A Villa Panza il pensiero si fa esperienza collettiva: “La cultura deve tornare a costruire comunità”
Nel dialogo tra Florinda Cambria e Nicola Davide Angerame una riflessione sul ruolo della cultura contemporanea: dalla crisi dei saperi tradizionali alla necessità di costruire nuovi spazi di comunità e partecipazione
A Villa Panza la filosofia è uscita dai confini accademici per trasformarsi in dialogo, esperienza condivisa e riflessione sul presente. Giovedì 7 maggio il nuovo appuntamento della rassegna “Voci di Varese. Villa Panza incontra…” ha visto protagonista la filosofa e saggista Florinda Cambria, in conversazione con il critico e attivista culturale Nicola Davide Angerame, in un incontro dedicato al rapporto tra pensiero, arti performative e dimensione comunitaria.
La serata, organizzata dal FAI nella cornice della Villa e Collezione Panza, è stata dedicata a Bambi Lazzati, ricordata come una delle voci più instancabili e appassionate della cultura varesina. Un omaggio che si è intrecciato con il senso stesso dell’iniziativa: fare della villa non solo un museo, ma uno spazio vivo di confronto e produzione culturale. Al centro del dialogo il ruolo della filosofia oggi e la necessità di superare una conoscenza frammentata in discipline separate. Cambria ha ripercorso le radici del pensiero occidentale, spiegando come la filosofia tradizionale si sia costruita intorno ai concetti di logica, linearità e stabilità, criteri che hanno fondato la scienza moderna ma che oggi mostrano anche i loro limiti di fronte alla complessità contemporanea.

«La grande filosofia – ha spiegato – torna sempre alla domanda fondamentale: cosa c’è davanti a noi, come funziona il mondo e come possiamo raccontarlo». Da qui la necessità di recuperare forme di sapere capaci di intrecciare filosofia, arti, scienze sociali e pratiche collettive. Uno dei temi più forti della conversazione è stato il teatro, indicato da Cambria non semplicemente come disciplina artistica ma come spazio originario di costruzione della comunità. «Il teatro non produce cose, produce azioni», ha detto la filosofa, ricordando come nella Grecia antica il teatro fosse il cuore della formazione civile e politica della collettività.
Secondo Cambria, il teatro conserva ancora oggi una funzione essenziale: mostrare “come si agisce”, trasmettere esperienze attraverso il corpo, il gesto e la partecipazione condivisa. «Non c’è civiltà umana che non abbia teatro», ha sottolineato, richiamando anche la tradizione indiana del Nāṭyaśāstra, il “Veda del teatro”, inteso come sintesi di tutti i saperi.
Nicola Davide Angerame ha insistito sul valore comunitario del pensiero e dell’arte, interrogandosi sul ruolo pubblico della filosofia in un’epoca dominata da comunicazione rapida e semplificazione. «Dove sono i filosofi?», ha chiesto provocatoriamente, parlando della necessità di costruire luoghi di confronto aperti e inclusivi, capaci di incidere concretamente nella società. Nel rispondere, Cambria ha raccontato l’esperienza di “Mechrí”, il laboratorio transdisciplinare da lei fondato a Milano nel 2015. Un progetto nato dall’incontro tra filosofi, artisti, biologi, teologi e operatori culturali che ogni settimana lavorano insieme per costruire nuovi linguaggi e nuove forme di pensiero condiviso. «La filosofia – ha spiegato – non coincide con le procedure accademiche. Fare filosofia significa costruire concetti che possano essere efficaci, capaci di rispondere ai bisogni e agli obiettivi condivisi». Una pratica che, secondo la filosofa, può tornare a essere strumento di comunità solo recuperando il dialogo tra saperi diversi e tornando all’esperienza concreta delle persone.
Nel corso dell’incontro si è parlato anche del rapporto tra arte ed etica. «L’arte è politica – ha affermato Cambria – non perché trasmette messaggi politici, ma perché aiuta a stabilire insieme quali sono gli scopi condivisi e le strategie per raggiungerli». Un’idea di cultura intesa come pratica capace di orientare il vivere collettivo, evocare possibilità e creare partecipazione. L’appuntamento si inserisce nella seconda edizione di “Voci di Varese”, il ciclo promosso dal FAI per riportare Villa Panza al centro della vita culturale cittadina, nel segno della visione di Giuseppe Panza di Biumo: fare di Varese un luogo aperto al dialogo tra esperienze, linguaggi e idee provenienti da mondi diversi.
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