televisione? Volevo realizzare degli scherzi più elaborati delle classiche candid camera».
Depsa si mise al lavoro, creando le basi del nuovo programma: «Un documento – spiega – di quattordici pagine pieno di scherzi a vip, personaggi pubblici, alla collettività e a persone comuni. Lo proposi a Fininvest, ma secondo la direttrice dei programmi Fatma Ruffini, sarebbe andato bene solo all’interno di una rubrica. Fu l’amico Pierluigi Ronchetti, allora vicedirettore di TV Sorrisi e Canzoni, a convincerla a renderlo un programma tv a tutti gli effetti».
Firmato da Ruffini e De Pasquale, Scherzi a parte uscì per la prima volta nel 1992 su Italia 1 e fu subito un successo. «Un risultato così clamoroso – racconta Depsa – che decisero di interromperlo e spostarlo su Canale 5, dove la pubblicità veniva pagata di più».

«Quella volta che facemmo credere a Zucchero di essere diventato radioattivo»
In oltre 30 anni di trasmissione, Scherzi a parte ce ne ha fatte vedere tante: tra interviste surreali, invasioni aliene e gemellaggi con città che non esistono. Ma per Depsa lo scherzo migliore fu quello ordito alle spalle di Zucchero.
Nel 1992, già all’apice della sua carriera, il cantautore stava soggiornando in una tenuta nella campagna emiliana, dove era impegnato a registrare un disco. Una mattina si sentì un forte boato, Zucchero insieme alle altre persone della fattoria (tutti complici della produzione) uscì a controllare e trovò un missile conficcato nel campo. Poco dopo, ecco arrivare un elicottero, gli agenti di Polizia e degli scienziati (attori vestiti di tutto punto). Il verdetto è chiaro: «il missile è radioattivo e anche il musicista è stato contaminato».
Tutto inventato – naturalmente – ma la messinscena riuscì talmente bene, che Zucchero si lasciò convincere a farsi versare addosso del brodo di pesce pur di liberarsi delle radiazioni. La parte migliore? Per Depsa non ci sono dubbi, «È stato sicuramente l’arrivo di un lavoratore della fattoria vicina truccato in modo da apparire ricoperto di pustole e con i capelli che gli cadevano».
«Una volta rivelato lo scherzo – ricorda De Pasquale -, quando mi sono presentato da Zucchero per chiedergli la liberatoria per trasmettere l’episodio, la firmò con piacere, tanto era felice di essere sano e salvo. Mentre tornavo verso Milano, però, cambiò idea e alla fine decise di rifiutare».
Scherzi a parte è un programma di intrattenimento, ma secondo il suo ideatore è riuscito in una missione difficile: mostrare la persona reale dietro al personaggio. «Di fronte a scherzi del genere – afferma Depsa – emerge tutta l’umanità del vip, le sue emozioni e le sue paure. Si scopre se in realtà ha un caratteraccio, oppure se è una persona calma. Ovviamente, più la prende male, più è divertente la puntata».
La televisione e la sfida del futuro
Fin dalla metà degli anni ’80, Depsa riconobbe che il baricentro dell’intrattenimento si era spostato. «Avevo capito – ricorda – che il futuro era quello, insomma, era più la televisione della musica».
Oggi, nonostante il forte calo degli spettatori (passati dai 25 milioni di allora ai 15 milioni odierni) secondo De Pasquale la televisione conserva ancora un ruolo centrale, ma per sopravvivere deve riuscire a stare al passo coi tempi. «La sfida che propongo ai miei studenti – sottolinea Depsa – è trovare un linguaggio che possa coniugare i gusti della persona anziana, con quelli della persona media e quelli del giovane, in un contesto dove non esiste più la fruizione legata agli orari del palinsesto. Oggi si guarda quello che si vuole, quando si vuole».

La musica, «un altro mondo»
Se la tv è attraversata da una rivoluzione, per la musica il cambiamento è stato più simile allo sbarco su un nuovo pianeta. «Rispetto a quando ho cominciato io – ricorda Depsa – è cambiato tutto. Negli anni ’80 fare un disco costava cinque milioni di lire e bisognava avere una casa discografica che credeva abbastanza in te da occuparsi della distribuzione. Pubblicare un disco era un punto di arrivo per un musicista».
Ora non è più così. Fare musica è diventato molto più semplice. Chiunque può registrare il proprio brano e pubblicarlo sulle piattaforme online liberamente. «Un tempo – sottolinea Depsa – per registrare la parte degli archi di una canzone serviva riunire 20 musicisti. Adesso non serve neppure uno strumento».
In un mercato dove il prodotto fisico (il disco) è quasi scomparso e la tutela del diritto d’autore è scarsa, secondo Depsa il contesto non è incoraggiante per gli artisti. «Non riesco a capire – ammette – come le persone riescano ancora a vivere di musica».
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