Caso “Mensa dei poveri”, la Corte d’Appello di Milano: nessuna prova di corruzione per Lara Comi
Depositata la motivazione della sentenza del 15 gennaio: per i giudici “manca la prova oltre ogni ragionevole dubbio” di un accordo corruttivo. L’ex europarlamentare di Forza Italia assolta dall’accusa principale e condanna ridotta a un anno, pena sospesa, per truffa
“Gli elementi probatori esaminati, depurati dal contenuto delle chat e delle comunicazioni inutilizzabili, non consentono, in conclusione, di affermare al di là di ogni ragionevole dubbio che a monte del conferimento dell’incarico vi fosse un accordo corruttivo”.
È quanto si legge nelle motivazioni della sentenza depositata dalla Corte d’Appello di Milano relativa al procedimento che ha visto coinvolta l’ex europarlamentare di Forza Italia Lara Comi, nell’ambito del cosiddetto filone giudiziario “Mensa dei poveri”.
I giudici di secondo grado hanno assolto Comi dall’accusa di corruzione e da uno dei due episodi di presunta truffa, riducendo la pena a un anno, sospesa. In primo grado la condanna era stata pari a quattro anni e due mesi.
Nelle motivazioni la Corte sottolinea inoltre l’assenza di prova di retrocessioni di denaro e l’assenza di elementi che dimostrino un’adesione dell’ex eurodeputata alle richieste di Nino Caianiello o un suo intervento nei confronti degli altri soggetti coinvolti, tra cui l’avvocatessa Maria Teresa Bergamaschi e l’allora direttore generale di Afol Giuseppe Zingales.
Secondo i giudici, le chat agli atti sono state dichiarate inutilizzabili e il quadro probatorio non consente di configurare lo schema dell’accordo corruttivo ipotizzato dall’accusa. Per la Corte, il fatto contestato “è insussistente”.
La ricostruzione originaria della Procura ipotizzava un accordo triangolare tra i soggetti coinvolti per l’affidamento di consulenze e presunte retrocessioni di denaro a favore dell’allora coordinatore politico Nino Caianiello. Tesi non accolta dai giudici di secondo grado.
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