Nel “distretto del benessere” all’ombra del Campo dei Fiori dove il 2% dei contribuenti ha il 15% del reddito
I comuni della collina varesina hanno una concentrazione di paperoni più che doppia rispetto alla media provinciale. Ma la ricchezza dei residenti, dicono i sindaci, non è la ricchezza del Comune. E il prezzo del mattone sta cambiando il volto sociale dei paesi
Lo si è chiamato in più modi negli anni. Riviera del Campo dei Fiori, collina dei laghi, distretto residenziale, e più di recente, dalla voce stessa dei suoi amministratori “distretto del benessere”. È la fascia di comuni che corre fra le pendici del Campo dei Fiori e il bacino del lago di Varese: Luvinate, Casciago, Barasso, Comerio e un po’ più in là Bodio Lomnago, Galliate Lombardo, Ranco. Tredicimila novecento abitanti in tutto, 10.548 contribuenti. E un’identità fiscale che nelle dichiarazioni 2024, appena pubblicate dal Ministero dell’Economia, esce con una nettezza che colpisce.
Sette dei primi sette posti della provincia per reddito medio dichiarato. Luvinate guida con 37.654 euro di reddito medio per contribuente, Galliate Lombardo segue a 37.585 (sessantanove euro di distacco, un fotofinish), poi Comerio (34.551), Ranco (34.518), Casciago (34.039), Bodio Lomnago (34.029), Barasso (33.672). Il reddito medio ponderato dell’intera area è di 34.746 euro: il 24% in più della media provinciale.
Ma il dato che racconta meglio la natura del distretto non è la media. È la concentrazione della parte alta della distribuzione. Dei 10.548 contribuenti dell’area, 237 dichiarano oltre 120 mila euro di reddito complessivo — il 2,33%, contro lo 0,97% della media provinciale.
E in quei comuni dove il dato è pubblicato, la densità sale ancora: a Galliate Lombardo i contribuenti oltre i 120 mila euro sono il 3,55% del totale, a Casciago il 3,35%, a Barasso il 3,20%, a Bodio Lomnago il 2,99%. Per Luvinate e Comerio il MEF non pubblica il numero esatto per ragioni di tutela statistica, ma per analogia con i comuni vicini si stima si trovino nella stessa forbice. I 237 paperoni dell’area producono da soli 51 milioni di euro di reddito complessivo, il 14,5% di tutto il reddito dichiarato nel distretto.
Casciago: “Una perla incastonata, ma servono standard alti per giustificare l’attrattività”
Una geografia che gli amministratori dei comuni interessati conoscono bene, e leggono con prudenza. Il sindaco di Casciago, Mirko Reto, parte dall’attrattività del territorio: «Casciago una “perla” incastonata tra il lago e il Campo dei Fiori. Il reddito elevato è correlato alla capacità del paese di attrarre famiglie e professionisti che cercano un’alta qualità della vita, servizi efficienti e una posizione strategica tra Varese e Gavirate. Casciago fa parte di un sistema territoriale coeso. La collaborazione con i comuni limitrofi come Luvinate, Barasso e Comerio crea una sorta di “distretto dell’eccellenza” che beneficia di politiche comuni e una visione condivisa del territorio». Un blocco coeso, dunque, che però alza l’asticella a chi amministra: «Certo, la ricchezza del comune deve tradursi in servizi. In quest’ottica, l’amministrazione sta puntando su progetti legati alla sostenibilità energetica (come il fotovoltaico sulle scuole), alla sicurezza tramite la videosorveglianza e al potenziamento del turismo lento e ciclabile (progetto Bike con Camera di Commercio). Il nostro approccio deve essere concreto, ricordando che queste classifiche fotografano la capacità reddituale dei residenti, ma impongono all’ente pubblico la responsabilità di mantenere standard qualitativi elevati per giustificare l’attrattività del borgo».
Comerio: “Comune ricco non vuol dire amministrazione ricca, lo Stato ci taglia i trasferimenti”

Il sindaco di Comerio, Michele Ballarini, conferma la lettura “di sistema” — e introduce il primo dei due paradossi che il tema porta con sé. «La posizione panoramica e la qualità dei servizi continuano ad attirare famiglie con una buona capacità di spesa. La presenza di molti professionisti e manager contribuisce a elevare la media reddituale, creando una comunità attiva e partecipe. Tuttavia, comune ricco non significa necessariamente amministrazione ricca. Proprio perché il reddito dei residenti è alto, lo Stato centrale tende a tagliare i trasferimenti verso il Comune, partendo dal presupposto che l’ente possa autofinanziarsi tramite le tasse locali». Una dinamica che si ribalta in modo controintuitivo: «Nonostante i redditi dichiarati dai cittadini siano elevati, l’amministrazione deve comunque fare i conti con un bilancio che richiede una gestione oculata per mantenere gli standard qualitativi promessi. L’obiettivo resta quello di trasformare questo potenziale economico in coesione sociale e infrastrutture moderne, evitando che il dato statistico diventi un motivo per abbassare la guardia sulle necessità delle fasce meno abbienti della popolazione».
Luvinate: “L’etichetta del paese dei ricchi inganna”

Sullo stesso registro, ma con un accento ulteriore sull’equità fiscale, il sindaco di Luvinate Alessandro Boriani, primo cittadino del comune con il reddito medio più alto della provincia. «L’etichetta di “paese dei ricchi” non deve trarre in inganno. Ricchezza dei cittadini non equivale a maggiore ricchezza del Comune. Nonostante i residenti abbiano redditi alti, il bilancio comunale deve fare i conti con i vincoli della finanza pubblica e con trasferimenti statali che spesso tengono conto proprio della capacità fiscale del territorio». E qui Boriani precisa il profilo di chi compone l’élite reddituale del paese: «La media è alzata da una forte presenza di industriali e liberi professionisti che hanno scelto Luvinate per la sua qualità residenziale e la vicinanza al Golf Club. Tuttavia, non si tratta di una comunità di soli “vip”, ma di famiglie che chiedono servizi di alto livello in linea con il loro tenore di vita». Anche a Luvinate, sotto il dato medio, vivono però persone che con i 37 mila euro pro capite della classifica non c’entrano nulla: «Nonostante la media dorata, esistono anche a Luvinate situazioni di difficoltà. I Servizi sociali hanno casi da seguire, a dimostrazione che il dato statistico non cancella le necessità dei cittadini meno abbienti, sui quali l’amministrazione resta vigile».
Barasso: “Trasformazione sociale del territorio, il mattone caccia chi non può”
Ma è dal sindaco di Barasso, Lorenzo Di Renzo Scolari, che arriva la lettura più sferzante. Una lettura che parte dai numeri ufficiali e ne ribalta la lucentezza: «La presenza di redditi importanti non si traduce automaticamente in maggiori risorse per il territorio. Al contrario, rileviamo un “impegno minore” da parte di alcune fasce della popolazione verso la cosa pubblica. Il dato in sé non influisce sulla gestione, influisce invece quello che c’è dietro: le difficoltà che un Comune affronta quando ampie fette di popolazione non fanno quello che dovrebbero dal punto di vista del contribuente. Il punto più critico riguarda la gestione dei tributi locali come TARI e IMU. Barasso sta affrontando problemi significativi legati all’elusione fiscale, e non da parte di chi versa in condizioni di povertà. Ogni anno l’amministrazione è costretta a “congelare” circa 150.000 euro nel fondo crediti di dubbia esigibilità per coprire le mancate entrate». Centocinquantamila euro, in un comune di 1.700 abitanti, sono una cifra rilevante: vale circa il 20% delle entrate proprie tributarie. «Per un piccolo ente, recuperare queste somme è complesso. Confidiamo nei nuovi accordi nazionali con società di recupero crediti che dovrebbero supportare i comuni in modo più incisivo rispetto all’Agenzia delle Entrate».
C’è poi un tema che Di Renzo Scolari pone con franchezza, e che attraversa l’intero distretto: la trasformazione sociale del territorio. «Barasso, insieme a Comerio, Casciago e Luvinate, è diventata una zona dove i costi del “mattone” sono diventati proibitivi per i redditi medio-bassi. Il territorio è caratterizzato da ville signorili, spesso abitate da persone anziane rimaste sole. Quando queste proprietà tornano sul mercato, attirano un flusso di nuovi residenti con alta capacità economica. Questa dinamica sta cambiando il volto sociale del paese, favorendo un ricambio di cui l’amministrazione si dice comunque contenta, pur sottolineando la difficoltà di accesso alla casa per chi non dispone di mezzi consistenti».
Una “ricchezza piena” dunque, quella della collina, che gli amministratori si trovano a maneggiare con un’eccezione importante: non è la loro.
Quanto guadagnano i varesotti: i dati comune per comune. Luvinate è il più ricco (al fotofinish)
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