Ucciso sotto casa, aveva 30 anni: tornava dalla festa della figlia
Si chiamava Enzo Ambrosino l'uomo aggredito nella notte a Induno Olona. Separato, padre di due bambini, faceva l'imbianchino e aveva appena trovato lavoro come panettiere a Como
Si chiamava Enzo Ambrosino e aveva 30 anni l’uomo ucciso nella notte tra venerdì e sabato a Induno Olona, in via Porro, strada centrale che attraversa il paese (nella foto qui sotto). Secondo le prime ricostruzioni, poco prima dell’una stava rientrando a casa dalla festa di compleanno della figlia quando è stato aggredito da un gruppo di persone giunte in auto.

L’agguato è avvenuta proprio sotto la sua abitazione, poco prima dell’1 di notte di sabato 11 aprile. Gli aggressori lo hanno colpito con spranghe, mazze e coltelli: le urla e il trambusto hanno fatto accorrere alcuni parenti che sono intervenuti per difenderlo e che sono rimasti feriti nella colluttazione. Ambrosino è stato colpito mortalmente al busto da una coltellata, si è accasciato ed è deceduto in ospedale. Ci sono altre tre persone ricoverate in condizioni diverse (due sono più gravi) negli ospedali di Varese, Como e Milano.
Ambrosino era separato e viveva da solo a Induno Olona. Aveva due figli piccoli, di 4 e 9 anni, che abitano con la madre. Faceva l’imbianchino e aveva appena trovato un nuovo lavoro come panettiere a Como, un’opportunità che sembrava aprirgli nuove prospettive.
I carabinieri di Varese stanno lavorando per chiarire i contorni di quello che appare a tutti gli effetti un agguato in piena regola. Gli investigatori stanno cercando di ricostruire i motivi dell’aggressione e di identificare gli autori.
Secondo la testimonianza di una vicina, sul posto c’erano quattro persone che sono poi fuggite a bordo di una macchina nera.
Roberto Mozzanica, consigliere delegato sicurezza del Comune di Induno Olona, ha dichiarato: “Stiamo collaborando in modo stretto con i carabinieri; ci siamo messi a completa disposizione. Contiamo sulle videocamere di sorveglianza che abbiamo colloocato in questa zona del paese”.
“Il sangue arrivava fino al portico”: la vicina racconta l’aggressione mortale
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