La storia di Luve, da Uboldo a 4mila dipendenti nel mondo: “Il futuro? Con Ai e cryptovalute è nei data center da raffreddare”

Fabio Liberali racconta l'azienda di famiglia: dai break formativi alla collaborazione con la cooperativa Alfa, fino ai mercati del futuro

Materia d'Impresa

LUVE nasce da un’avventura fortunata, e il nome, anche se a un primo sguardo non sembra, lo dice chiaramente: Lu-Ve è infatti la sigla per “Lucky Venture”.

Nel 1985 il padre di Fabio Liberali, dopo una carriera da direttore generale in Ariston Elettrodomestici, decide di non voler più fare il dipendente. Carica moglie e figli in macchina e va in giro a cercare un’azienda fallita da rilevare. La trova a Uboldo: si chiama Contardo, fondata nel 1928, con una storia importante, un laboratorio di ricerca e sviluppo di valore, ma portata al fallimento dalla malagestione di una società americana che l’aveva acquisita.

Per comprare il cinquantuno per cento dell’azienda il padre di Liberali mette sul piatto il trattamento di fine rapporto, i risparmi della famiglia e quelli di amici e parenti. Il resto, il quarantanove per cento, arriva da una delle prime operazioni di venture capital in Italia, con tre società che credono nel progetto.

«Doveva essere per forza un’azienda fortunata, sennò saremmo stati tutti rovinati», racconta Fabio Liberali, che all’epoca, in quanto primogenito, era stato scelto come cofondatore dell’impresa. Ora, in azienda i fratelli sono due.

Oggi LUVE è una multinazionale che fattura oltre seicento milioni di euro, con quattromila e cento dipendenti nel mondo, di cui milleduecento in Italia e quattrocentocinquanta a Uboldo, racconta Liberali nell’ultima puntata di Materia d’Impresa.

Ha stabilimenti produttivi in Repubblica Ceca, Polonia, Svezia, Finlandia, Russia, Cina, India e Stati Uniti. Produce macchine e componenti per lo scambio termico: insomma, tutto quello che serve per fare il freddo. Catena del freddo per frutta e verdura, dallo stoccaggio al trasporto fino ai banchi di esposizione. Raffreddamento dei processi industriali, dall’industria della plastica a quella mineraria. Sistemi di raffreddamento per la produzione di energia elettrica, dalle centrali tradizionali a quelle nucleari. E condizionamento d’aria per grandi edifici: le macchine LUVE sono installate all’università di Mosca, all’Eliseo di Parigi, in strutture di tutto il mondo. L’ultimo mercato, quello in grandissima espansione, è il condizionamento di precisione per i data center. «L’intelligenza artificiale scalda tanto – sintetizza Liberali – E ha dato un grande boost a tutto il settore».

La fiducia dei lavoratori conquistata con i fatti

Riconquistare la fiducia del territorio non è stato semplice. Quando la famiglia Liberali arriva a Uboldo nel 1985, i lavoratori della Contardo sono a casa, senza lavoro, infuriati. La reazione iniziale è di diffidenza: «Pensavano: “Sono arrivati degli altri che ci strizzano e poi ci prendono a calci nel sedere”». Conquistare la fiducia delle persone e del territorio ha richiesto tempo, ma una delle promesse fatte all’epoca viene mantenuta: LUVE non delocalizzerà mai la produzione da Uboldo per questioni economiche.

«Abbiamo un impegno morale con l’azienda, con le persone e col territorio», spiega Liberali.
A Uboldo oggi lavorano persone di quattordici o quindici nazionalità diverse, dai filippini all’est Europa, dall’area del Maghreb ai senegalesi. Quando l’azienda si rende conto che non tutti capiscono l’italiano a un livello sufficiente per comprendere le istruzioni di sicurezza, organizzano corsi di lingua all’interno dello stabilimento. Non solo italiano: anche diritto costituzionale e civile, per spiegare alle persone il contesto legale in cui operano, a leggere la busta paga, a conoscere i loro diritti. «Siamo una multinazionale anche a Uboldo», dice Liberali.

Da giornalista a capo della comunicazione della sua azienda: un percorso non scontato

Fabio Liberali, pur essendo uno dei fondatori della società, ha fatto un percorso particolare per arrivare in azienda. Laureatosi, aveva deciso di fare il giornalista. Ha cominciato con una rivista universitaria, poi la stampa locale, poi stampa specializzata che gli ha permesso di arrivare a fare consulenza internazionale per circa venticinque anni.

A un certo punto il padre lo chiama: «Abbiamo bisogno di un ufficio stampa, vuoi venire a lavorare da noi?». Ma non viene assunto in azienda: ne diventa solo collaboratore,  con un contratto cococo che dura dieci anni, la cui fiducia viene rinnovata di anno in anno e che gli impone di avere comunque altri clienti.

Viene assunto come dipendente solo nel 2015, dopo anni di contratti rinnovati annualmente in base a un programma di comunicazione che un comitato ristretto valutava a dicembre. Esattamente come succedeva con altre collaborazioni. «Mio padre ci ha insegnato che le aziende sono organismi viventi», spiega. «Se non si applicano questi principi, anche nei confronti dei figli e delle generazioni successive, le aziende rischiano di essere rovinate».

“La materia grigia è la nostra materia prima”

La filosofia aziendale è scritta chiara nella cartella stampa: “Le imprese sono prima di tutto donne, uomini e idee. La materia grigia è la nostra materia prima“. I principi sono quattro: «Umiltà, cervello, valori e passione – spiega –  Sono scritti sui muri dell’azienda e vengono rispiegati ciclicamente a tutti i dirigenti del gruppo, che a loro volta devono trasmetterli ai collaboratori».

Perchè: «Se le persone smettono di imparare, smettono di crescere e invecchiano. E anche le aziende, se smettono di imparare finiscono fuori dal mercato – dice Liberali – E questi principi vanno applicati quotidianamente».

I break formativi: una buona idea nata in LUVE e diventata standard nazionale

Uno dei progetti nati in azienda sono i break formativi, inventati a Uboldo insieme al dottor Antonio Gervasio, medico di fabbrica. Invece di portare trenta o quaranta persone in un’aula per due ore, con la soglia di attenzione che cala e la vergogna a fare domande, LUVE ha immaginato un sistema diverso: venti o trenta minuti, in reparto o su una specifica macchina, in gruppetti di sei o dieci persone al massimo, con un formatore che guarda tutti negli occhi e capisce se qualcuno non ha capito. Cicli ripetuti mensilmente per tutte le persone, anche gli impiegati, con un piccolo test finale.

Il sistema ha abbattuto sia il numero che la gravità degli incidenti. «Siccome abbiamo capito che funzionava, sarebbe stato stupido tenerlo solo per noi. Così abbiamo reso il metodo disponibile a tutti», racconta Liberali. I sindacati nazionali lo hanno richiesto e ora è nel contratto collettivo del settore metalmeccanico.

Lavorare per sconfiggere la malattia psichica

Antonio Gervasio, che da medico di fabbrica ha ideato i break formativi, è anche il fondatore della cooperativa sociale Alfa di Lomazzo, che usa il lavoro come terapia per le persone con disabilità psichica. LUVE lavora con la cooperativa da quasi venticinque anni: «su basi professionali, non pietistiche» tiene a precisare Liberali «Abbiamo un contratto, non facciamo beneficienza».

Circa trenta persone ogni giorno si occupano di pulizie degli uffici, pulizie industriali delle macchine, giardinaggio, raccolta differenziata, piccole operazioni di facchinaggio. Nel corso degli anni sono passate da LUVE circa centotrenta persone, di cui una decina sono state assunte perché guarite e in condizioni migliori.

Il fatturato moltiplicato per sessanta volte

La crescita dell’azienda è stata costante. «Il primo fatturato del 1986 era di circa 10 milioni di euro. Nel 2024 l’azienda ha chiuso con 605 milioni. Una moltiplicazione per sessanta volte».

Nel 2015 LUVE si è quotata in borsa e da allora il fatturato si è moltiplicato per tre. «Quando presentammo l’operazione alla stampa economica, alle banche, agli investitori, dichiarammo: non un centesimo andrà nelle tasche delle famiglie – ricorda Liberali – e tutto è stato reinvestito in ricerca, sviluppo, acquisizioni, nuovi talenti».

La crescita è avvenuta sia per linee interne, con stabilimenti creati ex novo in Polonia, Russia o Cina, sia attraverso acquisizioni di aziende che producevano componenti non presenti nella gamma LUVE o che avevano nicchie di mercato geografiche difficili da raggiungere.

Il futuro di Luve? nell’intelligenza artificiale e nelle criptovalute: tutti data center da raffreddare

Il futuro per LUVE passa soprattutto dai data center. L’intelligenza artificiale, l’internet delle cose, le criptovalute, i veicoli a guida autonoma richiedono data center sempre più potenti e performanti, che hanno bisogno di sistemi di raffreddamento: «LUVE ha raddoppiato lo stabilimento in Cina per servire il mercato cinese direttamente dal paese – spiega Liberali – E a maggio inaugura il nuovo stabilimento negli Stati Uniti, con una superficie produttiva triplicata, per servire il mercato americano dei data center che finora veniva rifornito dall’Europa. È un mercato che sta crescendo a livello mondiale in doppia cifra, in Cina anche del venti per cento in alcune aree. È il mercato del futuro».

Ma c’è anche il nucleare. Grazie a un’acquisizione, LUVE è entrata nella partita dei sistemi di raffreddamento d’emergenza per le centrali nucleari. La prima centrale nucleare di nuova generazione in costruzione in Inghilterra avrà sistemi LUVE: il contratto vale circa ventotto milioni di euro su tre anni.

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Il prossimo appuntamento con Materia d’Impresa è giovedì prossimo, 23 aprile, con Francesca Nava, di MC Prefabbricati di Cardano al Campo

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Pubblicato il 16 Aprile 2026
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