Trasparenze che ingannano: allo spazio “Incontri” a Gallarate la realtà si incrina
La mostra inaugurale per lo Studio incontri affronta il tema delle trasparenze. Ospiti tre astisti con video carichi di glitch, xilografie e una bifora
Una soglia sottile separa ciò che vediamo da ciò che crediamo di vedere. Non è un muro né uno specchio: è qualcosa di più ambiguo, che allo Studio InConTri si tende, si deforma e, a tratti, si lacera. Quando cede, non è affatto chiaro cosa resti dall’altra parte.
“Il Trasparente” è la mostra inaugurale dello spazio culturale a Gallarate e mette al centro proprio questa tensione. Non una semplice collettiva, ma un percorso in cui la visione si incrina: scivola su superfici opache, si disperde in interferenze digitali, si moltiplica in immagini solo apparentemente familiari. Qui la trasparenza non chiarisce, ma complica. Diventa una barriera.
Il progetto curatoriale di Damiano Grassi insiste su questa ambiguità: il trasparente come promessa di accesso che, in realtà, introduce distanza. Una pelle sottile separa lo sguardo dal mondo, ed è proprio su questa frattura che lavorano gli artisti in mostra.
La domanda resta sospesa: cosa si vede davvero quando il velo si strappa? Forse nulla di definitivo. Più probabilmente, la consapevolezza che la visione è, da sempre, un equilibrio instabile.
«La trasparenza è una forma d’essere che nega sé stessa, ma allontana dalla visione limpida del reale»: è questo l’invito che accompagna l’esposizione, aperta al pubblico dal 24 aprile al 9 maggio. Si potrà visitare da martedì a mercoledì e da venerdì a domenica, dalle 10 alle 13 e dalle 15 alle 19, in via Manzoni 14 a Gallarate.
In mostra tre percorsi distinti.
Anca Adina Bettega presenta due sculture, Dorotea e Armilla (2026), in fibra di vetro e alluminio. Le superfici appaiono solide ma trattengono una tensione interna, come se qualcosa premesse per emergere: la materia riflette, distorce, respinge.
Francesco D’Angelo espone la serie Paesaggi (2026), xilografie policrome in cui il colore non descrive ma altera. I contorni cedono, la scena si sfalda: più che rappresentare uno spazio, le opere lo mettono in crisi.
Con The Feeling of a Memory (2026), Isis Avila e Miguel De La Vega lavorano tra video e suono. La trasparenza diventa elettronica: glitch, frammenti, interferenze. L’immagine si rompe e si ricompone, mentre il suono amplifica una distanza simile a quella dei ricordi sfuggenti.
In questo contesto, Studio InConTri si propone come uno spazio di ricerca e relazione più che una galleria tradizionale: un luogo aperto al confronto, capace di accogliere pratiche diverse e sperimentali. Studio Incontri è infatti una realtà artist-run non profit ideata da Francesco D’Angelo e co-curata da Damiano Grassi, aperta alla collaborazione con nuovi artisti con l’obiettivo di ricreare relazioni.
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