“Il sangue arrivava fino al portico”: la vicina racconta l’aggressione mortale
La donna ha osservato l'agguato dal balcone: "Ho sentito rumore, mi sono affacciata e ho visto la scena. Erano quattro, uno gridava di scappare"
«Il sangue arrivava fino sotto il portico». A parlare è una donna che abita a pochi metri dal luogo dell’aggressione mortale avvenuta nella notte tra venerdì e sabato in via Porro a Induno Olona, dove un uomo, Enzo Ambrosino, 30 anni, è stato ucciso e altri tre sono rimasti gravemente feriti.
La vicina, affacciata dal balcone dopo aver sentito dei rumori, ha assistito alla scena. «Ero a letto, ho sentito rumore e mi sono affacciata. Ho detto: ma che cavolo è successo? C’era una moto per terra, lui per terra, e c’era sangue dappertutto, fino sotto il portico», racconta ancora scossa.
Secondo la sua testimonianza, sul posto c’erano quattro persone. «Erano quattro ragazzi, però uno stava in macchina. Uno diceva: andiamo, andiamo, scappiamo, scappiamo. E sono scappati tutti e quattro in una macchina nera», riferisce la donna.
La scena che ha visto dal balcone l’ha colpita profondamente. «Sono scesa e ho visto il ragazzo. Era tutto pallido, l’ho visto e mi è sembrato morto». Alla domanda su quali oggetti fossero stati usati nell’aggressione, la donna risponde: «Per me erano delle cose di legno e di ferro».
Sul posto, nei pressi della casa, tra le corti di via Porro e via Comi, a pochi metri di distanza l’una dall’altra, anche i parenti della vittima, i cugini e la zia, alla quale è stato affidato il cane di Enzo, un molosso di medie dimensioni: non hanno assistito in prima persona ai momenti caldi dell’aggressione finita con la morta del loro congiunto, ma sono scesi in strada poco dopo.
Il papà di Enzo si è invece precipitato in strada subito per difendere il figlio ed ha riportato una ferita al capo: le tracce di sangue sono ben evidenti davanti al portone d’ingresso della corte e fin sulla porta di casa. Tracce sotto esame dei tecnici dei carabinieri arrivati nella mattinata per i rilievi del caso. La madre del 30enne, accompagnando i carabinieri nell’appartamento di via Comi, si è lasciata scappare solo un laconico: «Mi hanno ammazzato un figlio, cosa volete che vi dica».
La zia e i cugini spiegano che stavano dormendo al momento dell’aggressione e sono stati svegliati dal trambusto: «Pensavamo a degli schiamazzi, mai avremmo immaginato una cosa del genere». La zia è scesa poco dopo e ha visto il nipote riverso al suolo: «Una scena tremenda, indescrivibile».
Nessun altro vicino sembra aver visto nulla e apparentemente nessuno sembra conoscere Enzo Ambrosino, trasferitosi a Induno Olona da poche settimane in via Comi, in un appartamento preso in affitto di fianco a quello dei genitori.
I carabinieri di Varese stanno raccogliendo le testimonianze dei residenti per ricostruire l’esatta dinamica dei fatti.
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