Droga e festini hard mentre è ai domiciliari, il giudice di Varese lo mette in carcere
Contestate sette violazioni in poco più di dieci giorni fra cui anche numerose “evasioni“ mentre l’uomo, un quarantenne, era sottoposto alla misura cautelare nella sua abitazione
Una «sistematica inosservanza delle regole». E l’«incapacità di rispettare la misura» dei domiciliari: in quanti hanno fatto il salto dalla finestra di casa ai «blindati» del carcere per non aver seguito le regole imposte dalla legge?
Ma questa volta siamo probabilmente vicini al record, tutto varesino: un uomo di 42 anni della provincia di Varese ha disatteso la legge per ben sette volte in poco più di una decina di giorni, dal 13 al 27 maggio scorso, comportamento che ha obbligato il giudice a inasprire la misura cautelare, appunto dagli arresti domiciliari alla custodia cautelare in carcere.
L’elenco è pesante, fitto e oltremodo vario.
Il 13 maggio una pattuglia dei carabinieri esegue un controllo domiciliare. L’uomo è in casa, certo, serafico, con 2,3 grammi di hascisc trovato sul tavolino dai militari: «Lei è uscito?». «No me l’hanno portato a casa, l’ho ordinato».
Il 15 maggio altro controllo: suonano alla porta, ma il detenuto in casa non c’è. Passano quattro giorni ed è lo stesso a presentarsi dai carabinieri per denunciare lo smarrimento di un documento (dunque: seconda evasione). Sempre il 19, l’allontanamento dal pronto soccorso dove era stato accompagnato, senza attendere il rientro presso il domicilio previsto dalla misura cautelare.
Il 20 altro controllo dell’Arma: in casa c’è una parente (l’uomo fra le prescrizioni non poteva vedere nessuno).
Il 24 ancora compagnia in casa, a dire il vero nel letto: un uomo contattato in un sito di incontri, che si è prestato alla visita.
E tre giorni dopo, ultimo ma non ultimo, il campanello è suonato nel cuore della notte: «Carabinieri». «Entrate». In casa però erano in tre: lui, un altro uomo e una donna (entrambi con precedenti di polizia).
Le annotazioni nel frattempo di affastellavano sul tavolo del Sostituto di turno che altro non ha potuto fare se non chiedere l’inasprimento della misura da arresti domiciliari al carcere. Motivo? «Costante inclinazione a violare la legge», inclinazione che ha spalancato al nostro le porte dei Miogni.
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