Fiducia, cultura e innovazione. Così le imprese costruiscono il futuro
Presentato all’Università Liuc il volume "Gli imprenditori e il bene dell’impresa – Un legame indissolubile". Un confronto tra imprenditori, ricercatori e studiosi sul valore dell’impresa, tra innovazione, passaggi generazionali, welfare e legame con il territorio
Che cosa permette a un’impresa di durare nel tempo? È questa la domanda che attraversa il volume “Gli imprenditori e il bene dell’impresa – Un legame indissolubile” (Guerini Next), presentato alla Liuc di Castellanza nel corso di un incontro promosso dal Centro Civis, il Centro per la cultura, l’innovazione e i valori imprenditoriali per lo sviluppo.
Il libro raccoglie sedici storie di imprese familiari italiane e ne analizza percorsi, trasformazioni e strategie, mettendo al centro il ruolo dell’imprenditore e dei valori che guidano le scelte aziendali.
GLI IMPRENDITORI NON SI TIRANO MAI INDIETRO
Ad aprire i lavori è stato Federico Visconti, direttore di Civis, che ha sottolineato il legame tra il centro di ricerca e Isvi (Istituto per i Valori d’Impresa). Un rapporto costruito attorno a una comune tradizione accademica, alla convinzione che l’apprendimento sia un elemento essenziale della crescita e alla volontà di sviluppare collaborazioni capaci di generare nuova conoscenza. «Quanto a hic Rhodus, hic salta – sottolinea Visconti – gli imprenditori non si sono mai tirati indietro, né lo stanno facendo di questi tempi, in cui tergiversare non si può e stare fermi significa uscire dai giochi. Ma è indubbio che la responsabilità individuale risulti sempre più sollecitata e che la tentazione di gettare la spugna aleggi qua e là. Serve dunque una mobilitazione generale che crei i presupposti affinché gli imprenditori possano fare il loro mestiere. E farlo bene. L’impresa e l’agire imprenditoriale devono essere legittimati, protetti, curati con la massima attenzione. Modelli socio-economici alternativi? Personalmente non ne ho mai visti e non ne vedo. Spero di sbagliarmi».
MANTENERE LA CONTINUITÀ
La ricerca è stata illustrata dai ricercatori Mario Fontanella Pisa e Luca Antonelli, che hanno spiegato come il progetto sia nato dall’esigenza di comprendere quali fattori consentano alle aziende di mantenere continuità e capacità competitiva in contesti sempre più complessi.
L’attenzione si è concentrata su quindici imprese caratterizzate in larga parte da una storia familiare e da percorsi differenti per dimensioni e settore. Sono stati gli stessi imprenditori a raccontare la propria esperienza attraverso interviste approfondite, integrate dalla visita agli stabilimenti produttivi e dall’analisi di documenti aziendali, bilanci, siti internet e materiali pubblici.
I VALORI AZIENDALI
Dalla ricerca emergono alcuni elementi comuni. Il primo riguarda la forza dei valori aziendali, che non rappresentano soltanto un patrimonio identitario, ma orientano concretamente le scelte strategiche. Il secondo è la capacità di leggere il contesto e adattarsi ai cambiamenti, dalle trasformazioni dei mercati alle crisi geopolitiche. Centrale appare anche il tema dell’innovazione, interpretata in modo pragmatico attraverso sostenibilità, digitalizzazione e welfare.
Un altro risultato riguarda l’attenzione alle persone. Il welfare viene descritto come uno strumento in continua evoluzione, costruito ascoltando bisogni e aspettative dei collaboratori. Infine emerge il forte legame con il territorio, considerato una risorsa fondamentale per generare valore economico e sociale condiviso.

AZIENDA: MEZZO O FINE?
La tavola rotonda successiva, moderata dallo stesso Visconti, ha dato voce ad alcuni protagonisti del libro. Michele Tronconi, presidente e amministratore delegato di Gaspare Tronconi Industriale, ha definito l’impresa familiare come un fine oltre che un mezzo, richiamando il tema della continuità tra generazioni e della responsabilità verso il futuro dell’azienda. Luca Meana, presidente di Pusterla 1880, ha sottolineato come la crescita e le acquisizioni siano state una necessità per affrontare mercati sempre più globali e competitivi. Mattia Malvestiti, amministratore delegato di IMP, ha invece evidenziato l’importanza di coniugare competenze manageriali e sapere tecnico, evitando che le imprese perdano il patrimonio di conoscenze costruito nel tempo. Nel dibattito è emerso con forza anche il tema della cultura aziendale. Mario Paterlini, vicepresidente di Isvi e amministratore delegato del Gruppo Sapio, ha indicato nella fiducia il fondamento della leadership e della capacità di costruire organizzazioni durature. Una cultura condivisa, incarnata nei comportamenti quotidiani e non solo dichiarata, rappresenta, secondo Paterlini, la condizione necessaria perché una strategia possa trasformarsi in risultati concreti.
FARE BENE IL BENE DELL’IMPRESA
A chiudere l’incontro è stato Vittorio Coda, presidente onorario di Isvi e professore emerito dell’Università Bocconi. Nelle sue conclusioni ha richiamato il significato del “bene dell’impresa”, tema centrale del volume. Fare il bene dell’impresa, ha osservato, significa coniugare efficienza economica, innovazione e attenzione alle persone, evitando di trasformare il profitto da mezzo a fine.
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