Mercato del lavoro sotto pressione: “Oltre 7mila posti scoperti nel trimestre”

Il primo Osservatorio del Centro Studi di Confartigianato fotografa un mercato del lavoro sempre più complesso, con migliaia di posizioni scoperte e un impatto economico rilevante per le piccole e medie imprese del territorio

economia industria

Il mercato del lavoro nelle piccole e medie imprese del Varesotto entra in una fase di tensione strutturale: nel primo trimestre 2026 oltre la metà delle posizioni risulta difficile da coprire e il costo del mancato incontro tra domanda e offerta può arrivare fino a 105 milioni di euro. È quanto emerge dal primo Osservatorio periodico del Centro Studi di Confartigianato Imprese Varese (QUI IL REPORT).

Oltre 7mila posizioni scoperte

Secondo i dati raccolti, su 15.120 entrate programmate dalle imprese, ben 7.772 rischiano di restare senza candidati. La difficoltà di reperimento si attesta al 51,4%, superando la soglia che indica una criticità strutturale del mercato del lavoro.

Il tasso di copertura reale si ferma all’87,1%: in sostanza, circa 13 assunzioni su 100 non si concretizzano. L’analisi non si limita alla provincia di Varese, ma guarda a un bacino più ampio che comprende anche Como, Monza-Brianza e il nord-ovest milanese.

Quattro settori sotto pressione

L’Osservatorio individua quattro aree con dinamiche differenti, ma segnala in particolare i comparti più in difficoltà. Tra questi: Ict e digitale; Metalmeccanica e Costruzioni.

In questi settori la difficoltà di reperimento supera il 55% e si accompagna a una crescita dei salari, segno di una competizione crescente per le competenze disponibili. L’Ict registra il dato più critico, con un 72,1% di difficoltà.

Situazione diversa per turismo e ristorazione, dove la difficoltà resta elevata ma senza un corrispondente aumento delle retribuzioni, mentre comparti come gomma-plastica, alimentare e logistica mostrano un equilibrio maggiore tra domanda e offerta.

Il peso economico del mismatch

Il mancato incontro tra domanda e offerta di lavoro ha anche un impatto economico significativo. Il Centro Studi stima un costo trimestrale compreso tra 42 e 105 milioni di euro, con uno scenario centrale attorno ai 70 milioni.

La stima si basa su una durata media delle posizioni vacanti tra 45 e 75 giorni e su un costo giornaliero per impresa compreso tra 120 e 180 euro.

Microimprese più esposte

Le microimprese, con meno di dieci addetti, risultano le più penalizzate: la difficoltà di reperimento sale al 54,2%, a fronte di un costo del lavoro più basso rispetto alle aziende più strutturate.

Nonostante ciò, cresce il numero di realtà che investono in welfare, formazione interna e flessibilità organizzativa per aumentare l’attrattività.

La posizione di Confartigianato

«Il dato che ci interessa di più è la tensione che si concentra sul cuore produttivo del territorio – spiega Paolo Rolandi, presidente di Confartigianato Imprese Varese -. Metalmeccanica e costruzioni sono settori in cui le nostre Pmi competono ogni giorno per le stesse competenze tecniche scarse».

Rolandi sottolinea come la risposta non possa essere solo salariale: «Servono politiche pubbliche coerenti: formazione mirata, rafforzamento degli ITS e attrazione di profili dal bacino allargato. L’obiettivo è inserire il costo del mismatch nelle valutazioni sulle politiche attive del lavoro».

L’Osservatorio sarà aggiornato periodicamente e messo a disposizione di istituzioni e sistema formativo, con l’obiettivo di offrire una base concreta per orientare interventi e investimenti sul lavoro.

(SCARICA QUI IL REPORT)

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Pubblicato il 13 Aprile 2026
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