«Una seconda casa»: gli studenti dei Licei Manfredini si raccontano a “Che scuola fai?” su Radio Materia

Nicole, Riccardo, Nicolò e Giulia raccontano la Manfredini tra studio, gite a Parigi e una palestra invidiabile

studenti della manfredini

Quattro studenti, tre indirizzi, una scuola che — a sentirli — assomiglia più a una famiglia allargata che a un istituto scolastico. Nicole Ganeva (quarta, liceo artistico indirizzo grafica), Riccardo Ghidini (quinta, scientifico tradizionale), Nicolò Parenzan (quinta, scienze applicate) e Giulia Uberti (quinta, scientifico) sono stati ospiti della puntata di “Che scuola fai?” su Radio Materia e hanno raccontato com’è studiare ai Licei Manfredini di Varese, la scuola paritaria in Valle Olona che, molti di loro, hanno frequentato anche nella primaria e nelle secondaria di primo grado.

I Licei Manfredini

La Manfredini è una scuola piccola, privata paritaria, con un’offerta liceale che comprende lo scientifico tradizionale, scienze applicate e il liceo artistico. Molti studenti la frequentano dall’inizio del percorso scolastico, un elemento che ha permesso di creare un tessuto di relazioni di oltre un decennio.

L’immagine, che ne dà chi ci studia, è quella di un luogo accogliente, con classi numericamente contenute e un rapporto stretto con i docenti. Ma c’è anche consapevolezza di come venga percepita dall’esterno.

«Ci vedono un po’ come quelli che, essendo una scuola privata, studiano poco. Ma non è vero: i voti ce li dobbiamo sudare e i professori hanno un buon livello» spiega Giulia.

Riccardo, che è alla Manfredini dall’elementare, riconosce i pregi ma ammette anche che, arrivati al liceo, quella dimensione familiare può diventare un po’ stretta: «Mi sarebbe piaciuto andare in un posto con più gente. Senza nulla togliere ai professori, che sono molto preparati».

Quanto si studia

La giornata scolastica varia per indirizzo: lo scientifico ha un pomeriggio a settimana in più rispetto alle due ore di uscita standard, mentre l’artistico resta a scuola fino alle 16:40 due giorni su cinque, con lunedì e giovedì che si chiudono alle 14.

Giulia studia dalle 15:30 fino a sera, a volte anche dopo cena. Nicole organizza le giornate di rientro pomeridiano per lo studio, dedicando il sabato e la domenica quando servono. Nicolò, dopo l’allenamento sportivo, torna a sedersi sui libri se il giorno dopo c’è un’interrogazione. Riccardo è il più cauto nelle stime: «Due ore al giorno, forse anche un po’ meno» — salvo poi specificare che lo scientifico gli lascia tre pomeriggi liberi a settimana, spazio che usa per lo sport e le passioni personali.

Un elemento comune a scienze applicate e artistico è il peso dei progetti: presentazioni, video, relazioni di laboratorio che richiedono ore di lavoro aggiuntivo, spesso in gruppo: «Tanto tempo lo dedichiamo ai progetti, alle esperienze di laboratorio, alle presentazioni. Non basta solo studiare sul libro» sottolinea Giulia.

Le materie: fisici e umanisti sotto lo stesso tetto

Chiedere qual è la materia preferita rivela le affinità di ciascuno. Riccardo e Nicolò rispondono entrambi senza esitare: fisica. Nicole vira sulle materie umanistiche; Giulia sceglie scienze. Sul fronte opposto, il latino pesa a Riccardo dopo cinque anni di traduzioni, mentre Nicolò confessa di faticare con la filosofia: «Devi saper esporre bene i concetti, non puoi imparare tutto a memoria come in storia».

L’ambiente: cortile, bar e ping-pong

La struttura della Manfredini è nuova e i ragazzi la apprezzano. I luoghi del cuore che citano dicono molto su come vivono la scuola: il cortile, soprattutto in primavera, dove durante l’intervallo le elementari giocano accanto ai liceali; la palestra, «nuova, pensata per creare uno spazio piacevole», con spogliatoi puliti e magazzino ordinato; e il bar, punto di ritrovo con calcetto e tavolti di ping-pong per mini tornei a ogni intervallo. «Al bar ci si ritrova tutti, si parla. È uno dei posti più belli» assicura Nicolò.

Nicole sottolinea un dettaglio non scontato: la pausa pranzo e i pomeriggi a scuola, condivisi con i compagni, sono stati il vero collante del gruppo. «Non avrei legato così tanto se non fosse stato per quei momenti insieme».

Il rapporto con i professori

Su questo punto i quattro sono concordi: i docenti della Manfredini non sono solo insegnanti. Con alcuni, soprattutto quelli delle scuole medie che i ragazzi hanno continuato a incrociare nei corridoi del liceo, si è instaurato qualcosa che definiscono amicizia. In gita, raccontano, il confine si allenta ulteriormente.

Il ricordo più bello: Parigi

Quasi all’unisono, i tre di quinta indicano la gita a Parigi dello scorso anno come l’esperienza che porteranno con sé. Quattro giorni tra musei, monumenti e un gruppo molto unito. Giulia aggiunge Napoli e Firenze negli anni precedenti, e anticipa Monaco per quest’anno. Ma Parigi, ammettono, sarà difficile da battere, per i luoghi e per l’atmosfera che si era creata.

Nicole, che viene da un percorso diverso dagli altri tre, sceglie una risposta più intima: «Dal liceo mi porto a casa il fatto che quando hai paura di fare qualcosa, riuscire ad affrontare l’ostacolo ti porta solo del bene».

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Alessandra Toni
alessandra.toni@varesenews.it

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Pubblicato il 06 Marzo 2026
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