A Varese Sanità di Frontiera senza ricettari: “I nostri pazienti li dovremo mandare in pronto soccorso”
Da oltre un anno e mezzo i medici volontari dell’associazione non ricevono nuovi ricettari e temono conseguenze per centinaia di assistiti fragili. Della questione si è parlato in consiglio regionale. La Sette Laghi studia una soluzione
Da un anno e mezzo chiedono di poter avere i ricettari per fare le ricette ai propri assistiti. La loro richiesta è arrivata anche in consiglio regionale. Lisa Noja (Italia Viva) ha sollecitato l’assessore regionale Bertolaso sull’operatività di un modello di assistenza territoriale nato a Varese nel 2009 e che, fino allo scorso anno, è sempre funzionato senza intoppi.
«I problemi sono cominciati con la riorganizzazione voluta dalla Riforma Maroni della sanità – spiega il medico Filippo Bianchetti fondatore, con Fiorella Gazzetta, dell’Associazione Sanità di Frontiera – quando, il nostro servizio è passato da Ats Insubria ad Asst Sette Laghi. La direzione dell’Agenzia di tutela della Salute ha intimato all’azienda ospedaliera di non fornirci più il ricettario in quanto non dipendenti e non convenzionati come specifica una normativa nazionale del 1987. Finché eravamo sotto la responsabilità di Ats è andato tutto bene, quando quell’ente è diventato controllore ha imposto il rispetto della legge».
I servizi della Sanità di frontiera sono stati spiegati dalla consigliera Noja: «È presidio fondamentale di medicina di base nel territorio varesino, per garantire assistenza sanitaria gratuita a persone in condizioni di grave marginalità, inclusi cittadini extracomunitari non in regola con il permesso di soggiorno e persone senza dimora. La popolazione assistita è composta prevalentemente da donne (circa 60%) e vede una significativa presenza di soggetti vulnerabili, inclusi minori non accompagnati e utenti ultraottantenni. L’attività è svolta esclusivamente da personale volontario (medici, infermieri, psicologi e volontari all’accoglienza ed all’accompagnamento). Nel solo 2025 sono state effettuate 492 visite per un totale di 169 utenti (di cui 101 nuovi accessi) e sono state diagnosticate 273 patologie, con una prevalenza di problematiche legate alla ginecologia (14,3%), all’ortopedia (12,1%) e alle malattie cardiovascolari (8,8%). Sono state gestite 163 richieste di codice STP, erogate 141 prescrizioni farmaceutiche e richieste 84 visite specialistiche e 71 esami strumentali».
Quell’attività ora potrebbe bloccarsi: « Stiamo centellinando i fogli dei ricettari che ci rimangono – commenta il dottor Bianchetti – quando li finiremo saremo costretti a inviare i nostri assistiti in Pronto soccorso dove potranno ottenere la ricetta. I problemi maggiori non sono tanto sulle patologie acute ma sulla cronicità: diabete, bronchite, malattie tumorali che hanno bisogno di ricette per proseguire la terapia».
La risposta dell’assessore al Welfare Guido Bertolaso all’interrogazione è stata: «Regione Lombardia è a conoscenza di queste criticità. Non è in discussione il servizio di assistenza sanitaria alle persone, ricordo che le Case di Comunità prestano assistenza anche ai cittadini stranieri senza permesso di soggiorno. Nel frattempo, Ats Insubria e ASST Sette Laghi stanno verificando una situazione giuridica idonea a risolvere questo stallo, al fine di garantire la continuità assistenziale».

La risposta pensata è quella di una manifestazione di interesse che la Sette Laghi presenterà nei prossimi giorni per individuare medici specialisti a cui affidare l’incarico e il ricettario: « Si specifica medico specialista – commenta Filippo Bianchetti – Io che ho sempre fatto il medico di base e non ho specializzazione sarò escluso. Dovrò far sempre riferimento a qualche collega perchè firmi le ricette. Direi che è un po’ umiliante. Io offro la mia assistenza gratuitamente dal 2009. Era stata una circolare dell’allora direttore Carlo Lucchina a legittimare il nostro lavoro purché fosse a titolo gratuito per il servizio regionale. Saremmo dovuti entrate nelle Case di Comunità ma, al momento, non è previsto. Secondo l’assessore regionale i nostri assistiti possono andare in quelle strutture: ma chi trovano?».
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