Dal bisnonno in Umbria al pronipote ad Hong Kong: la GTS Grinding di Besozzo macina da quattro generazioni

Storia di una famiglia di imprenditori nata e cresciuta prima ancora dell'azienda di Besozzo che ora raggiunge quattro continenti

Materia d'Impresa

La macinazione è nel DNA della famiglia Tega da quattro generazioni. Il bisnonno macinava carbonato di calcio in Umbria e lo spediva a Rosignano Solvay per produrre bicarbonato di sodio. Il nonno si spostò a Besozzo, comprò una piccola cava, costruì un’azienda e la casa di famiglia una accanto all’altra. Il padre fondò nel 1994, insieme al fratello, la GTS Grinding, che realizza macchine che fanno macinazioni di minerali.

Ora Matteo Tega rappresenta la seconda generazione della GTS Grinding, ma è ormai la quarta di una famiglia specializzata in macinazioni di precisione. Un lavoro che non è arrivato per diritto di nascita, ma dopo una prima esperienza altrove. «Poi è arrivata la proposta di mio padre, e io ho ovviamente accettato – spiega Matteo – Ma sono entrato con le orecchie basse e in punta dei piedi nell’azienda di famiglia, mi sono messo anche a sistemare le cassettiere». Matteo ne ha parlato a Materia d’Impresa, la rubrica di VareseNews che racconta le aziende del territorio.

Ma cosa produce la GTS Grinding esattamente? Impianti di micronizzazione per la depurazione dei fumi di inceneritori, acciaierie, termovalorizzatori e impianti a biomasse, riducendo i materiali a una finezza inferiore allo zucchero a velo, nell’ordine dei venti o trenta micron. «Non paragoniamoli però ai classici macinini del caffè – dice Tega – Noi li chiamiamo micronizzatori».

Nel mondo esistono solo quattro aziende in grado di produrre questo tipo di impianti: oltre alla GTS due italiane e una tedesca. I mercati da loro raggiunti sono in tutta Europa – Francia, Germania, Spagna, Scandinavia, Belgio, Svizzera – ma anche in Sudafrica, Brasile, Canada, fino all’Asia: Corea, Giappone, Thailandia, Cina, Indonesia, Hong Kong.

Proprio a Hong Kong, su un’isola artificiale costruita nell’arcipelago, GTS ha completato nel 2025 uno dei progetti più complessi della sua storia: sei linee di depurazione per un termovalorizzatore a rifiuti urbani, un commessa da circa due milioni di euro partita nel 2018 e passata indenne al caos del Covid. Per installarlo ogni mattina, alle sette, prendeva il traghetto per raggiungere il cantiere: un’ora e mezza di navigazione.

L’azienda è piccola, dodici persone in tutto tra cui lui, suo fratello e un cugino: la seconda generazione al completo. Uno dei requisiti più cercati tra i lavoratori non è solo la competenza tecnica ma la capacità linguistica: «L’ho detto anche ai miei figli: l’inglese deve essere assolutamente la vostra seconda lingua – dice Tega – Io con l’inglese riesco ad arrivare dappertutto».

In azienda si parla però anche tedesco, francese, spagnolo, portoghese. Perché confrontarsi con tecnici e ingegneri di tutto il mondo non è semplice: «Penso innanzitutto agli ingegneri giapponesi o coreani: se in Europa si parla un po’ tutti la stessa lingua, dal punto di vista tecnico, e quindi non è cosi necessario spiegare,  davanti a un ingegnere giapponese o coreano è necessario non solo sapere le cose, ma saperle dimostrare. In Giappone ho trascorso una giornata intera ad essere letteralmente interrogato da una persona. Poi quella persona è sparita e non l’ho più vista: era come se avessi soddisfatto tutte le sue domande, e avesse esaurito il suo compito».

Sul futuro, Matteo guarda a India e Corea come mercati in espansione — e non nasconde che per il mercato del far east c’è anche una motivazione personale: pratica kendo da anni e negli ultimi cinque ha trovato nel continente asiatico la comunità più viva di quella disciplina, un’arte marziale nata proprio in quei paesi.

Internamente, GTS sta investendo in ricerca e sviluppo ma il sogno di  Matteo è, più che una tecnologia che migliori il prodotto, una tecnologia che lo renda più efficiente:. «Il lavoro non è tanto migliorare le prestazioni quanto renderli il più solidi ed efficienti possibile». La terza generazione? Chi lo sa: Matteo ha due figli ancora in età scolare, il fratello e il cugino per ora non ne hanno. «E’ presto per pensarci: ma non mi dispiacerebbe. A me è un lavoro che piace moltissimo».

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Pubblicato il 11 Giugno 2026
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