“Tassa salute per i frontalieri: la Lombardia rimane l’unica regione a insistere”

Il sindacalista della Cgil Augurusa chiede che si faccia un passo indietro su una norma entrata in vigore 27 mesi fa e mai applicata. Martedì 14 aprile sarà discussa la mozione presentata dai consiglieri PD

accordo frontalieri

Ventisette mesi. È questo il tempo trascorso dall’entrata in vigore della Finanziaria che introduce la “tassa salute” per i lavoratori frontalieri, senza che la stessa sia mai stata effettivamente applicata. Una situazione che Giuseppe Augurusa, responsabile nazionale frontalieri della CGIL, descrive con parole nette, senza lasciare spazio a interpretazioni: «quella che il legislatore chiama “contributo” è a tutti gli effetti una tassa, e come tale viola il diritto internazionale».

La posizione del sindacato è chiara da tempo

L’accordo italo-svizzero del 2020, diventato legge nel 2023, stabilisce che i lavoratori frontalieri cosiddetti “vecchi”, quelli già in regime transitorio, sono tassati esclusivamente nel paese in cui lavorano, cioè in Svizzera. Introdurre un prelievo aggiuntivo da parte italiana su redditi già tassati alla fonte, calcolato in modo generale e non parametrato ad alcun servizio individuale, equivale secondo la CGIL a una violazione diretta dell’accordo internazionale. Se applicata, la norma approderebbe inevitabilmente alla Corte Costituzionale.

A rendere il quadro ancora più preoccupante è la reazione della controparte svizzera.

Esponenti del Canton Ticino hanno già apertamente definito la tassa contraria all’intesa contro le doppie imposizioni, minacciando ritorsioni sui ristorni, i fondi che la Svizzera versa ai Comuni italiani di confine in virtù degli accordi fiscali. Una eventuale decurtazione di quei trasferimenti colpirebbe duramente i bilanci di circa quattrocento Comuni, mettendo a rischio l’erogazione di servizi essenziali per le comunità locali.

Il panorama regionale italiano presenta una frattura evidente

Piemonte, Valle d’Aosta e Alto Adige hanno sostanzialmente ignorato o rifiutato di applicare la norma. Regione Lombardia resta l’unica a insistere su un percorso che gli stessi alleati di governo sembrano non condividere in modo compatto, come dimostrano le dichiarazioni contraddittorie emerse nelle ultime settimane tra il presidente della Regione e alcuni consiglieri di maggioranza.

La settimana prossima il confronto si sposta in Consiglio regionale.

L’audizione dell’assessore lombardo competente è stata rinviata a data da destinarsi, ma i consiglieri del Partito Democratico Samuele Astuti e Angelo Orsenigo hanno depositato una mozione che sarà discussa martedì 14 aprile. Il testo impegna la Giunta su punti precisi: sollecitare il Governo al rispetto dell’accordo del 2020, chiedere l’abrogazione delle norme sulla tassa salute, non dare corso alla normativa nazionale e promuovere un confronto tra Italia e Svizzera per garantire la continuità del pagamento dei ristorni per tutto il periodo transitorio.

Per la CGIL quella mozione è la cartina di tornasole delle intenzioni politiche, così come già lo era stata la stessa discussione in Piemonte nei mesi scorsi. L’auspicio di Augurusa è che anche la Lombardia faccia un passo indietro, evitando quella che definisce “una lunga stagione di ulteriori grandi incertezze” per i lavoratori frontalieri e per i territori di confine. Il Governo federale di Berna, firmatario dell’intesa del 2020, non si è ancora espresso ufficialmente. La sua parola potrebbe essere decisiva.

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Pubblicato il 10 Aprile 2026
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