Il legame di Viggiù con il capolavoro di Puccini, ma non chiamatela “Turandò”

Dario Monticelli di Officine Musicali racconta a La Materia del Giorno come il librettista Renato Simoni scrisse "nel suo rifugio" il libretto dell'opera celebre in tutto il mondo. E quell'errore comune sulla pronuncia della principessa d'Oriente

turandot

Il nome di una principessa d’Oriente e la Valceresio solo legati, forse per alcune persone inaspettatamente, da una storia che dura da esattamente un secolo. Renato Simoni, librettista di Turandot insieme a Giuseppe Adami, elesse per oltre trent’anni Viggiù come suo luogo dell’anima, un ritiro creativo dove nacquero gran parte dei versi del libretto dell’opera rimasta incompiuta di Giacomo Puccini. Proprio il compositore frequentò abitualmente il paese, spesso per battute di caccia o in incognito, lasciando tracce documentali che oggi l’associazione Officine Musicali APS sta valorizzando in occasione del centenario del debutto alla Scala.

Ospite alla trasmissione tv di VareseNews, la Materia del Giorno, Dario Monticelli, presidente della realtà associativa che quest’anno festeggia i vent’anni di attività, spiega come il progetto Simoni-Turandot nasca da una ricerca meticolosa tra archivi storici e memorie familiari. «La cosa interessante è proprio veramente la riscoperta di questa storia» racconta Monticelli durante l’approfondimento. «C’era una traccia di un passaggio di Giacomo Puccini nel 1921 a Viggiù, ma poi, andando a scavare nelle carte, nei carteggi, parlando anche con gli eredi della famiglia Simoni, scartabellando, sono saltate fuori anche delle foto che ci dicono che Puccini fu presente nelle nostre zone più volte».

Il programma di eventi a Villa Borromeo vede il suo momento principale il 25 aprile, data legata alla prima messa in scena del 1926 alla Scala di Milano. La giornata inizia alle 11 con un ufficio postale filatelico e un timbro commemorativo realizzato con il Poligrafico dello Stato, per proseguire con iniziative che coinvolgono il paesaggio e i più giovani. È previsto il Cammino di Turandot, un’escursione che da Viggiù risale verso il colle Sant’Elia e Rendemuro, attraversando gli spazi che ispirarono Simoni. Nel pomeriggio si terrà un laboratorio gratuito sulla fiaba dedicato ai ragazzi e sarà allestito un angolo fotografico per ritrarsi in abiti dell’epoca.

L’iniziativa punta anche a una corretta divulgazione, partendo proprio dal nome della protagonista. Monticelli sottolinea l’importanza di mantenere la “t” finale, legata alla radice persiana “Turan-dot“, ovvero “figlia di Turan”. Come spiega il presidente di Officine Musicali APS: «Chi proprio volesse fare il raffinato, piuttosto può dire Turandotte, ma mai Turandò». Questa attenzione alla sostanza fa parte della missione dell’associazione, nata per rendere la musica sinfonica e operistica un patrimonio accessibile, capace di unire le persone attraverso la bellezza dello stare insieme.

Il percorso culturale non si ferma alle celebrazioni di aprile. A fine giugno verrà inaugurata una grande mostra dedicata a Renato Simoni come intellettuale di rilievo nazionale, capace di legare il territorio varesino a figure come Eleonora Duse, Gabriele D’Annunzio e i fratelli De Filippo. Le collaborazioni con l’Archivio Storico Ricordi e il Museo Teatrale del Teatro alla Scala confermano la solidità di un progetto che restituisce a Viggiù un ruolo centrale nella geografia pucciniana.

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Pubblicato il 17 Aprile 2026
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