Bar chiuso a Varese dopo la rissa, i titolari: “L’episodio è avvenuto fuori dal nostro locale, a serrande già abbassate”
La famiglia che gestisce l'attività colpita dal provvedimento di chiusura per un mese chiarisce la dinamica della rissa spiegando che il locale era già chiuso e il personale non è stato coinvolto
Trenta giorni di chiusura forzata per il bar situato nella zona delle stazioni a Varese, ma la proprietà non ci sta e chiarisce la propria posizione. Dopo il provvedimento della Questura, scattato in seguito a una violenta rissa culminata con un accoltellamento e il ferimento di una donna, i titolari dell’attività hanno deciso di rompere il silenzio per spiegare che «l’episodio è avvenuto quando le saracinesche erano già abbassate e che i protagonisti non avevano nulla a che fare con la loro clientela».
La ricostruzione della proprietà
Secondo quanto riferito dalla famiglia che gestisce il locale, la dinamica dei fatti sarebbe avvenuta in un contesto del tutto esterno alla gestione dell’esercizio. «Il fatto è avvenuto fuori dal locale – spiegano i proprietari – quando era già chiuso. Non erano clienti del locale, ma ragazzi che passavano di lì e se la sono presa con una donna che era all’esterno del bar». Una versione che sarebbe supportata anche da una testimonianza diretta: «Una ex collaboratrice ha visto tutta la scena – proseguono – confermando che il tutto è successo non solo fuori dal locale, ma addirittura più avanti sulla strada. E soprattutto che nessun dipendente è stato coinvolto nella rissa».
I precedenti e il tema della sicurezza
Il locale sottolinea di aver sempre cercato di mantenere un ambiente sicuro, scontrandosi spesso con situazioni di degrado urbano che colpiscono l’intera area delle stazioni. «Il locale sta cercando di tenere lontane le persone problematiche – sottolineano dalla gestione – anche perché abbiamo già avuto episodi spiacevoli di recente. Il mese scorso ad esempio abbiamo chiamato le forze dell’ordine dopo che ci hanno spaccato la vetrata con dei sampietrini solo perché abbiamo vietato loro l’ingresso». Un episodio che testimonia la difficoltà di operare in un quartiere complesso.
L’appello per un presidio pubblico
I proprietari puntano il dito sulla gestione dell’ordine pubblico nella zona, lamentando come i provvedimenti amministrativi finiscano per colpire le attività economiche anziché risolvere il problema alla radice. «Il problema di Varese è che queste persone, chiuso il nostro locale, vanno a creare problemi in un altro. E non è giusto che per fatti come questi ci devono rimettere i proprietari dei locali – l’amaro sfogo della famiglia – perché può succedere fuori da ogni bar di Varese. Serve un presidio pubblico delle forze dell’ordine».
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