Sanità, il monito di Cartabellotta a Varese: «Il diritto alla salute sta diventando un privilegio»
Sala Montanari sold out per l'incontro promosso da Acli e Cgil. Il presidente della Fondazione GIMBE invoca un "Patto di Paese" per fermare la fuga del personale e l'aumento delle liste d'attesa
«La tutela della salute, da diritto per tutti, sta diventando un privilegio per pochi». Non usa giri di parole Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione GIMBE, ospite ieri sera in Sala Montanari a Varese per il convegno “Quale futuro per il Servizio Sanitario Nazionale?”. Un incontro partecipatissimo, promosso da Acli provinciali e Cgil Varese, che ha messo a nudo le criticità di un sistema sempre più in bilico tra il sottofinanziamento pubblico e l’avanzata del privato.
I numeri dell’emergenza in Lombardia
Il dibattito è stato aperto dai rappresentanti dei sindacati e delle associazioni locali, che hanno scattato una fotografia nitida della situazione nel Varesotto e in regione:
Liste d’attesa: Giacomo Licata (Spi-Cgil) ha ricordato che nel 2025 sono ancora 77mila i cittadini lombardi in attesa di un ricovero, un dato che alimenta la frustrazione di chi non vede garantito il proprio diritto alla cura.
Diseguaglianze e rinuncia alle cure: Stefania Filetti (Segretaria Cgil) ha denunciato come il taglio delle risorse stia spaccando la società, mentre Filippo Cardaci (Acli) ha evidenziato il dramma dei “lavoratori poveri” che, non potendo permettersi la sanità privata, scelgono di non curarsi affatto.
Supporto ai cittadini: Per contrastare il fenomeno, Luciana Sanarico (Fap Acli) ha rilanciato l’attività degli sportelli “Sos Liste d’Attesa”, nati proprio per aiutare chi resta bloccato nei gangli della burocrazia sanitaria.

L’analisi di Cartabellotta: il “doppio binario”
Prendendo la parola, Cartabellotta ha ripercorso i 30 anni di attività di GIMBE, spiegando come il progressivo definanziamento abbia creato un “doppio binario”: chi ha disponibilità economica scavalca le attese rivolgendosi al privato, chi non ne ha resta indietro.
Il presidente di GIMBE ha poi puntato il dito sulla crisi del capitale umano: «Il personale sanitario spesso abbandona il pubblico per lavorare altrove. Non sono stati fatti investimenti seri su chi, ogni giorno, fa funzionare gli ospedali».
La proposta: un Patto di Paese
Come uscire da quello che appare come un vicolo cieco? Secondo Cartabellotta, l’unica via d’uscita non è tecnica, ma politica e sociale: serve un grande “Patto di Paese”.
«La salute deve tornare a essere una priorità nazionale, indipendentemente dalle posizioni ideologiche e dai colori dei governi», ha concluso il relatore, invocando un impegno corale che rimetta al centro la sanità pubblica come pilastro della democrazia.
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