Varese, la sveglia di De Molli e Giorgetti: “Territorio ricco, ma serve una scossa per non vivere di rendita”
Secondo appuntamento dell'associazione “Varese Sei Tu” con un confronto pubblico sul futuro economico e urbano della città con il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti e l’economista Valerio De Molli. "Emerge tutta la difficoltà del territorio a fare rete"
Una provincia ancora forte, ricca di manifattura, export, ricerca e qualità diffusa, ma frenata da un calo di imprese, dalla fuga dei giovani, da una debole attrattività universitaria e da una difficoltà cronica a fare sistema. È questa, in sintesi, la fotografia emersa dall’incontro promosso dall’associazione “Varese Sei Tu” che ha visto al centro l’analisi di Valerio De Molli e il confronto con il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, incalzati dalle domande del giornalista Roberto Pacchetti.
Sala piena e una prima fila d’onore con il sindaco di Varese Davide Galimberti, il presidente di Regione Lombardia Attilio Fontana, il presidente della Camera di commercio Mauro Vitiello, il consigliere regionale Emanuele Monti, l’editrice della Prealpina Daniela Bramati. Con loro tanti amministratori, esponenti politici per lo più della Lega così come nel primo incontro di due mesi fa sempre nei locali di Varese Vive in centro città.
Demografia, imprese e attrattività: i segnali d’allarme per Varese nelle analisi di Demolli
De Molli ha messo in fila numeri severi, parlando di una provincia che negli ultimi dieci anni ha perso il 10% delle aziende, mentre il resto della Lombardia è rimasto sostanzialmente stabile. Un dato che, per l’amministratore delegato di The European House – Ambrosetti, si lega direttamente a un principio semplice: meno imprenditori significa meno investimenti, meno lavoro e quindi meno crescita. In questo quadro pesano anche la minore presenza di aziende straniere, la difficoltà delle start-up innovative a decollare, la crisi di attrattività del sistema universitario e una vivacità culturale inferiore rispetto ad altri territori lombardi.
Tra gli indicatori più critici richiamati da De Molli ci sono quelli legati alla qualità della vita per giovani, bambini e anziani, ma soprattutto il dato sui Neet, i giovani che non studiano e non lavorano, e quello sull’occupazione femminile, ferma al 61,7%. Secondo la simulazione proposta, se Varese raggiungesse i livelli dei Paesi Bassi potrebbe generare 1,7 miliardi di Pil in più. Non meno severi i rilievi sul turismo, frenato da una permanenza media bassa e dall’assenza di strutture di alta gamma, e sulle ferrovie, con tempi di percorrenza peggiorati rispetto a cinquant’anni fa.
I punti di forza: industria, export e ricerca
Ma De Molli ha anche insistito sul fatto che Varese non è un territorio in declino lineare. I punti di forza restano solidi: una base manifatturiera ancora robusta, una forte diversificazione settoriale, un export industriale che vale una quota importante del Pil provinciale, poli di ricerca pubblici e privati di eccellenza, il ruolo strategico di Malpensa, un benessere diffuso e un patrimonio naturalistico, sportivo e ambientale di primo piano. Il problema, semmai, è trasformare questi asset in maggiore attrattività, reputazione e capacità di sviluppo.

Giorgetti: “Varese è ancora ricca, ma vive di rendita sul passato”
Su questa fotografia si è innestata la riflessione di Giorgetti, che ha definito il quadro “utile” proprio perché impone una presa di coscienza. Per il ministro, Varese continua a essere una provincia ricca, ma sempre più spesso ricca di passato, meno capace di generare nuove energie imprenditoriali. Il dato che lo colpisce di più è quello dei giovani inattivi, perché segnala una frattura tra il territorio e la sua tradizione produttiva. La vera questione, ha osservato, è che Varese oggi si trova stretta tra due poli fortissimi: Milano, che assorbe competenze, laureati e professionalità, e la Svizzera, che attrae lavoro e reddito.
Giorgetti ha indicato anche un’altra debolezza strutturale: la difficoltà del territorio a fare rete. A differenza di altre realtà lombarde, dove il dialogo tra imprese, istituzioni, politica e università appare più consolidato, a Varese questo gioco di squadra resta ancora troppo fragile. Ed è proprio qui, secondo il ministro, che si misura oggi la competitività tra territori: non solo sulla dotazione infrastrutturale, ma sulla capacità di costruire un ecosistema favorevole all’iniziativa, al lavoro, all’impresa e alla qualità della vita.
Il talk con Roberto Pacchetti: confronto tra De Molli e Giorgetti sul futuro di Varese
Nel talk moderato da Pacchetti, De Molli ha allargato lo sguardo alle esperienze europee di riconversione post-industriale, citando la Ruhr e alcune aree della Spagna come esempi di territori capaci di ripensarsi. La lezione, ha spiegato, è che non basta elencare i problemi: bisogna mappare le criticità e tradurle in contromisure condivise, a partire dall’occupazione femminile, dall’attrattività universitaria, dal rapporto pubblico-privato e dalla capacità di richiamare investimenti esteri.
Alla domanda su come le politiche nazionali possano aiutare Varese a conservare la sua identità industriale e al tempo stesso innovarsi, Giorgetti ha risposto che difendere la manifattura resta importante, ma con categorie nuove. Il costo dell’energia, la transizione tecnologica e l’evoluzione del lavoro impongono di guardare oltre il modello industriale tradizionale. Per il ministro, la sfida è costruire una nuova attrattività: una città bella, sicura, con sanità e istruzione di qualità, servizi efficienti e connessioni digitali diffuse, capace di attrarre talenti e nuove attività.
De Molli, dal canto suo, ha sottolineato che non esiste rilancio senza un contesto all’altezza: scuole internazionali, servizi per famiglie e manager, ricettività di qualità, comunicazione del territorio, grandi eventi e una regia condivisa tra pubblico e privato. Ha ricordato che perfino eventi sportivi come la Tre Valli Varesine riescono a far crescere in modo significativo la visibilità del territorio, segno che Varese ha bisogno non solo di essere forte, ma anche di sapersi raccontare meglio.
Nel confronto è emerso anche il tema delle infrastrutture. Giorgetti ha invitato a non limitarsi a denunciare ciò che manca, ma a valorizzare e integrare meglio ciò che c’è già, a partire da Malpensa, che considera una risorsa importante, e dal sistema dei collegamenti esistenti. Il ministro ha richiamato poi la necessità di far conoscere e valorizzare molto di più l’area del Lago Maggiore e dell’alto Varesotto, territori che giudica straordinari ma ancora troppo poco visibili e sfruttati sul piano dell’attrattività.

In chiusura, Pacchetti ha chiesto ai due relatori di indicare una direzione. Giorgetti ha immaginato una Varese 2040 ancora viva, con scuole frequentate, una sanità forte e una nuova economia legata sempre più anche al benessere e ai servizi. De Molli ha indicato invece una priorità precisa per i prossimi anni: trasformare i dati in un progetto, mettendo insieme istituzioni, imprese, università e territorio dentro una visione comune.
Il messaggio finale, al di là delle sfumature, è stato condiviso: Varese ha ancora risorse straordinarie, ma non può più limitarsi a viverle come un’eredità. Per restare competitiva deve imparare a trattenere talenti, generare nuova impresa, attrarre investimenti e soprattutto fare sistema. Altrimenti, il rischio è che la sua ricchezza resti sempre più un patrimonio del passato.
Sergio Terzaghi, promotore di Varese sei tu ha chiuso l’incontro ringraziando tutti i presenti, “a nome dell’associazione presteremo fede al nostro impegno di tenere Varese al centro del dibattito e continueremo nei prossimi eventi ad invitare persone autorevoli”.
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