Sanità pubblica, in 500 da Varese a Milano: «La salute non è un privilegio»
Grande partecipazione alla manifestazione regionale. CGIL e ACLI: «Cittadini rassegnati a liste d'attesa infinite, il sistema pubblico sta scivolando verso il privato»
Sono partiti in circa cinquecento dalla provincia di Varese per unirsi al coro di protesta che questo pomeriggio, sabato 11 aprile, ha riempito le strade di Milano. Sotto lo slogan “Scendiamo in piazza per il diritto alla salute”, una folta delegazione del territorio ha manifestato davanti a Palazzo Lombardia per denunciare la crisi del Servizio Sanitario Nazionale (SSN) e chiedere un cambio di rotta nelle politiche regionali.
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La mobilitazione, sostenuta con forza da CGIL e ACLI di Varese, ha messo al centro il binario parallelo della crisi: da una parte la rassegnazione dei pazienti davanti alle liste d’attesa, dall’altra l’esasperazione dei lavoratori del settore.
La voce dei cittadini: «O paghi, o aspetti, o rinunci»
A lanciare l’allarme sulla percezione del diritto alla salute è stato Filippo Cardaci, presidente delle ACLI provinciali, che ha riportato l’esperienza diretta degli sportelli di ascolto: «La salute viene ormai avvertita come un privilegio. C’è chi si vede fissare un esame urgente a ottobre 2026 e si dice persino “contento” perché inizialmente l’appuntamento era per il 2027. Questa rassegnazione è la prova che il sistema sta fallendo nel suo compito primario».
Un concetto ribadito da Giacomo Licata, segretario generale dello SPI CGIL Varese, che ha guardato ai numeri dei pensionati (230.000 nella sola provincia): «Siamo arrivati al punto che o paghi, o aspetti, o rinunci. In Italia sono già quattro milioni le persone che hanno smesso di curarsi perché non possono permetterselo o perché la prevenzione è resa impossibile dai tempi d’attesa».
Lavoratori in fuga e contratti poveri
Sul fronte del personale, il quadro tracciato dai sindacati è quello di un “impoverimento” costante. Davide Farano (FP CGIL) ha ricordato il mancato rinnovo del contratto del pubblico impiego: «Aumenti del 5% con un’inflazione al 15%. Il risultato è una rincorsa alle prestazioni aggiuntive che logora gli operatori. Non stupisce la fuga verso il privato o la libera professione». Esempio plastico quello citato da Licata: un infermiere che, lasciando l’ospedale di Varese per la partita IVA, lavora tre giorni a settimana guadagnando quanto prima faceva con i turni massacranti in corsia.
Il nodo politico: «Sanità non è solo economia»
Per la segretaria generale della CGIL di Varese, Stefania Filetti, il sistema lombardo sta spingendo progressivamente verso il disimpegno del pubblico. Una critica ripresa da Francesco Bazzana (Politiche Sociali CGIL), che ha commentato le recenti dichiarazioni regionali sulla razionalizzazione: «Se il sistema pubblico resta la Cenerentola dell’apparato mentre i fondi vanno altrove, il servizio funzionerà solo per chi ha disponibilità economica».
Il prossimo appuntamento: arriva Nino Cartabellotta
La mobilitazione non si ferma alla piazza di oggi. Il percorso di approfondimento proseguirà mercoledì 16 aprile a Varese.
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L’evento: Convegno “Quale futuro per il servizio sanitario nazionale?”
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Dove e quando: Sala Montanari (via dei Bersaglieri 1), ore 18:00.
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L’ospite: Interverrà Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione GIMBE, per analizzare con i numeri lo stato di salute della sanità pubblica e discutere le possibili soluzioni per salvarla.
Un appuntamento che, dopo la partecipazione di oggi a Milano, punta a mantenere alta l’attenzione su un tema che tocca da vicino la vita quotidiana di migliaia di cittadini varesini.
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