Ex Aermacchi, i pacifisti varesini contro l’intesa con Fondazione Leonardo: «No alla memoria della fabbrica d’armi»

Le associazioni riunite nel gruppo "Tenda per la Palestina e contro le armi" scrivono al sindaco Galimberti: «L'area sia destinata a una catarsi, escludendo le aziende armiere dal progetto»

Aermacchi marzo26

La riqualificazione dell’area ex Aermacchi a Varese è stata presentata in una serata enormemente partecipata lunedì 8 giugno. Un fitto cartello di associazioni, sigle sindacali e gruppi pacifisti della provincia ha infatti preso ufficialmente posizione contro la delibera dello scorso 23 dicembre 2025, con la quale la Giunta comunale ha approvato un protocollo d’intesa con la Fondazione Leonardo.

Nel mirino dei firmatari della lettera aperta inviata al sindaco Davide Galimberti e alla giunta c’è l’obiettivo, previsto dall’accordo, di promuovere la valorizzazione storica e la memoria tecnologica e industriale dell’ex impianto.
L’accusa delle associazioni: «Fondazione espressione dell’industria bellica»

Le realtà riunite sotto la sigla “Tenda per la Palestina e contro le armi” contestano la natura stessa della fondazione partner del Comune, nata nel 2018 e interamente finanziata da Leonardo SpA. Secondo i pacifisti, i campi di divulgazione dell’ente (che spaziano dall’intelligenza artificiale alla cybersecurity, fino alla robotica e allo spazio) configurano ambiti cosiddetti dual use, ovvero a potenziale e diretto impiego militare.

Lettera al Sindaco e alla Giunta comunale varesina

«Esprimiamo il nostro fermo dissenso alla stipula di questo protocollo – spiegano i rappresentanti del gruppo –. Riteniamo inaccettabile che la memoria storica di quell’area sia affidata a un ente emanazione di una holding che occupa i primi posti nel mercato globale delle armi e i cui sistemi d’arma sono impiegati in contesti di conflitto internazionale. Esaltare il passato tecnologico di una fabbrica che ha prodotto velivoli bellici rischia di trasformarsi in una legittimazione dell’industria degli armamenti».

La proposta alternativa: «Un polo per il disarmo e il servizio civile»

I pacifisti non si limitano alla critica, ma avanzano una proposta alternativa di riqualificazione che ribalti la destinazione originaria dei padiglioni di via Sanvito, invocando la necessità di un percorso culturale differente per il capoluogo.

«Chiediamo che la riqualificazione orienti l’area nel senso diametralmente opposto a quello della fabbrica di armi che fu, escludendo totalmente le aziende armiere dal finanziamento e dal progetto. Questo permetterebbe alla città di vivere una necessaria catarsi del suo passato, aprendosi a una visione del proprio futuro che la mantenga vicino agli oppressi e non dalla parte degli oppressori».

Nelle intenzioni dei firmatari, quegli stessi spazi dovrebbero essere messi a disposizione delle associazioni per affrontare temi legati alla smilitarizzazione, all’educazione alla pace, alla storia dell’obiezione di coscienza e alla nascita del servizio civile come forma di risoluzione non violenta dei conflitti, mostrando contemporaneamente gli effetti devastanti delle produzioni belliche sulle popolazioni civili.

I firmatari del documento

L’appello, destinato a riaprire il confronto politico a Palazzo Estense, vede l’adesione di numerose sigle del panorama associativo e politico varesino, tra cui:

Abbasso la guerra OdV
Caritas della Zona Pastorale di Varese
Comitato Varesino per la Palestina
Sanità di Frontiera e Collettivo da Varese a Gaza
Emergency (Gruppo di Varese)
Donne in Nero
Sindacato FLC CGIL di Varese
Partito della Rifondazione Comunica
Rete Antifascista Varesina e ANPI (Sezione di Induno Olona)
Associazione Un’Altra Storia e nAzione Umana

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Pubblicato il 09 Giugno 2026
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