Concerti, volontari e scuola di italiano: l’assemblea del Gagarin racconta un anno intenso. Castiglioni nuovo presidente
Quello che è nato nel 2016 da un ex spazio industriale abbandonato di quattrocento metri quadri in Via Galvani Circolo Gagarin è diventato nel tempo qualcosa che i fondatori stessi faticano a definire con una parola sola
Non è un bar, non è un live club. È qualcosa di più difficile da spiegare e forse è proprio per questo che funziona. Domenica scorsa il Circolo Gagarin di Busto Arsizio ha tenuto la sua Assemblea Ordinaria annuale, il momento in cui la comunità di soci si ritrova per fare i conti con l’anno passato e decidere chi guiderà l’associazione nei prossimi tre anni.
Il nuovo consiglio direttivo
Il risultato più visibile è il nuovo Consiglio Direttivo per il triennio 2026-2029: alla presidenza è stato eletto Francesco Castiglioni, affiancato dai vice-presidenti Maria Chiara Vita e Giada Collauto. Emanuele Fontana si occuperà della tesoreria, mentre il consiglio è completato da Carlo Macchi, Anna Tommasella, Mohammad Asfikar Islam, Simone Muri e Simone Grillo. Un ringraziamento è andato a Giorgio Crespi e Giacomo Rogora, che lasciano dopo il mandato uscente.
Concerti, eventi, corsi, iniziative: il 2025 in numeri
Ma l’assemblea è stata anche l’occasione per tirare le somme di un 2025. La base associativa si attesta a 3.854 tesserati, con una leggera flessione rispetto all’anno precedente. Eppure i numeri sull’attività raccontano tutt’altro: 62 concerti, 54 eventi culturali tra talk, teatro e cinema, festival come Cine Underground, Agitazioni, Innesti e Lingua Comune.
Lo Sportello Psicologico ha seguito 30 persone grazie a cinque psicologi volontari, la Scuola di Italiano per Stranieri ha accolto ogni domenica una venticinquina di partecipanti. Poi i corsi di pugilato, yoga, e il nuovo Tai Chi.
Quello che è nato nel 2016 da un ex spazio industriale abbandonato di quattrocento metri quadri in Via Galvani Circolo Gagarin è diventato nel tempo qualcosa che i fondatori stessi faticano a definire con una parola sola. L’assemblea, con la sua forma partecipata e la sua vocazione alla trasparenza, è forse il momento in cui quella definizione emerge più chiaramente: ogni euro che entra viene reinvestito in cultura e servizi, i soci non sono clienti ma, come amano dire al Gagarin, “proprietari collettivi dello spazio”.
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