Varese
Varese il docu-film “Kurdbûn – Essere curdo” con intervento del regista Fariborz Kamkari
Sabato 21 marzo l’associazione Le Vie dei Venti porta in Sala Montanari la proiezione del documentario dedicato all’identità curda contemporanea. In videocollegamento il regista Fariborz Kamkari, tra gli autori del progetto nato durante l’assedio di Cizre
Sabato 21 marzo, alle 21:00, la Sala Montanari di Varese ospita la proiezione del docu-film Kurdbûn – Essere curdo, promosso dall’associazione Le Vie dei Venti. Un’occasione per approfondire una delle questioni più complesse e drammatiche del Medio Oriente contemporaneo, attraverso un lavoro cinematografico che intreccia testimonianza, memoria e identità. Durante la serata interverrà in videoconferenza il regista Fariborz Kamkari.
Un film sull’identità curda di oggi
Il documentario racconta l’identità curda, mettendo in relazione le condizioni vissute da questo popolo: da una parte i curdi che nei territori mediorientali continuano a vivere come minoranze perseguitate e coinvolte nei conflitti, dall’altra i curdi che in Europa sperimentano percorsi di integrazione, pur mantenendo un forte legame con la propria storia e la propria cultura.
Il film prova così a seguire un filo comune che unisce esperienze geograficamente lontane, ma segnate dalla stessa appartenenza. I curdi: il più grande popolo al mondo privo di uno Stato, che vive diviso tra quattro Paesi dove subiscono discriminazioni e persecuzioni per ragioni etniche o religiose.
Le immagini dall’assedio di Cizre
Al centro del docu-film ci sono materiali di repertorio girati da una troupe televisiva curda di Istanbul tra la fine del 2016 e l’inizio del 2017, durante l’assedio della città di Cizre, nel sud-est della Turchia, area a maggioranza curda. Si tratta di immagini raccolte in condizioni estreme, nel pieno di un’offensiva militare che ha colpito duramente la popolazione civile.
La giornalista curda Berfin Kar e il suo cameraman, giunti a Cizre per un reportage ordinario, si sono trovati improvvisamente intrappolati in un assedio non annunciato. Per 79 giorni hanno documentato l’ingresso dei carri armati dell’esercito turco, i bombardamenti sistematici, la morte di civili, la resistenza degli abitanti e le forme quotidiane di sopravvivenza e resilienza messe in campo dalla comunità locale.
A partire da quei reportage, quattro artisti curdi hanno lavorato alla costruzione del documentario: tra loro il regista Fariborz Kamkari, insieme a un produttore, un montatore e una musicista. Il risultato è un’opera che mette insieme materiale documentario e riflessione culturale, con l’intento di restituire uno sguardo diretto su una vicenda spesso rimasta ai margini del racconto pubblico internazionale.

