Attilio Fontana e Filippo Maroni alla serata di Materia sul “fenomeno maranza“
Un appuntamento che parte dal libro del noto giornalista Roberto Arditti “Piumini e catene. Storie di maranza” recentemente scomparso
«Il termine maranza indica, nel gergo giovanile italiano attuale, un giovane (prevalentemente maschio) che ostenta un atteggiamento spavaldo da “strada”, spesso in gruppo, riconoscibile per uno stile vistoso che include tute firmate, marsupi, capelli ricci/corti e gioielli appariscenti. Originario di Milano negli anni ’80 (sinonimo di “tamarro”), il termine è oggi diffuso nazionalmente tramite i social, associato alla musica trap e a comportamenti chiassosi.»
Lo dice la Treccani, che ha sì la maturazione necessaria per consolidare le definizioni che si perdono nella notte dei tempi, ma parimenti acquisisce quella «novazione» della lingua che quando vede l’ingresso di nuove terminologie, indica la vicinanza di concetti, che diventano figure retoriche, modi di dire, parlato comune. Ricordate i «paninari?», e i «china?», e i «metallari?»; prima i «mods», «rockers» o i «punk» le successive definizioni, esempio «raver», «truzzi», «hip hop» che di anno in anno mutano in sfumature lessicali che appunto servono a descrivere una moda o un modo di essere. Allora non deve stupire che in molti, a partire dei giornali, parlino di maranza, magari senza sapere bene ancora come orientarsi.
E quando per raccontare un fenomeno simile si assiste ad un dibattito che assume il peso istituzionale garantito dalla presenza del presidente di una regione come la Lombardia, allora vuol dire che vale la pena seguire il flusso delle informazioni che diventano garanzia dell’apertura di una bussola capace di formare, informare, far comprendere. L’appuntamento è per giovedì sera a Materia spazio libero, sede di Varesenews a Castronno (PRENOTA QUI IL TUO POSTO).
Con Attilio Fontana siederà sul palco anche Filippo Maroni, educatore e figlio dell’ex governatore lombardo Roberto Maroni. Incontro inizialmente pensato per essere una serata a tre che gravitasse intorno al libro “Piumini e catene. Storie di maranza” di Roberto Arditti, recentemente scomparso: sul palco ci sarebbe dovuto essere anche lui. Sarà un pretesto importante per onorare il nome dell’autore.
Ma chi sono i maranza? Una moda? Un modo di essere? Qualcosa da condannare a prescindere o da valutare e comprendere? Un argomento che va a braccetto con le enormi tematiche social-tecnologiche dei nostri tempi, e con l’inverno demografico di cui parla peraltro Walter Veltroni in un recente intervento sul Corriere della Sera: «[… Il disagio dei ragazzi è un tema sociale, bisognerebbe avere l’umiltà di capirlo. Sono costretti da subito ad avere una dimensione sociale di ogni loro comportamento, si sentono costantemente osservati, giudicati, misurano, attraverso il numero dei followers, il grado della loro autostima. Diventano grandi troppo presto, correndo appresso a tecnologie che usano gli adolescenti come puri consumatori e applicano, all’argilla della formazione delle loro prime esperienze umane, la cruda ruvidezza degli algoritmi]».
Un panorama che fa il paio con la sinossi di questo testo che sarà il vero protagonista ella serata: “Li vedi sempre negli stessi luoghi: spazi anonimi, propri di chi crede di non avere alternative. Campetti spelati, cortili d’asfalto dove l’erba non cresce più da anni, stazioni periferiche. Non sono luoghi scelti: sono luoghi rimasti. Spazi che si occupano quando il resto del territorio è già stato preso da altri, più silenziosi, più ordinati, più riconosciuti. Li chiamiamo Maranza. Un nome che non promette nulla: il nome del futuro che non abbiamo ancora avuto il coraggio di immaginare. Perché prima dobbiamo sondarlo, comprenderlo. Alessio Gallicola e Roberto Arditti ci aiutano a farlo raccontando queste storie con il taglio della cronaca e dell’analisi, senza giudizi né retorica, e tantomeno soluzioni, che spettano ad altri. Ma il tempo stringe. E la realtà può trasformarsi in emergenza.»
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