Benzina più cara in Svizzera: ticinesi e frontalieri fanno il pieno in Italia e i gestori oltre confine chiedono aiuto
Una misura pensata per alleviare il peso del carburante sulle tasche degli italiani si sta trasformando in un problema serio per i benzinai del Canton Ticino
«Svizzeri che vengono da questo lato del confine a fare carburante? Confermo, sono moltissimi in questi giorni e ancora di più i frontalieri italiani che ora la fanno prima di attraversare la frontiera», ci racconta il benzinaio di Marchirolo, a due passi dal confine di Ponte Tresa.
La crisi energetica innescata dal conflitto in Iran ha fatto salire i prezzi dei carburanti. L’Italia ha risposto prorogando il taglio delle accise fino al 1° maggio 2026, una misura che garantisce un risparmio netto di 24,4 centesimi al litro agli automobilisti italiani. Una decisione che, nel tratto di confine tra la provincia di Varese e il Canton Ticino, sta producendo effetti collaterali inattesi.
Una misura pensata per alleviare il peso del carburante sulle tasche degli italiani si sta trasformando in un problema serio per i benzinai del Canton Ticino con gli automobilisti svizzeri che vengono a fare il pieno in Italia e, soprattutto, i tanti frontalieri che ora preferiscono fare il pieno.
Il taglio delle accise influenza il mercato di confine
I numeri parlano chiaro. Secondo i dati aggiornati al 3 aprile dal Touring Club Svizzero (TCS), la benzina senza piombo 95 costa in Svizzera 1,89 franchi al litro, il diesel 2,24 franchi. Convertiti in euro al cambio attuale, i prezzi italiani risultano nettamente inferiori: una forbice che non passa inosservata agli automobilisti di qua e di là del confine.
Distributori senza carburante a Varese, il ruolo delle compagnie petrolifere e dei clienti svizzeri
«Stiamo osservando un po’ di pendolarismo degli automobilisti svizzeri», racconta Massimo Sassi, presidente territoriale della Federazione italiana benzinai (Faib). «Stanno inoltre ritornando a rifornirsi nei distributori della provincia anche diversi frontalieri italiani prima abituati a recarsi in Svizzera per fare carburante». Un doppio movimento che inverte una tendenza consolidata negli ani scorsi: per anni i frontalieri che lavorano in Canton Ticino erano soliti approfittare dei prezzi elvetici, spesso convenienti, per fare il pieno prima di rientrare. Ora la logica si è capovolta.
Sassi ridimensiona però la portata del fenomeno sul versante svizzero: l’arrivo dei clienti d’oltre confine resta per ora marginale e “presumibilmente” temporaneo, legato alla durata del provvedimento governativo italiano e alla situazione geopolitica.
La richiesta di intervento dei benzinai svizzeri
Sul fronte ticinese la preoccupazione è invece concreta. Ll’Associazione Ticinese delle Stazioni di Servizio (ATSS), ha espresso in una nota ufficiale forte allarme per la tenuta economica delle pompe di benzina nelle zone di frontiera. Il rischio, secondo l’associazione, è un crollo verticale della clientela locale, attratta dai prezzi più vantaggiosi praticati in territorio italiano.
L’ATSS ha formalmente chiesto un intervento urgente del Consiglio Federale a Berna, giudicando fino ad oggi «assente» la Confederazione nella gestione della crisi.
Tra le misure proposte figurano interventi e strumenti di tutela specifici per gli operatori delle stazioni di servizio situate nella fascia di confine. L’obiettivo è mitigare gli effetti di una concorrenza alimentata non dal mercato, ma da una scelta fiscale straordinaria di un governo straniero.
La misura italiana è per definizione temporanea — scade il 1° maggio 2026 — ma i gestori ticinesi avvertono che ogni proroga diventa un precedente. Nel medio termine, il rischio è una riduzione del numero di stazioni di servizio nelle aree di confine, con ricadute non solo economiche ma anche di accessibilità per le comunità che vi abitano.
Un confine poroso che inverte i flussi
Quello che si osserva oggi ai distributori della provincia di Varese non è un fenomeno nuovo, ma l’ennesima manifestazione di una dinamica strutturale che il sindaco di Lavena Ponte Tresa, Massimo Mastromarino, presidente dell’Associazione dei Comuni di Frontiera, ha definito con un’espressione precisa: «territorio poroso». Un confine che non è mai stato un muro, ma piuttosto una membrana attraverso cui persone, merci e capitali filtrano ogni giorno, in entrambe le direzioni, seguendo la logica della convenienza.
Il “territorio poroso” tra Varese e la Svizzera: un confine che ora unisce più che dividere
La direzione di questi flussi cambia nel tempo, a seconda di chi offre condizioni migliori. Lo ricorda bene chiunque abbia vissuto in quest’area negli ultimi decenni: fino a non molto tempo fa era esattamente l’opposto di oggi. Quando il prezzo della benzina era sensibilmente più basso in Svizzera rispetto all’Italia, i varesini attraversavano il confine per fare il pieno. Il fenomeno raggiunse proporzioni tali da allarmare le istituzioni italiane: la Regione Lombardia fu costretta a introdurre uno sconto specifico sui carburanti per i residenti lombardi, nel tentativo di evitare il collasso delle stazioni di servizio della fascia di confine.
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