Mastini Varese, una rete che vale più del risultato: “Insieme siamo una forza”
La storia dei Mastini Varese racconta molto di più di una vicenda sportiva. È la vita di una comunità, una rete di imprese, partner, famiglie e sostenitori che negli anni ha contribuito a far crescere non solo una squadra di hockey, ma un vero progetto di territorio
La storia dei Mastini Varese racconta molto di più di una vicenda sportiva. È la vita di una comunità, una rete di imprese, partner, famiglie e sostenitori che negli anni ha contribuito a far crescere non solo una squadra di hockey, ma un vero progetto di territorio.
A fare da filo conduttore all’incontro proposto da Yop e condotto da Marcello Vitella all’interno della Elmec, è stato un messaggio semplice e potente: nello sport si può vincere e si può perdere, ma ciò che resta davvero sono i valori. È da qui che è partita la riflessione iniziale, con un richiamo forte al significato più profondo dell’esperienza dei Mastini.
“La parte sportiva è importantissima, certo, ma ciò che conta davvero sono i valori che ci stanno dentro”, è stato ricordato durante la serata. Un passaggio che ha sottolineato come i risultati ottenuti finora siano nati dal contributo di tutti: società, sponsor, partner, volontari, famiglie e tifosi. Una rete che, è stato detto con chiarezza, rappresenta almeno “il 50%” della forza del progetto. Senza questo sostegno, non ci sarebbe stato “niente di tutto ciò”.
Da qui anche l’invito, accolto con convinzione dalla sala, a riconoscersi il merito del cammino fatto finora con un applauso collettivo. Un gesto simbolico, ma significativo, per celebrare una realtà che oggi ha anche una responsabilità precisa: prendersi cura di “questo bambino nato quattro anni fa”, HCMV Varese Hockey, e accompagnarlo nella sua crescita futura.
L’obiettivo: allargare la rete
Il cuore dell’evento è stato proprio questo: consolidare e ampliare la rete costruita attorno ai Mastini. Una “call to action” chiara, già in parte realizzata, ma che guarda avanti con ambizione. Restare uniti, continuare a collaborare, coinvolgere nuovi soggetti e trasformare il sostegno alla squadra in un ecosistema sempre più vivo e partecipato.
A ospitare l’incontro è stato ancora una volta lo spazio aziendale che già in passato aveva accolto eventi simili. Alessandro Ballerio, intervenuto in apertura, ha ricordato come questo sia stato il terzo appuntamento dedicato ai Mastini e ai loro sostenitori, confermando la volontà dell’azienda e della famiglia di continuare a supportare il progetto.
Il suo intervento ha messo in evidenza un tema centrale: la sostenibilità economica. Un concetto caro a ogni imprenditore e decisivo anche per una società sportiva. La raccomandazione fatta fin dall’inizio alla dirigenza è stata quella di evitare il “passo più lungo della gamba”, preferendo una crescita equilibrata, fondata su una rete di sponsor locali affezionati, piuttosto che sulla dipendenza da un unico grande mecenate. Una scelta che oggi appare vincente e che ha dato solidità al progetto.

Sport, territorio e nuove generazioni
Tra le testimonianze più sentite della serata, quella di Andrea Grimaldi di Elmec Solar, azienda del gruppo Elmec attiva da oltre vent’anni nella progettazione e installazione di impianti fotovoltaici per le imprese. Il suo contributo ha legato il tema della sostenibilità ambientale a quello della sostenibilità sociale e sportiva.
Nel raccontare il rapporto con i Mastini, Grimaldi ha portato anche un aneddoto personale, parlando della passione nata in sua figlia per l’hockey. Un entusiasmo che si è acceso dapprima attraverso il cinema e poi si è trasformato in un legame concreto con la realtà varesina. Da qui una riflessione molto chiara: l’hockey, oggi, rappresenta uno sport capace di trasmettere valori autentici alle nuove generazioni.
Coraggio, spirito di sacrificio, capacità di affrontare le difficoltà, rispetto dell’avversario: sono questi, secondo Grimaldi, gli insegnamenti più preziosi di uno sport che riesce ancora a comunicare in modo diretto e sincero. L’immagine dei bambini a bordo campo che danno il pugno ai giocatori tra un cambio e l’altro è stata descritta come uno dei simboli più forti di questo messaggio educativo.

La rete come modello di sviluppo
Il tema centrale della serata è stato approfondito anche grazie all’intervento del professor Massimo Folador, docente di business ethics e studioso delle dinamiche di rete. Invitato a offrire una lettura più ampia del percorso dei Mastini, Folador ha proposto una riflessione sul significato della rete in un contesto sociale ed economico sempre più complesso.
La sua analisi è partita da un concetto chiave: oggi non basta più ragionare soltanto in termini di capitale economico o umano. Diventa decisivo anche il “capitale relazionale”, cioè l’insieme delle relazioni interpersonali che generano fiducia e rendono possibili non solo i progetti sociali, ma anche le stesse transazioni economiche.
Secondo Folador, la complessità del presente nasce dall’intreccio di molte variabili: crisi ambientali, tensioni sociali, mutamenti generazionali, difficoltà energetiche, denatalità, cambiamenti nel mondo del lavoro. Davanti a tutto questo, nessuno può pensare di farcela da solo. La risposta possibile sta proprio nelle relazioni e nella capacità di costruire sistemi aperti, dove imprese, istituzioni, scuole, sport e territorio collaborano in modo strutturato.
In questo senso, il progetto Mastini è stato indicato come un esempio concreto di rete funzionante: una realtà capace di creare connessioni tra soggetti diversi, di attivare occasioni economiche, sociali e culturali, e di generare valore condiviso.
Dalle sponsorizzazioni alle attivazioni concrete
Nel corso della serata sono stati portati anche esempi pratici di ciò che significa fare rete. Non una semplice esposizione di loghi, ma un insieme di attivazioni reali che coinvolgono sponsor, scuole, famiglie, attività commerciali e mondo sociale.
È stato citato, per esempio, il progetto nato dalla collaborazione con Coop Lombardia, l’Istituto De Filippi e i Mastini, culminato in un’iniziativa originale e coinvolgente come quella della “pasta giallonera”. Un’attività che ha avuto il merito di unire marketing, territorio, giovani e squadra in un’unica esperienza condivisa.
La fiducia, base di ogni squadra
A chiudere il cerchio è stato il richiamo al tema della fiducia, portato dentro e fuori dal ghiaccio. Da un lato il professor Folador ha spiegato come la fiducia rappresenti il punto più alto della relazione: qualcosa che richiede tempo, ascolto, coerenza, competenza e impegno costante. Dall’altro, il capitano dei Mastini ha riportato questo concetto nel quotidiano dello spogliatoio.
Per costruire una squadra vincente, ha spiegato, la fiducia è il presupposto di tutto. Fiducia tra compagni, tra giocatori e staff, tra chi lavora ogni giorno per un obiettivo comune. I successi degli ultimi anni, ha detto, nascono proprio da lì. Ma la fiducia è anche fragile: richiede tempo per essere costruita e può incrinarsi in un attimo. Per questo va alimentata attraverso la condivisione della fatica, delle gioie, delle sconfitte, dei momenti difficili e della volontà costante di non mollare.
È in questi passaggi che lo sport ritrova la sua funzione più alta: diventare metafora della vita e palestra di relazioni vere.
Un progetto che guarda avanti
La serata dedicata ai Mastini Varese ha confermato una convinzione sempre più forte: questa squadra oggi rappresenta molto più di una realtà sportiva. È un progetto collettivo, un laboratorio di relazioni, un esempio di come il territorio possa unirsi attorno a valori condivisi.
La vittoria o la sconfitta sul ghiaccio continueranno a fare parte del gioco. Ma il patrimonio più importante, quello destinato a durare, è la rete costruita in questi anni. Una rete fatta di fiducia, visione, concretezza e appartenenza.
Ed è proprio da qui che i Mastini vogliono ripartire: dal desiderio di allargare ancora questa comunità, fare nuove cose insieme e continuare a dimostrare che, davvero, insieme si è una forza.
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