È morta Maria Agostina Pellegatta, ex parlamentare comunista di Cassano Magnago
Rimasta attiva sul piano culturale anche in età avanzata, Pellegatta aveva continuato a coltivare la memoria storica della sinistra italiana
Si è spenta Maria Agostina Pellegatta, storica figura della sinistra varesina e cassanese, nata a Cassano Magnago il 18 settembre 1938. Aveva 87 anni. La notizia della sua scomparsa si è diffusa oggi, venerdì 10 aprile.
Insegnante di professione, Pellegatta aveva intrecciato fin da giovane la propria vita con quella del Partito Comunista Italiano, diventando un punto di riferimento per il movimento operaio e progressista del territorio. La sua carriera parlamentare prese avvio con la VI legislatura della Repubblica, quando fu eletta deputata alla Camera nel 1972: in quell’incarico sedette nella Commissione Istruzione e Belle Arti, di cui fu anche segretaria, occupandosi tra l’altro di temi legati all’istruzione speciale e all’integrazione degli studenti con disabilità sensoriali. Rieletta nella VII legislatura, rimase a Montecitorio fino al 1979.
Dopo la svolta della Bolognina e lo scioglimento del PCI, Pellegatta non abbandonò le proprie convinzioni: aderì a Rifondazione Comunista, con cui si candidò alle elezioni europee del 1994 nella circoscrizione Italia Nord-Occidentale, raccogliendo circa 2.500 preferenze senza risultare eletta.
Il ritorno in Parlamento arrivò nel 2006, quando fu eletta senatrice in Lombardia nelle file del Partito dei Comunisti Italiani, nell’ambito della coalizione di centrosinistra guidata da Romano Prodi. Nella XV legislatura fece parte della Commissione parlamentare antimafia — di cui divenne capogruppo — della Commissione per l’infanzia e delle delegazioni italiane presso il Consiglio d’Europa e l’Assemblea dell’Unione dell’Europa Occidentale.

Rimasta attiva sul piano culturale anche in età avanzata, Pellegatta aveva continuato a coltivare la memoria storica della sinistra italiana. Nel 2020 VareseNews l’aveva incontrata nella sua casa di Cassano Magnago, dove stava lavorando a un libro e a un documentario sulla Svolta di Salerno del 1944, partendo da un vecchio disco a 33 giri con un discorso di Togliatti. Si era definita orgogliosamente «togliattiana» e non aveva mai rinnegato le proprie radici politiche.
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