Il Premio Chiara torna a casa: il Comune di Varese accoglie l’associazione degli Amici
Sottoscritta un'intesa di 5 anni tra Palazzo Estense e l'Associazione che si sposterà inizialmente nella biblioteca di via Sacco per poi avere uno spazio definitivo nella Caserma Garibaldi. Si ricuce lo strappo culturale della fine del secolo scorso
Un legame che si era spezzato sul finire degli anni Novanta è stato oggi ricostruito. Il sindaco di Varese Davide Galimberti e Salvatore Consolo, legale rappresentante dell’associazione Amici del Premio Chiara, hanno sottoscritto una convenzione quinquennale che segna il ritorno del prestigioso premio letterario nell’orbita istituzionale del Comune. Un accordo che non è solo amministrativo, ma ha il sapore di una riconciliazione culturale attesa da decenni.
Il Premio nato con il Comune e poi emigrato nel 1999
La storia del Premio Chiara e del Comune di Varese è fatta di radici comuni e di una rottura mai del tutto digerita. Il premio nasce nel 1989 su iniziativa dell’assessorato alla cultura, con l’obiettivo di mantenere viva la memoria di Piero Chiara e di valorizzare la cifra letteraria che più lo contraddistingueva: il racconto breve.
Nel 1997 prende vita l’associazione degli Amici, voluta per dare struttura e continuità all’iniziativa. Ma nel 1999 arriva lo strappo: l’allora assessore alla cultura spinge per aprire il premio anche ai romanzi. L’associazione, sostenuta dalla famiglia Roncoroni, vuole restare fedele al racconto. La rottura è netta, e da quel momento il Premio Chiara prosegue il suo cammino in piena autonomia, senza il sostegno istituzionale del Comune.
Il riavvicinamento nel 2019 interrotto dal Covid
L’idea di ricucire era già nell’aria nel 2019, quando l’amministrazione aveva elaborato con Bambi Lazzati il testo per riavviare la collaborazione. La pandemia aveva bloccato tutto. Oggi quell’accordo è realtà: « È nostra precisa volontà si sostenere e consolidare un premio nazionale e internazionale che ha dimostrato di avere grande importanza per il territorio – ha spiegato il sindaco Galimberti – la collaborazione ha anche l’obiettivo di garantire il coinvolgimento delle altre istituzioni e realtà nella realizzazione di un progetto di rete».

Cosa prevede la convenzione
La convenzione, della durata di cinque anni e rinnovabile, stabilisce una serie di impegni reciproci. L’associazione mantiene piena autonomia giuridica e organizzativa: sarà lei a organizzare il festival, gli eventi e tutte le iniziative legate al premio. Il Comune, da parte sua, garantisce supporto organizzativo attraverso la propria macchina amministrativa e mette a disposizione una sede fisica.
In via provvisoria l’associazione troverà spazio presso la Biblioteca Civica di Via Sacco, una collocazione che Consolo non esita a definire “un indirizzo adatto per un premio letterario”. L’accordo prevede inoltre un coordinamento del calendario degli eventi per evitare sovrapposizioni e favorire un’integrazione con la programmazione culturale cittadina.
La destinazione definitiva sarà però un’altra, e più ambiziosa. «Il passo ulteriore di questo accordo è il riconoscimento di uno spazio stabile e duraturo – spiega l’assessore alla cultura Enzo Laforgia – in prospettiva, il Premio Chiara troverà casa presso il futuro polo culturale della città, ovvero l’ex Caserma Garibaldi, attualmente in fase di ristrutturazione».
Sui tempi, Laforgia è cauto ma ottimista: «I cantieri hanno i loro ritmi, ma contiamo che già entro la fine dell’anno si possa aprire la prima parte della struttura, destinata ad aula e studio. La gara per gli arredi è in fase di definizione, il progetto è già pronto. Credo che nel giro di un anno, un anno e mezzo, il polo culturale prenderà vita».
«Le persone passano, il premio deve continuare» sottolinea Consolo, che guarda anche al futuro puntando sulla costruzione di un gruppo di giovani in grado di portare avanti l’organizzazione. Il consigliere Cesare Chiericati ricorda poi una delle caratteristiche fondamentali del Premio Chiara: la sua transfrontalierità, lo stretto legame con lo spazio culturale che unisce l’alta Lombardia e il Canton Ticino di lingua italiana, una dimensione che la nuova collaborazione con il Comune dovrà contribuire a rafforzare.
«Nessuno sopravvive da solo – ha detto l’assessore Laforgia. “Solo la rete può garantire un sistema culturale esteso e vitale.” Il Premio Chiara, dopo venticinque anni, ha scelto di tornare a farne parte.
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