Il volontariato raccontato agli studenti dell’Insubria, «Una chiave per uscire da se stessi»

Al convegno di mercoledì 15 aprile, docenti, ricercatori ed esperti hanno illustrato esempi concreti di impegno sociale attivi sia in Italia che all'estero. Focus anche sulle opportunità offerte dal Servizio civile universale

Generico 13 Apr 2026

Il volontariato come strumento per cambiare la realtà che ci circonda, ma anche per migliorare se stessi. Il convegno che si è tenuto mercoledì 15 aprile all’Università degli Studi dell’Insubria nell’ambito del corso di Comunicazione della scienza tenuto dal professor Federico Pasquarè Mariotto, è stato un tuffo alla scoperta del valore del volontariato attraverso il racconto di realtà virtuose attive sia in Italia che all’estero, e le opportunità a disposizione degli studenti anche grazie al Servizio civile universale.

Il volontariato strumento contro il disagio e di trasformazione

Il disagio giovanile – aggravato dopo la pandemia di Covid – si trasforma spesso in sfiducia e distacco. Secondo la docente Paola Biavaschi, direttrice del DiSuit e delegata della rettrice all’Uguaglianza di genere e alle pari opportunità, il volontariato è capace di aiutare a combattere questo tipo di immobilità. «L’impegno gratuito e generoso – afferma Biavaschi – è la chiave per uscire da sé stessi e migliorare l’autostima».

Opinione condivisa anche dal professor Giulio Facchetti, che ha ricordato il ruolo della sua esperienza di volontariato giovanile all’interno della Lega italiana per la lotta contro i tumori nella sua cittadina d’origine. «Nel volontariato – sottolinea Facchetti – si osserva il proprio impegno generare cambiamenti concreti. L’ideologia oggi fa fatica ad attirare i giovani alla politica, ma il volontariato è un’anticamera per riattivare in loro la voglia di mettersi in gioco per trasformare la realtà sociale in cui si vive».

La trasformazione del volontariato

Secondo l’Osservatorio volontariato dono e agire gratuito, c’è un calo generale nel numero di volontari, soprattutto tra i giovani. Il report dipinge una situazione in profonda trasformazione, in cui le forme tradizionali di volontariato risultano meno attrattive.

«I giovani – spiega il docente Sebastiano Citroni – preferiscono forme di impegno più eterogenee, unendo diverse attività apparentemente scollegate. I giovani si avvicinano al volontariato perché si sentono chiamati e responsabilizzati da situazioni che li riguardano spesso da vicino. Mettendosi in gioco, i giovani volontari avviano così un processo di trasformazione tanto a livello sociale quanto in loro stessi: si tratta di quel fenomeno che il sociologo tedesco Hartmut Rosa chiama “risonanza”».

Volontariato ambientale, una proposta di studio

Tra le iniziative di volontariato che negli ultimi anni hanno acceso maggiormente l’iniziativa dei più giovani, ci sono l’ambientalismo e la lotta ai cambiamenti climatici. Giacomo Furlanetto, assegnista di ricerca DiSuit, ha illustrato agli studenti il progetto di un sondaggio che punta a indagare sul ruolo del volontariato ambientale nella partecipazione dei giovani alla vita sociale attiva.

Associazioni come presidi contro i totalitarismi e a difesa dei più fragili

Durante l’incontro, il prof Francesco Di Iorio ha ricordato – citando il pensiero di noti studiosi liberali come Karl Popper e Friedrich Hayek – come le associazioni di volontariato (insieme ai partiti, alle associazioni culturali e alle organizzazioni religiose) rappresentino quei «corpi intermedi» che raccolgono i bisogni della popolazione e ne danno rilevanza, costituendosi così come vedette di guardia contro l’insorgere di nuovi totalitarismi.

Secondo Lucia Boccaccin, docente dell’Università Cattolica, il volontariato è anche un antidoto contro «l’individualismo estremo che attanaglia la nostra società, e che è nemico della cultura della cura». Per Boccaccin coltivare le relazioni sociali permette di conoscere meglio le caratteristiche della società, le sue esigenze e i cambiamenti che la attraversano.

«L’erosione del volontariato – commenta Boccaccin – è un rischio che porta con sé gravi conseguenze soprattutto per i più fragili. Bisogna riuscire a costruire una rete, mettendo insieme realtà con competenze specifiche, ma capaci di creare sinergia ».

Diplomazia informale, migranti e accesso alle cure, esempi di volontariato in Italia e nel Mondo

Durante il convegno spazio anche ad alcune delle realtà di volontariato più interessanti attive sul territorio nazionale e all’estero. Paola Bonizzoni, docente dell’Università degli Studi di Milano, ha affrontato il tema del coinvolgimento dei giovani in attività di volontariato su temi spesso motivo di discussione come l’immigrazione, raccontando – tra gli altri – del progetto “Refugees welcome”, attraverso il quale i cittadini possono ospitare richiedenti asilo nelle proprie abitazioni per un periodo di tempo, favorendo la convivenza e la conoscenza reciproca.

Il tema delle difficoltà di accesso alle cure per i migranti è stato al centro anche dell’intervento di Francesca Scamardella, docente dell’Università di Napoli Federico II, che ha illustrato l’attività di screening sanitario svolta dall’ateneo su un gruppo di richiedenti asilo e l’indagine sulle problematiche riscontrate da donne migranti nelle cure ricevute in ospedale.

La professoressa Federica Frediani dell’Università della Svizzera italiana ha invece presentato il Middle East Mediterranean Summit, organizzato dall’ateneo a Lugano e dedicato a persone dai 25 ai 35 anni provenienti dalla regione del Medio Oriente mediterraneo. «Un tentativo di diplomazia informale – spiega Frediani –, per offrire ai giovani di quei territori spesso coinvolti in crisi internazionali e a volte in veri e propri conflitti armatti, un luogo sicuro per esprimere le proprie idee, dialogare e cercare soluzioni».

Servizio civile universale, sfide e opportunità

Una parte importante del convegno è stata dedicata al Servizio civile universale: progetti a metà tra lavoro e volontariato riservati ai giovani tra i 18 e i 28 anni con posizioni all’interno della pubblica amministrazione o nelle realtà che contribuiscono a rendere attiva la vita sociale del territorio.

Dopo un’introduzione a cura della dottoressa Roberta Grasselli sulle tappe che hanno portato alla costituzione del Servizio civile universale così come si conosce oggi, la dottoressa Morena Tevisio del Csv Insubria ha illustrato agli studenti le opportunità che il Servizio civile offre ai giovani e le modalità per aderirvi.

«Ho visto giovani – racconta Tevisio – pieni di dubbi, che dopo un’esperienza col Servizio civile hanno trovato la loro strada, scegliendo percorsi di studio e professioni in linea con le attività che avevano svolto. Il Servizio civile è uno strumento che offre ai ragazzi il “lusso” di dedicarsi alla propria comunità e li avvicina al loro destino.».

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Pubblicato il 16 Aprile 2026
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