“Dateci spazio per sbagliare e mettere le mani in pasta”. I giovani chiedono alle imprese fiducia e possibilità di crescita

Primo incontro del ciclo “Il valore del vicino” di Confartigianato Varese e Materia Impresa Lab: focus su giovani e piccola impresa, tra talento, relazioni e nuovi modi di vivere il lavoro

Giovani e territorio: l’attrattività della piccola impresa

«Le stesse industrie non riuscirebbero a esistere se non ci fosse una filiera di piccoli imprenditori». È partito da qui Paolo Rolandi, presidente di Confartigianato Imprese Varese, aprendo a Materia Spazio Libero di Castronno il primo appuntamento del ciclo “Il valore del vicino”, dedicato a “Giovani e territorio: l’attrattività della piccola impresa”.
Un incontro nato per interrogarsi sul rapporto tra nuove generazioni, lavoro e futuro delle PMI, dentro un contesto economico che cambia rapidamente ma che continua ad avere nel tessuto delle piccole imprese una delle sue colonne portanti.
Rolandi ha invitato il pubblico a superare stereotipi e semplificazioni: «Spesso e volentieri si dice che i giovani di oggi non hanno voglia», ha osservato, rilanciando però una domanda precisa: «Le nostre aziende sono adatte ad accogliere i giovani d’oggi?».
Il presidente ha insistito sulla necessità di costruire ambienti capaci di offrire «significato, crescita» e la possibilità di sviluppare ambizioni anche all’interno delle piccole imprese.

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METTERE LE MANI IN PASTA

Ad aprire il confronto sono stati Husnain e Matteo, studenti del corso IoT di ITS Incom. Husnain ha spiegato che oggi un giovane cerca «un posto dove crescere» e soprattutto un’azienda che permetta di esprimersi, senza essere confinati dentro procedure rigide. «Mettere le mani in pasta è quello che volevo fare», ha raccontato, sottolineando il valore di un ambiente disposto a scommettere sui ragazzi anche a costo di qualche errore. Per lui l’esperienza ITS è stata la possibilità di «mischiare teoria con la pratica», attraverso laboratori, stage e un approccio concreto alle tecnologie. Matteo ha invece confermato l’alto tasso di occupabilità degli ITS: «L’azienda che ho trovato l’ho trovata grazie all’ITS». Ha raccontato un percorso costruito sulla pratica e sulla capacità di affrontare problemi reali con metodo, grazie anche al contributo di professionisti provenienti dal mondo del lavoro. «Hai un problema? Va bene, tu hai i tuoi metodi per provare a risolverlo», ha spiegato, evidenziando come il valore principale della formazione tecnica sia «vedere le cose con un occhio diverso». Il dibattito si è poi spostato sul rapporto tra giovani e imprese.

NON DISUMANIZZARE IL LAVORO

Alberto Affetti, imprenditore di Affetti Pumps, ha respinto con decisione il luogo comune dei giovani “sfaticati”: «Il vero problema è che hanno bisogno di obiettivi». Secondo Affetti, oggi servono stimoli e responsabilità condivise. «Prima bisogna dare», ha detto rivolgendosi ai più giovani, richiamando il tema dell’umiltà e della crescita professionale. Ma allo stesso tempo ha insistito sulla necessità di riportare la persona al centro dell’impresa: «Quando si disumanizza il lavoro si va indietro».
Daniele Pierobon, seconda generazione alla guida di Alba srl, ha invece posto l’accento su un altro nodo: «Per attrarre giovani non basta pagarli di più». Per l’imprenditore il lavoro non può più essere l’unico centro della vita: «Fuori dalla realtà lavorativa abbiamo la vita, abbiamo qualcosa che ci siamo costruiti».
Un cambiamento culturale che obbliga le aziende a ripensare organizzazione, tempi e qualità delle relazioni. Pierobon ha anche evidenziato l’importanza della formazione pratica: «Non si può pensare di uscire dalla scuola senza sapere leggere una busta paga».

GLI SCHEMI DIFENSIVI

A dare una lettura più ampia del fenomeno è stato l’avvocato e scrittore Alessandro Falasca, autore di “Sfaticati”. «Quando parliamo di sfaticati stiamo semplicemente creando uno schema per difendere quello che abbiamo raggiunto noi», ha osservato. Per Falasca il problema nasce dal tentativo degli adulti di leggere il presente con categorie del passato. «Se chiedono a che ora si finisce non vuol dire che sono sfaticati», ha spiegato, ma che stanno cercando un equilibrio diverso tra lavoro e vita personale.

I GIOVANI CERCANO SPAZI PER CRESCERE

Nelle conclusioni Antonio Belloni, responsabile del Centro Studi di Confartigianato Imprese Varese, ha richiamato il tema della competitività territoriale e della perdita di densità imprenditoriale. Ha ricordato come il problema non sia solo salariale ma riguardi la capacità di trattenere competenze, giovani e professionalità. Belloni ha sottolineato il valore delle piccole imprese come luoghi di innovazione diffusa e sperimentazione, realtà dove spesso i giovani possono trovare più spazio per crescere, sbagliare e costruire il proprio percorso professionale.

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Pubblicato il 20 Maggio 2026
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