A Ville Ponti il dibattito sulla riforma della Corte dei conti, Stefano Glinianski: “Serve equilibrio nel sistema”

Intervista al coordinatore del comitato scientifico della Rassegna di Upel e consigliere della Sezione Autonomie della Corte dei conti

Glinianski Stefano Corte dei Conti

La riforma delle funzioni della Corte dei conti, la Riforma Foti, entrata in vigore il 22 gennaio 2026, cambia il quadro della responsabilità amministrativa e del controllo sulla spesa pubblica. Un tema complesso, che sarà al centro della 9a Rassegna di Diritto Pubblico dell’Economia di UPEL Italia, il 7 e 8 maggio a Ville Ponti, proprio perché mette in tensione due esigenze in apparenza incompatibili: velocizzare l’azione amministrativa e mantenere saldi i presidi di legalità.

La riforma affronta un punto molto delicato del funzionamento della pubblica amministrazione: il rapporto tra chi deve decidere e chi deve controllare. Da una parte c’è l’esigenza di rendere più rapide e semplici le procedure, dall’altra c’è la necessità di proteggere il denaro pubblico da errori, sprechi e cattiva gestione.
Ne parliamo con Stefano Glinianski, componente della Sezione Autonomie della Corte dei conti e da anni nel comitato scientifico della Rassegna varesina con funzione di coordinamento.

Dottor Glinianski, lei fa parte, in qualità di coordinatore, del comitato scientifico della Rassegna di Upel da molti anni. Qual è il valore aggiunto di questo appuntamento per il diritto pubblico dell’economia?

«La Rassegna di diritto pubblico dell’economia si è ormai consolidata sul piano nazionale come un appuntamento di rilievo proprio per la sua natura non autoreferenziale. Spesso, la convegnistica, con riferimento alla sua organizzazione scientifica, è, per forza di cose, espressione di una visione di parte. La Rassegna, al contrario, dal suo inizio, ormai quasi dieci anni fa, è stata concepita come momento di confronto tra opinioni ed approcci giuridici e scientifici differenti: un pluralismo fondamentale per decodificare temi complessi come quelli che affronteremo a maggio Varese».

La Riforma Foti è diventata legge. Qual è il suo giudizio su come si è arrivati a questo testo?

«Partendo da un assioma per cui tutto è sempre perfettibile e, dunque, che anche un’attualizzazione delle funzioni della magistratura contabile può apparire come una legittima facoltà del legislatore, a mio parere, resta sullo sfondo una questione critica da evidenziare, e cioè la genesi unilaterale di questa riforma. Una reale ed ascoltata interlocuzione con i magistrati della Corte dei conti avrebbe potuto, per il passato, ed ancora, può, per la delega ancora in attesa di attuazione, rappresentare solo un valore aggiunto per il legislatore. E ciò anche considerato l’elevato grado di tecnicismo di alcune norme ed il forte impatto organizzativo sulla Corte che altre avranno in futuro, ove attuate. È, prima di tutto, un problema di metodo e non di merito».

E per quanto riguarda il merito degli interventi, specialmente sulla responsabilità amministrativa?

«Entrando nel merito, da osservatore, rilevo che la riforma interviene sulla gestione delle risorse pubbliche con misure che, di fatto, in alcuni suoi punti, rischiano, non so fino a che punto consapevolmente, di depotenziare i poteri di intervento della magistratura contabile in danno dei cittadini e prima ancora dei tanti amministratori e dirigenti onesti.
Se l’obiettivo dichiarato è limitare la cosiddetta “paura di amministrare”, bisogna valutare con attenzione le diverse metodologie operative per conseguire questo obiettivo. Una considerazione per tutte. Viviamo un ormai lungo momento storico caratterizzato da un’ipertrofia normativa e regolatoria, sovente di non immediata chiarezza. Come si può negare che questo non incida sulla gestione degli interessi e delle risorse pubbliche, rendendo la burocrazia sempre più complessa e farraginosa e conseguentemente l’azione politica – amministrativa più lenta? Far ricadere tutti i problemi unicamente sulla magistratura contabile, appare ingeneroso e sul piano pratico un rimedio regolatorio parziale e, dunque, non sufficiente».

Uno dei punti più discussi è l’introduzione del silenzio-assenso nei pareri della Corte: trascorsi i giorni indicati dal procedimento di controllo, in assenza di deliberazione da parte della Sezione, l’atto si intende registrato, anche ai fini dell’esclusione della responsabilità. Con una sorta di silenzio assenso, si considererà eseguito il controllo della Corte dei conti senza che, in realtà, ci sia stato un vaglio.

«Senza entrare in tecnicismi giuridici per soli addetti ai lavori, l’ introduzione del silenzio-assenso, oltre che giuridicamente molto discutibile per una magistratura, comporta un evidente pericolo: si rischiano numerosissime trasmissioni di atti da parte delle amministrazioni che, senza il tempo necessario per un’accurata analisi delle carte da parte di chi è preposto al controllo, riducono l’efficacia del controllo stesso, riverberandosi negativamente sulla collettività. Vorrei però sia chiaro un punto. La mia non è una critica dettata da una pregiudizievole ritrosia a qualsivoglia cambiamento, ma un ragionamento di sistema: la ricerca della “serenità” del funzionario non può e non deve tradursi in una minore tutela del bene pubblico».

E come cambia l’equilibrio tra responsabilità e prevenzione con queste nuove norme sulla buona fede?

«Con la riforma, rispondendo alla specifica domanda, la buona fede dei titolari degli organi politici si presume, fino a prova contraria, quando i loro atti sono stati proposti, vistati o sottoscritti dagli organi tecnici, in assenza di pareri formali, interni o esterni di contrario avviso.
A mio parere questa norma manifesta chiaramente il reale problema in cui versa la pubblica amministrazione in generale e quella locale in particolare. La parte politica vuole essere maggiormente tutelata, in primis, dagli uffici e conseguentemente tende sempre più a richiedere alla parte tecnica una condivisione di atti di sua competenza, anche con l’apposizione di un mero visto. A fronte di questa sempre più forte richiesta di attivazione gestoria e di condivisione anche di atti non di sua competenza, gli organi amministrativi su cui, ricordo a me stesso, grava la già di per sé complessa responsabilità gestionale, richiedono, a loro volta, una maggiore tutela per tentare di bilanciare un sistema ormai asfissiato da norme. E per equilibrare il tutto che si fa? Si modificano, ed è qui il vero punto dolente, le funzioni della Corte dei conti ed il regime della responsabilità amministrativa e per danno erariale, senza ritenere opportuno intervenire anche su altri aspetti della nostra complessa amministrazione pubblica».

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Pubblicato il 15 Aprile 2026
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