Ricercato negli Usa per l’omicidio della moglie arriva a Malpensa e chiede asilo: ora è in carcere
La fuga di Lee Gilley attraverso Stati Uniti e Canada dopo essersi disfàtto del braccialetto elettronico. L’uomo fermato grazie all’intuito e alla competenza degli operatori della Polaria
Un ingegnere informatico statunitense di 39 anni, ricercato negli Usa con l’accusa di aver ucciso la moglie incinta, è stato fermato in Italia dopo una fuga conclusasi all’aeroporto di Malpensa domenica scorsa.
La notizia è trapelata nella giornata di venerdì sui media americani – vedi Abc News nella notte italiana – e sui media nazionali. Protagonista della vicenda è Lee Mongerson Gilley (nella foto), cittadino texano ora detenuto a Torino mentre la magistratura italiana valuta la sua posizione e la richiesta di protezione internazionale presentat. Secondo la ricostruzione delle autorità americane, Gilley sarebbe riuscito a lasciare gli Stati Uniti nonostante fosse sottoposto a controllo tramite braccialetto elettronico.
Avrebbe infatti rimosso il dispositivo di sorveglianza, attraversato il Canada e da lì raggiunto l’Italia utilizzando documenti falsi. L’arrivo a Malpensa non sarebbe però passato inosservato. Anzi. L’uomo si è presentato con documenti falsi riscontrati grazie alla preparazione degli agenti della Polaria (Polizia di Frontiera) che l’hanno trattenuto; il cittadino Usa non ha fornito le proprie generalità false per presentare subito dopo una richiesta di asilo (in Texas, dove è prevista la pena di morte, l’uomo è chiamato a rispondere di duplice omicidio: oltre alla moglie, viene considerata vittima anche il feto che la donna portava in grembo). A quel punto gli agenti, riusciti nel frattempo a scoprire le vere generalità dell’uomo, hanno attivato la «cooperazione internazionale».
Nelle more della valutazione del provvedimento, poi ufficializzato presso la questura di Varese, l’americano è stato portato nel Centro di permanenza per il rimpatrio di Torino da dove a seguito dell’arrivo della nota di rintraccio dagli Usa è poi stato tradotto in carcere sempre del capoluogo piemontese – al “Lorusso e Cutugno” – dove resta detenuto in attesa delle decisioni dell’autorità giudiziaria italiana sul suo eventuale ritorno negli Stati Uniti.
Le pratiche per l’eventuale estradizione sono in capo alla corte d’Appello competente.
TAG ARTICOLO
La community di VareseNews
Loro ne fanno già parte
Ultimi commenti
Tommaso Guidotti su Sulla ciclabile di viale Belforte serve fare chiarezza
Fabio Rocchi su Sulla ciclabile di viale Belforte serve fare chiarezza
principe.rosso su Ragazzini spaccano con un martelletto il vetro di un autobus di Autolinee Varesine, l'azienda: "Siamo esasperati"
robertolonate su Cade da un'impalcatura in un cantiere a Tradate, operaio soccorso dai vigili del fuoco
SABY24 su I genitori di un bimbo sono sordi, a Cocquio Trevisago una classe impara la lingua dei segni per la recita di fine anno
Felice su Rissa con bastoni e sassaiola alla stazione di Garbagnate: danneggiato anche un treno










Accedi o registrati per commentare questo articolo.
L'email è richiesta ma non verrà mostrata ai visitatori. Il contenuto di questo commento esprime il pensiero dell'autore e non rappresenta la linea editoriale di VareseNews.it, che rimane autonoma e indipendente. I messaggi inclusi nei commenti non sono testi giornalistici, ma post inviati dai singoli lettori che possono essere automaticamente pubblicati senza filtro preventivo. I commenti che includano uno o più link a siti esterni verranno rimossi in automatico dal sistema.