Finalmente anche Al Stewart sfonda col suo anno del gatto
Ma come in altri casi si tratterà di una fama non troppo duratura
Un turista in un mercato orientale vede una misteriosa donna vestita di seta e la segue: passa con lei la notte ed il mattino dopo si accorge di avere perso l’autobus, ma decide di fermarsi a vivere lì.
Al Stewart aveva nel cassetto da una decina d’anni una canzone, che parlava però di un personaggio sconosciuto al di fuori del Regno Unito: sostituì il testo con questa cinematografica storia e fece senz’altro bene.
In un’intervista anni dopo disse di avere pensato che se quello non diventava una hit allora non era capace di scrivere hit: in effetti aveva già pubblicato ben sei dischi, tra i quali avevamo visto Modern Times. L’interesse si manifestò prima in USA che nella nativa UK, ed entrarono nella Top Ten sia Year of the cat che, due anni dopo, Time passages. L’Inghilterra stranamente fu meno entusiasta del nostro ma, come ho scritto tante volte, era un mercato molto meno lucroso per gli artisti.
Purtroppo la fama non durò, e sebbene vada ancora avanti a fare concerti e dischi – uno molto bello del 2000 dedicato al vino – è tornato ad essere un artista di nicchia.
Curiosità: l’astrologia a cui fa riferimento Al Stewart non è quella cinese – dove l’anno del gatto non esiste – ma quella vietnamita. Ed è corretto affermare che la canzone Year of the cat fu incisa nell’anno del gatto, che finiva a fine gennaio 1976.
La rubrica 50 anni fa la musica
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