“Vogliamo vincere in modo sostenibile”: Luis Scola parla agli sponsor di Pallacanestro Varese
L'AD biancorosso si è rivolto alle imprese che legano il loro nome al club in occasione del matching annuale al palazzetto. Nessun riferimento al tema NBA Europe. L'importanza del vivaio e della visione a lungo termine
Non è solo una questione di canestri, ma di prospettiva. Luis Scola è intervenuto nel talk show che ha preceduto il matching tra le imprese sponsor di Pallacanestro Varese (una cinquantina quelle presenti) organizzato alla Itelyum Arena dalla società biancorossa e ha spiegato con chiarezza la rotta del club. Ribadendo come il modello attuale sia profondamente diverso da quello del passato e da molte realtà europee. La parola d’ordine è sostenibilità, legata a una visione a lungo termine che non si esaurisce con il risultato della domenica. Scola non ha invece toccato l’argomento di più stretta attualità, quello che riguarda le possibilità future di aderire a NBA Europe per cui non erano previste domande.
«Siamo dove pensavamo di essere in questo momento del progetto pluriennale che abbiamo intrapreso anni fa», ha esordito Scola, sottolineando come l’approccio della società sia focalizzato sull’innovazione e sullo sviluppo. L’AD biancorosso ha ammesso che progetti a breve termine possono talvolta portare a migliori risultati nell’immediato, ma spesso senza basi solide. Un approccio diverso da quello di Varese: «Noi puntiamo sulla domenica che verrà tra 3 o 4 anni. Chi non comprende questa linea temporale può avere una percezione sfalsata della realtà, ma noi crediamo che questa sia la strada giusta».
Un pilastro fondamentale di questa strategia è il settore giovanile: «Crediamo che i giovani siano uno degli asset più forti per una squadra in Italia e in Europa anche se è la cosa ancora più a lungo termine, perché quando prendi un 15enne, ci vogliono 6-7 anni per i primi canestri in Serie A, e solo per chi riesce ad arrivarci», ha spiegato Scola, citando esempi di eccellenza come il Baskonia e Trento, quest’ultima capace di raccogliere oggi i frutti di un lavoro iniziato anni fa (dai fratelli Niang ad Hassan ad altri giocatori).
Oggi il vivaio biancorosso conta circa 450 ragazzi, una foresteria e iniziative come la School Cup che aiutano a creare una «fan base fedele e forte» composta da giovani, famiglie e amici, che genera un valore permanente per il territorio e per il club.
Scola ha poi illustrato agli sponsor il concetto di “valore organico”, che passa anche attraverso il miglioramento della fan experience: la partita trasformata in un evento che vada oltre i 40′ di gioco, incentivando il pubblico ad arrivare prima e rimanere dopo il match: «Più spettatori al palazzetto e un’esperienza migliore portano a maggiori ricavi. I ricavi permettono di avere giocatori migliori, che portano vittorie, le quali a loro volta alimentano la fan base e il settore giovanile. È un circolo virtuoso che vogliamo consolidare».
L’obiettivo sportivo rimane quello di fare il massimo possibile ma è il “come” a fare la differenza. Scola ha ripetuto – come in passato – che il modello basato esclusivamente su grandi spese per i giocatori della prima squadra, non è sostenibile nel tempo e che comunque non sarebbe stato seguito dal club nemmeno se le risorse fossero superiori. «La nostra crescita è organica e forse più lenta di quanto qualcuno vorrebbe, ma è solida», ha concluso Scola, citando l’attuale posizione in zona playoff come prova che il sistema sta già portando i primi risultati concreti.
Un varesino socio di Pallacanestro Varese: Paolo Orrigoni ospite di “Luci a Masnago”
Insieme a Scola sono intervenuti nel talk show Emiliano Briante, che per Thea (Studio Ambrosetti) si occupa del progetto Osservatorio Valore Sport, Alessandro Fusco di Oltre Consulting e Marco Zamberletti, responsabile marketing di Pallacanestro Varese.
Briante in particolare ha mostrato una serie di studi effettuati da Thea legati all’indice di sportività in Italia con declinazioni in Lombardia e nel Varesotto ma anche quelli relativi alla sedentarietà e alle implicazioni che può avere in ambito economico e sociale. «In Italia lo sport vale l’1,5% del PIL e genera 32 miliardi di euro, un dato che è il doppio rispetto all’industria del mobile e di sei volte quella farmaceutica. Varese è un territorio dove la vocazione sportiva è virtuosa perché ha tante condizioni di vantaggio verso l’accesso alla pratica. C’è presenza organizzativa, patrimonio storico e culturale ma ci sono anche infrastrutture valide e popolazione con un livello reddituale importante».
L’intervento di Fusco ha messo in luce le peculiarità importanti di Pallacanestro Varese, «una società che ha storia e tradizione, un management importante, un’ampia fan base e una visione originale di respiro internazionale. Tutto questo crea credibilità e fiducia che rendono il messaggio della società molto più efficace. E poi a livello romantico Pallacanestro Varese è un’eccellenza in modo emotivo: generazioni diverse che vivono la stessa passione al palazzetto e le aziende coinvolte entrano a fare parte della storia del club».
Infine Marco Zamberletti ha elencato alcuni “numeri biancorossi”: dai 4.425 spettatori a partita agli incassi (Varese è terza in Serie A) fino alla percentuale di riempimento del palazzetto in occasione delle partite che si attesta all’87%, dato altissimo se si considera che in diverse occasioni ci sono restrizioni o spazi concessi ai tifosi ospiti che riempiono solo in piccola parte il loro settore. Il numero degli abbonati è di 2.659, +8% rispetto allo scorso anno, mentre secondo alcune indagini Varese vanta oltre 400mila tifosi in Italia.
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