Gli studenti della media Pellico intervistano Vescovi, Ferraiuolo e Ossola
L'evento promosso dalla scuola all'interno della Varese School Cup U14. Vescovi ai ragazzi: "Errori e sconfitte fanno parte del gioco, aiutano a crescere"
Riuniti in aula magna, i ragazzi delle classi prime della scuola media Pellico nella mattinata del 16 aprile hanno intervistato per oltre un’ora Francesco Vescovi, che con le sue 21 stagioni in maglia Bianco Rossa è il giocatore con maggiori presenze in campionato nella storia della squadra varesina.
L’eventoha chiuso un ciclo di tre incontri de “La scuola incontra i campioni”, promossi dall’Istituto comprensivo Varese 2 con grandi personaggi della Pallacanestro Varese.
Tre eventi importanti per la scuola Pellico – che punta ad attivare una curvatura sportiva, come ha ricordato la preside Katia Gargano – estremamente formativi per gli studenti. «Poter fare domande dirette e ascoltare l’esperienza degli atleti è una grande occasione di crescita per i ragazzi, anche per i valori personali, civici ed emotivi. oltre che sportivi, che li accompagnano», ha spiegato l’insegnante Susanna Padovan – figlia del cestita Renato Padovan che guidò la Ignis Varese al supo primo scudetto – referente d’Istituto del progetto Varese School Cup U14 2026.
Con queste interviste – le prime due settimana scorsa a Massimo Ferraiuolo, ex cestista e manager della squadra e al mitico Aldo Ossola, bandiera della Ignis Varese – i ragazzi della Pellico parteciperanno all’ultima sfida della seconda edizione della Varese School Cup U14, quella nell’area comunicazione. 
Dal parquet alla scuola
Ferraiuolo ha raccontato ai ragazzi delle classi seconde tanti aspetti anche del dietro le quinte della gestione di una squadra di serie A1. Inclusi i compiti di accoglienza e di accompagnamento, persino nel fare la spesa, degli atleti che arrivano dall’estero e all’inizio sono spaesati in una città che non conoscono.
Aldo Ossola invece è stato intervistato dai ragazzi delle classi terze, regalando alcuni aneddoti personali di un’epoca in cui i grandi campioni di serie A1 dovevano lavorare, oltre che giocare, per poter mantenere la famiglia.
Tempestato da decine di domande dei ragazzi di prima Cecco Vescovi ha raccontato tutto di sé e della sua esperienza. Quella professionale e basata sui dati, incalzato dalle domande dei giornalisti in erba del team comunicazione, preparatissimi sul suo passato, sullo scudetto della stella nel ’99 e sulle presenze in nazionale. E poi anche esperienze personali e curiosità che gli altri studenti presenti all’incontro hanno voluto conoscere, rapportando spesso le proprie esperienze sportive a quelle del grande campione.
Vescovi ha risposto a tutti, raccontando dei primi tiri a canestro in oratorio, poi gli allenamenti alla Robur e il debutto in serie A con la Pallacanestro Varese contro la Virtus Bologna «che era fortissima allora. Avevo 16 anni – ha raccontato – Ho anche segnato i miei primi due punti. Un sogno ad occhi aperti».
Tra i momenti salienti anche il debutto in nazionale, a Praga: «Di quello ricordo anche l’atterraggio dell’aereo in una bufera di neve”.
E poi lo scudetto della stella: «Non partivamo favoriti. Avevo 36 anni, ero tornato nella mia città, non ci pensavo più – Eppure si è creata quest’atmosfera pazzesca, irripetibile. In squadra c’era una grande voglia di migliorarsi tutti assieme. Vittoria dopo vittoria è cresciuta la consapevolezza di poter raggiungere un risultato insperato ed è stata una scintilla, alimentata dalla volontà di tutti e dallo spirito di sacrificio personale a vantaggio della squadra». 
Sport scuola di vita
Non solo vittorie però. Nel rispondere alle domande dei ragazzi della Pellico, Vescovi ha raccontato anche delle sconfitte «che sono state tante e non piacciono mai, a nessuno- ha detto – Ma bisogna metterle in conto. Le sconfitte, come gli errori, fanno parte del gioco e della vita. Nessuno arriva a vincere senza commettere errori».
Anche incontrare qualcuno che è più forte, o più bravo è una grande occasione, anche per i campioni: «Magari perdi nel confronto ma comunque hai l’opportunità di imparare qualcosa – Ha raccontato Vescovi – Quando avevo 31 anni con me in squadra a Varese c’era un croato fortissimo, Komazec, che giocava titolare nel mio stesso ruolo. E io sempre in panchina. Ma allenarmi tutti i giorni con lui è stato fondamentale per me per crescere. Poter osservare i suoi movimenti, capire i suoi tempi. Un buon giocatore deve saper essere una spugna e saper imparare da compagni di squadra e avversari più forti».
E quando un ragazzo gli ha chiesto se gli fosse capitata una partita falsata da un arbitro, Vescovi lo ha invitato a riflettere. «Hai mai arbitrato? – gli ha chiesto – Non è semplice. Anche l’arbitro può sbagliare, come tutti. Secondo me se in campo un arbitro sbaglia, e certo può succedere, è meglio parlarci e aiutarlo. Arrabbiarsi o recriminare non serve a nessuno».
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