Dagli orfani della Grande Guerra ai progetti del futuro: il Villaggio Alpino della Valganna torna “vivo”

Il Politecnico di Milano sceglie l’ex colonia del Touring Club Italiano come laboratorio di idee per esplorare nuovi scenari di rigenerazione. Una settimana di lavoro per studenti e ricercatori su uno dei luoghi più affascinanti e insoliti del patrimonio lombardo, tra memoria, architettura e nuove funzioni possibili

Villaggio TCI Valganna

Il corso di Laurea Triennale in Design degli Interni della Scuola del Design del Politecnico di Milano promuove il workshop “Progettare l’Avanzo”. Dall’8 al 12 giugno 2026, il laboratorio vedrà studenti e studentesse impegnati in progetti volti alla rifunzionalizzazione e al riuso del Villaggio Alpino del Touring Club Italiano (TCI) di Valganna, attraverso strategie innovative di rigenerazione degli spazi e valorizzazione del patrimonio esistente. Il workshop sarà presentato il 6 giugno 2026 Villa Recalcati, Sala Convegni “Luigi Ambrosoli”, Varese alle ore 10:00
Interverranno:
Luciano Crespi, Professore Politecnico di Milano
Marco Magrini, Presidente Provincia di Varese
Andrea Civati, Assessore alla Rigenerazione Urbana Comune di Varese
Angelo Filippini, Sindaco Cugliate-Fabiasco
Silvestro Serra, Direttore Rivista Touring di TCI

La ricerca

Il villaggio alpino del Touring Club Italiano in Valganna rappresenta una realtà unica in Lombardia e forse in Europa. «Offrire ai bambini poveri, di preferenza figli di combattenti, un po’ di cura climatica di mezza montagna, quella che i medici ritengono più utile». È stata questa l’idea con cui nel 1919 il Touring Club Italiano decide di costruire una colonia montana. L’idea si realizza grazie a un ricco industriale varesino che offre parte dei terreni di un’intera montagna che possiede in Valganna, a poca distanza dal lago Maggiore e da Varese. Inizia così la storia del Villaggio Alpino TCI, colonia pensata per gli orfani della grande guerra e poi diventata aperta a tutti i bambini “di pianura”.

Una struttura all’inizio assai semplice, cui negli anni si aggiungono una colonia idroterapica, una scuola, una cappelletta e un piccolo ospedale. E che nel dopoguerra diventa luogo privilegiato per le colonie estive dei figli delle grande aziende del Nord, dalla Pirelli alla Lanerossi di Vicenza. Una storia che si interrompe nel 1986, quando i tempi cambiano e le vacanze diventano non l’eccezione ma la norma e dunque i bambini cominciano ad andare in villeggiatura con i genitori, senza più dover ricorrere alle colonie, men che meno montane.

Nel corso degli anni viene realizzata una dozzina di edifici di altissima qualità architettonica. Dalle “villette” sud, nord, Marco e Rosa De Marchi, allo stupendo padiglione Mario Pandini, dotato di un portico in stile neo rinascimentale, al padiglione con cucine, refettorio, forno e guardaroba, all’ex casa valdostana del custode, all’ex scuola Gerolamo Serina, all’ex padiglione idroterapico E. Moretti, all’ex ospedaletto L.V. Bertarelli, alla cappelletta, alla stalla, alla chiesa, al pollaio e al piccolo gioiello in legno usato come legnaia, ispirato ai rascard dei Walser. Un campionario di edifici realizzati perlopiù nel corso del ventennio fascista e che risentono del modo di costruire del periodo, oscillante tra richiami spesso discutibili alle radici della storia italiana ed esplorazioni razionaliste.

In questo caso gli edifici non presentano tratti celebrativi di altre opere nate per rappresentare la faccia truce del regime e, pur nella loro varietà di forme, restituiscono un’idea di villaggio di grande suggestione, anche per l’inserimento in un contesto paesaggistico straordinario.

L’uso di materiali come la pietra, il porfido (probabilmente proveniente dalle cave di Cuasso al Monte) ha garantito al villaggio di resistere all’incuria del tempo. La cessazione delle attività ha purtroppo alimentato fenomeni di vandalismo che hanno compromesso parte delle attrezzature degli ambienti interni senza intaccarne tuttavia la potenza e il carattere del tutto eccezionale.

La Lombardia vede la presenza di numerosi borghi abbandonati, quasi tutti di origine medievale, con l’eccezione del caso singolare e bizzarro di Consonno e dell’ex ospedale psichiatrico di Mombello. Abbandono dovuto all’invecchiamento della loro popolazione e alla perdita di attrattività di luoghi il cui valore storico architettonico non è tale da diventare competitivo con quelli di altre zone geografiche, per esempio del centro Italia. Sono considerati perlopiù paesi fantasma, da sottoporre alla curiosità morbosa degli amanti dell’urbex. Anche in Europa i borghi abbandonati sono prevalentemente di natura rurale, come in Spagna, e diventati tali a causa dello spopolamento.

Il villaggio del TCI in Valganna rappresenta dunque un caso del tutto originale e con straordinarie potenzialità di riuso.
Da qui l’avvio di un progetto di ricerca e di collaborazione didattica con il Politecnico di Milano e, al contempo, l’inserimento del complesso nel catalogo della Camera di Commercio di Varese partecipante al MIPIM 2026 di Cannes.
Responsabile dell’attività di ricerca: Luisa Collina, con Claudia Mastrantoni
L’attività di ricerca destinata ad individuare in questa fase esplorativa possibili scenari di rigenerazione del Villaggio è diretta dalla professoressa Luisa Collina, ordinario di Design al Politecnico di Milano.

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Roberta Bertolini
roberta.bertolini@varesenews.it

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Pubblicato il 03 Giugno 2026
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