Carburanti, l’assessore di Cuasso al Monte in vacanza in Spagna: “Qui costa molto meno, perché da noi no?”
Il divario con l'Italia è reale, ma la spiegazione è quasi tutta fiscale e le promesse di tagli alle accise restano esclusivamente specchietti elettorali
Un cartello di un distributore spagnolo, fotografato durante le vacanze, e una domanda diretta: come mai lì il pieno costa così poco rispetto all’Italia? A scriverci è Maurizio Tortosa, assessore alla Cultura, Sport e Associazioni del Comune di Cuasso al Monte. Pubblichiamo la sua lettera e, a seguire, una risposta della redazione con i dati alla mano.
La lettera
Buona sera,
sono Maurizio Tortosa, assessore alla Cultura, Sport e Associazioni del Comune di Cuasso al Monte.
Mi trovo in vacanza in Spagna e la prima cosa che ho notato è il costo della benzina e del gasolio. Quindi si può fare? In Italia ci raccontano un mare di bugie? Questo governo parla tanto male del premier spagnolo, ma invece dovrebbe guardare ai risultati da lui ottenuti, e questa foto ne è la chiara dimostrazione.
Saluti,
Maurizio Tortosa
Il commento
Nella sostanza il lettore ha ragione: in Spagna alla pompa si paga davvero meno. La spiegazione, però, non è che “ci raccontano bugie” ma è quasi tutta fiscale.
Partiamo dalla foto. Il cartello è di un impianto Galp in Spagna e i prezzi esposti, diesel a 1,599 €/l e benzina a 1,498 €/l, appartengono alla linea premium “Hi energy”, cioè i carburanti più cari di quel listino. Resta comunque un singolo distributore: per un confronto corretto servono le medie nazionali. E anche su quelle il quadro non cambia. Al 4 maggio 2026, secondo le elaborazioni costruite sul Weekly Oil Bulletin europeo, la Spagna aveva la benzina a 1,528 €/l contro 1,789 dell’Italia e il gasolio a 1,735 €/l contro 2,046. Oggi in Italia, sulla rete ordinaria self service, la benzina viaggia intorno a 1,92 €/l e il gasolio a 1,98 €/l.
Da dove nasce questo divario? Il prezzo “industriale” del prodotto è simile in tutta Europa: a far divergere il prezzo finale sono soprattutto la tassazione, la logistica e le politiche ambientali. Sul fronte fiscale, Italia e Spagna sono lontanissime.
L’accisa italiana sulla benzina (0,728 €/l) è circa il 71% più alta di quella spagnola (0,424 €/l): l’Italia è seconda in Europa per accisa sulla benzina, dopo i Paesi Bassi, e terza per il gasolio, con livelli rispettivamente del 72% e del 58% sopra la media UE. A questo si aggiunge l’IVA, al 22% in Italia contro il 21% spagnolo.
In sintesi: l’Italia non è il Paese più caro tra i grandi mercati europei, ma nemmeno il più conveniente, e il confronto con la Spagna conferma che la struttura fiscale nazionale tiene il prezzo su un livello alto. Più che di informazioni nascoste, dunque, si tratta di una scelta di politica fiscale diversa tra i due Paesi.
Ci raccontano bugie? Semmai ce le raccontano quando, a ogni piè sospinto, si agitano radicali tagli delle accise a scopo puramente elettorale. La realtà è che, essendo ormai diventate un’entrata strutturale del bilancio dello Stato, un gettito di oltre 25 miliardi di euro l’anno, eliminare le accise significherebbe colpire con pesanti tagli altre voci di spesa. È questa la ragione per cui un loro abbattimento strutturale, al di là degli annunci, resta a oggi difficile da realizzare.
Una postilla, però, è doverosa. C’è una valutazione tutt’altro che banale dietro a questo dibattito. Per abbassare le accise occorre ridurre la spesa pubblica: e questo significa scuola, sanità, altri servizi al cittadino. Da un lato un taglio aiuterebbe a contenere il prezzo dei carburanti; dall’altro vorrebbe dire spostare risorse dai servizi pubblici verso l’incentivo a una mobilità che produce anche inquinamento. Abbassare le accise significa anche questo. È giusto saperlo.
La Redazione
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